Vera seguì Lucia nella sua stanza. Avevano deciso di lavare i vestiti di Telemaco, ed era necessario procurargli un cambio, solo che Vera non aveva abiti da uomo nel suo guardaroba da fuorisede.
"Cosa stai facendo?" chiese.
Lucia si girò, con una smorfia di soddisfazione. "Sto cercando di salvare la situazione," rispose, la voce carica di un'ironia che Vera conosceva bene. "Hai presente la mia collezione di ricordi disastrosi?"
Vera alzò un sopracciglio, incerta su cosa volesse dire.
"Non ne sono sicura," ammise, mentre Lucia emergeva dall'armadio con un paio di pantaloni neri che sembravano appartenere a un'altra epoca.
"Che sono?"
Lucia li sventolò davanti a sé con un sorriso. "Appartenevano a un metallaro dal viso dolce. Non ricordo nemmeno come ci siamo lasciati, ma almeno aveva buon gusto nei vestiti."
La sua risata fu leggera, come se il tempo che aveva trascorso con lui fosse ormai un ricordo lontano, quasi affettuoso, ma privo di importanza.
Vera ridacchiò, divertita, ma non aggiunse altro. Lucia si chinò di nuovo nell'armadio e poco dopo sollevò una maglia a righe bianche e rosse, dalla quale emanava un odore di vecchio.
"Questa invece..." disse, agitando la maglia come se fosse un trofeo. "Non so di chi fosse. Forse un pirata. Ma è decente, no?"
Vera fece una smorfia, prendendo la maglia tra le mani. "Sembra la maglia di un clown."
Lucia la ignorò e si allungò di nuovo verso il fondo dell'armadio. Estrasse una maglietta sportiva oversize. "Ah, questa invece è un mistero. Regalo della nonna," disse, mostrandola a Vera come se fosse un indizio di una lunga saga familiare. "Suppongo sperasse che iniziassi a fare jogging."
Vera scoppiò a ridere, non trattenendosi. "E ci è riuscita, vedo."
"Mai. Ma guarda questi," disse, allungando la mano verso un paio di calzini di spugna enormi, ancora nuovi, che non aveva mai usato. "Mi li ha regalati per motivarmi, ma non sono mai riuscita a indossarli."
"Suppongo che dovranno andar bene" disse Vera, togliendo i calzini dalle mani dell'amica.
Si avviò in salotto reggendo il bottino di vecchi vestiti e Lucia la seguì.
Vera posò tutto sul divano e notò che Lucia depositava sul mucchietto anche un maglione di lana color verde militare. Chissà da quale parte della vita di Lucia poteva provenire. Decise di non chiedere, per il momento.
"Perfetto" commentò tra sé e sé.
Telemaco, che era riuscito a sollevarsi su un gomito, le osservata stupito con degli occhi grandi.
"Direi che è l'ora della doccia" disse Lucia.
"Doccia?" chiese lui.
"Sì tesoro, puzzi di melma di fiume" rispose Lucia, senza cedere di un millimetro. "C'è tutta l'acqua calda che vuoi."
"Mi chiamo Telemaco."
"Non te la prendere" intervenne Vera, "lei chiama tutti tesoro."
Lucia scacciò il ragazzo dal divano e si affrettò ad accendere un incenso.
"Forza cari, rendetevi presentabili che preparo la cena."
"Lucia, vivo qui da settembre e non hai mai cucinato" replicò Vera, che sembrava un po' preoccupata.
"Vorrà dire che ordinerò cinese."
Vera accompagnò Telemaco in bagno e gli diede un asciugamano pulito. Si trovava molto in imbarazzo, ma era anche sollevata dal fatto che l'ospite sembrava non stare troppo male. Notò di sfuggita che non aveva geloni ai piedi, nudi sul tappetino soffice della doccia, e mormorò un ringraziamento silenzioso. Non trovava niente di sensato da dire e il ragazzo restava muto.
"Ok, bene" disse.
Telemaco le sorrise. Aveva dei denti bianchi e perfetti.
"Allora io..." disse lui, accennando al box doccia.
Vera si sarebbe volentieri seppellita. Sentì di arrossire e si vergognò ancora di più.
"Certo" balbettò. "Ti aspetto in salotto" riuscì a dire prima di precipitarsi fuori dalla stanza.
Ovvio, un'altra figuraccia epocale, pensò sconsolata. Perché sono così impacciata?
Tornò mogia mogia in salotto, dove Lucia stringeva il telefono come se ne andasse della sua vita.
"Dai, rispondi, rispondi rispondi rispondi... Ciao nonna, sono Lucia!"
Vera sedette sul bracciolo del divano.
"Bene, più o meno, ma non importa. Sai la mia nuova coinquilina?"
Vera si fece attenta e guardò Lucia con aria interrogativa, ma la sua coinquilina era troppo concentrata e non la notò neanche.
"Sì, quella. Beh, il fatto è che ha lo specchio della Dea tatuato sul polso da quando aveva cinque anni, e ieri abbiamo trovato un ragazzo mezzo annegato proprio nel posto in cui doveva esserci la porta, e..."
Porta? Quale porta? Si chiese Vera.
"Dov'è cosa?" chiese Lucia.
Vera iniziò a mangiarsi le unghie. Nella voce della sua amica c'era un'urgenza che non aveva mai sentito nei mesi che avevano condiviso da coinquiline.
"In bagno, sta facendo la doccia, perché?"
Certo, realizzò Vera. Lucia stava parlando con sua nonna del loro ospite, Telemaco.
"Va bene" acconsentì Lucia, "ma perché?"
Una pausa lunga, si vede che la nonna aveva una spiegazione importante da dare.
"Va bene, nonna, a presto."
Quando riagganciò, Lucia sembrava più nervosa di prima.
"Cosa ti ha detto?" chiese Vera.
Lucia sussultò, come se non si fosse accorta della sua presenza.
"Niente" rispose. "Ha detto solo che è meglio non dire a nessuno che Telemaco si trova qui."
Vera annuì. Anche lei aveva avuto lo stesso presentimento, ma non era riuscita a capirne la ragione. Avvertiva solo la presenza di un pericolo incombente, e la necessità che Telemaco rimanesse nascosto e al sicuro.
🔮 Parte autrice 🔮
Grazie mille per aver letto questo capitolo! 😈💀
Spero che vi stiate divertendo a seguire le avventure (e le figuracce) di Vera e Lucia, anche se la situazione con Telemaco sta diventando inquietante. 🤔✨
Come sempre, grazie per i vostri commenti, i voti e i consigli preziosi! ❤️ Ogni vostro feedback è una fonte di ispirazione. Non vedo l'ora di farvi scoprire cosa accadrà dopo... 🌑🔮
A presto! 🖤
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Ibrido
Fantasy🌕 Non esistono più il Mondo Umano e il Mondo Specchio: esiste solo l'Ibrido 🌑 Due ragazze, un rituale, una profezia. Cosa può andare storto nella vita di Vera, che si è appena trasferita a Torino per iniziare l'università? La città è magica, si sa...
