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Vera bevve un caffè ma non riuscì a mangiare nulla. Le persone che aveva conosciuto nel breve periodo passato nella resistenza le augurarono buona fortuna, anche se molti di loro non sapevano dove stesse andando, ma Vera era come sorda. Riusciva ad ascoltare solo il rombo cupo che riempiva ogni fessura della sua mente. Amava molto Lucia e le faceva piacere che fosse lì a farle compagnia, così come era felice di sentire Telemaco di fianco a lei, ma non vedeva l'ora di essere sola coi suoi pensieri.

Dopo un tempo che le sembrò infinito la colazione terminò. Ci furono degli abbracci, qualche lacrima, alcune raccomandazioni. Gli addii erano sempre così incompiuti. Finalmente riuscì a superare la porta d'ingresso e si ritrovò in strada. Si voltò indietro a guardare Telemaco che annuiva, come per convincere se stesso che lasciarla andare fosse una buona idea. C'era Lucia con le lacrime agli occhi che teneva per mano Alexis e lui che cercava di consolarla con delle piccole pacche sulle spalle.

Vera fece un ultimo cenno di saluto, si aggiustò lo zaino sulle spalle e s'incamminò decisa verso la fermata dell'autobus.

Da Piazza della Repubblica salì sul primo autobus che passava, anche se non era quello giusto. Voleva solo allontanarsi, restare sola per prepararsi ad affrontare quello che sarebbe venuto dopo. Aveva l'indirizzo segnato su un pezzo di carta, con la bella grafia di Lara. Lo stava facendo veramente? Si stava gettando da sola tra le braccia del nemico, eppure non era spaventata. Le sembrava che fosse giusto. Mentre la città scorreva dal finestrino, la malinconia lasciava spazio a un'aspettativa eccitante che le provocò un violento sbalzo d'umore. Si sentiva felice, non propriamente serena ma in qualche modo ottimista. Decise di chiamare Talia e scoprire che fine avesse fatto. Le rispose al quinto squillo con una voce da oltretomba.

"Ciao Talia, sono io. Ti ho svegliata?"

Si sentì immediatamente in colpa, probabilmente Talia aveva fatto bagordi tutta la notte e alle otto del mattino dormiva ancora della grossa.

"Uhm, Vera? Ciao, come va?"

"Tutto bene, volevo sapere come te la passi dopo che, sai, c'è stato quel diverbio."

Vera scese dal tram e si accinse alla lunga attesa dell'autobus che l'avrebbe portata in collina.

"Per ora sto da un'amica dell'uni ma voglio trovare un appartamento mio, non è che hai in programma di prendere casa? Potremmo vivere insieme" disse Talia.

All'altro capo della cornetta, Vera la sentiva trafficare con la moka.

"Al momento no, ma mi farebbe molto piacere quando le cose si saranno un po' sistemate, magari potremmo stare tutte in casa di Lucia, è molto carina."

"La odio, quella."

"Ah, beh, ha un carattere un po' particolare ma ci si abitua" replicò Vera. Passò il suo autobus e ci si lanciò sopra.

"Non credo che mi ci potrei abituare, è una fascista reazionaria secondo me, come Telemaco."

"Non pensi di esagerare un tantino?"

"Te lo dico dopo che ho preso il caffè. Ci vediamo per pranzo al Carpe Diem?"

"Oh, oggi non posso ma mi faccio viva nei prossimi giorni, ok?"

"Ok" disse Talia sbadigliando.

"Ti saluto, abbi cura di te."

"Sì, tu fai la brava."

Vera riagganciò. Talia stava bene. Pensava che Lucia e Telemaco fossero reazionari. Aveva ragione? Certamente no. Eppure, forse, non aveva nemmeno del tutto torto.

Scese dall'autobus una fermata prima del dovuto. Aveva voglia di camminare, per avvicinarsi più lentamente alla meta, ed entrare nella parte. Cadeva un'acquerugiola lieve e gelata che inzuppava gli ultimi cumuli di neve. Aprì l'ombrellino e si avviò lungo il marciapiede pulito. In quella zona della città tutto era pulito e ben tenuto, a beneficio dei cittadini ricchi che potevano permettersi di viverci. Un bel cambiamento rispetto al quartiere di Porta Palazzo. I numeri civici si succedevano irregolari, sempre più radi man mano che aumentava la dimensione delle ville. Quando arrivò di fronte al 21 rimase a bocca aperta. Davanti a lei si stagliava una cancellata di ferro battuto che rivelava un giardino delle dimensioni di un parco nazionale. Era tutto enorme, il cancello, il viale, il parco e la villa che s'intravedeva in lontananza. Vera deglutì e suonò il campanello.

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