Si sentiva stanca. L'aria era dolce e Lara avrebbe voluto giacere distesa sull'erba e dormire ma non ci riusciva. Talia, la nuova amica di Vera, era tremendamente chiassosa. Era una di quelle persone che amavano suscitare invidia ostentando una spontaneità genuina. Dopo due giorni, Lara era esasperata. Se ne rendeva conto, questa Talia?
"Rendersi conto di che cosa, amica mia?" chiese il suo doppio.
"Beh, di essere così!"
Quando aveva visto le fate, Talia non aveva mostrato il minimo stupore, neanche il minimo ribrezzo, non un filo di paura. Con una vocetta che nella memoria di Lara suonava affettata, ma che nella realtà era stata di una dolcezza disarmante, aveva iniziato a chiacchierare con Dolore come avrebbe fatto con un bambino, senza pensare al fatto che con un piccolo morso poteva mandarla all'altro mondo.
Talia si era sistemata nella stanza di Vera. Lara stava già accorrendo, pronta a dare disposizioni perché venisse portato un altro letto, che lei si era già accomodata sul tappeto come niente fosse, sul volto un'aria goduta.
"Benissimo" aveva commentato Lara osservando la scena. "Se non vi dispiace farò portare un altro letto in ogni caso, chissà che non vi venga la voglia di dormirci sopra" ed era fuggita sulla sua poltrona rossa in cucina.
La cosa peggiore era che Vera sembrava molto legata a questa ragazza, perciò aveva smesso di dedicare a lei tutto il suo tempo. Come se non bastasse, doveva sopportare gli sguardi carichi di commiserazione di Marta.
Non glielo diceva mai, ma Lara sapeva cosa pensava. Povera piccola Lara, pensava la sua maestra, di nascosto, chiusa nella sua testa. Aveva trovato un'amica ma ora ha perso tutto. È stata così ingenua. Vera non le ha mai voluto bene, solo io gliene voglio.
Ma Lara non voleva che Marta le facesse da mamma. Da quando la sua genitrice l'aveva rinchiusa in un manicomio, a dire il vero, aveva smesso di associare al concetto di mamma un qualsivoglia sentimento d'affetto. In ogni caso non voleva che Marta le stesse sempre appiccicata. Voleva indietro la sua amica Vera, tutta per sé, ma non sapeva come fare. Doveva cacciare la nuova arrivata? Doveva esserle amica? Le sembrava che smettessero di parlare non appena lei si avvicinava e che bisbigliassero tra loro quando voltava le spalle. Si sentiva un'estranea in casa sua.
La notizia che la Resistenza avesse catturato un suo emissario la colpì come un fulmine. Finalmente poteva concentrarsi su qualcosa che non fosse la gelosia. "Dev'essere perché ho poca esperienza del mondo, non è vero? Altrimenti saprei come reagire."
Aveva riunito la corte al gran completo e cercava di concentrarsi su quello che le dicevano i suoi consiglieri, ma pensava solo a Vera. Si chiedeva se fosse con Talia in quel momento, cosa stessero facendo, cosa stessero dicendo e pensando. La biasimavano, forse, o prendevano in giro la sua inettitudine? Non è colpa mia! avrebbe voluto giustificarsi. Mia madre mi ha tradita e mio zio, che credevo il mio salvatore, mi ha solo usata! Era un'umiliazione tale, quella richiesta di pietà, che per riuscire a formularla anche solo nel pensiero doveva storcere tutto il viso in una smorfia tremenda. Si accorse che Marta la guardava preoccupata e si costrinse a stirare i lineamenti e non pensare. Le voci dei suoi dignitari giungevano ovattate alle sue orecchie, la sua mente era distante e in risposta alla tensione si stava facendo sonnolenta. Il suo doppio si agitava furioso nella mente e la luce della sala divenne fastidiosa. Lara si sentì improvvisamente vuota, svuotata, un ronzio assordante le riempì le orecchie. Tentò di alzarsi ma non ci riuscì. Una fitta al petto, come un artiglio invisibile, la fece piegare su se stessa.
"Dolore" riuscì a dire, "piccolo Dolore" chiamò. La fata mosca accorse a rannicchiarsi nell'incavo dei suoi seni e Lara chiuse gli occhi. Marta gridò qualcosa, le fate mosche si dispersero in uno sciame impazzito e Lara scivolò nel buio.
*
Si svegliò nel suo letto, la mente pastosa come un campo arato dopo un temporale. La sua pelle avvertì la morbidezza delle lenzuola, gli occhi riconobbero la luce di primavera che filtrava dalle tende. Respirò a fondo il profumo di pulito e cera e incenso. Fece un risolino incerto. Si guardò le mani, si toccò il viso. Il suo doppio taceva.
Ripensò ai lupi, a Vera, a Talia. Non era forse amata? Non era forse...
"Forse" bisbigliò. Si portò una mano alle labbra, un po' sorpresa, come sempre quando i pensieri sgusciavano fuori dalla sua testa. Che cos'altro era la felicità, se non quella?
Si alzò, con i piedi nudi sul pavimento freddo. Quando scese in cucina per la colazione trovò Marta già perfettamente sveglia che chiacchierava con Margherita.
"Buongiorno, piccola Lara, stai meglio? Hai fatto una bella dormita?"
Lara sorrise. "Non sono piccola, ma sì, sto meglio. Tu?"
"Oh, noi vecchi non dormiamo mai molto, né bene, ma posso affrontare la giornata" rispose la sua maestra. "Il medico ti ha visitata mentre dormivi. Hai avuto un attacco, come da piccola, ma non ci sono state conseguenze" disse strizzando gli occhi in un sorriso. "E Margherita sta preparando delle frittelle squisite, quindi ti consiglio di assaggiarle prima di guardare cosa sta accadendo fuori."
La cuoca emise un risolino compiaciuto.
"Perché?" chiese Lara, stupita. "Cosa succede fuori?"
Marta si fece seria e le posò le mani sulle spalle. "Dopo l'eclissi che hai provocato si è aperto un varco, e ora le tue creature ti cercano."
"Oh." Lara prese una frittella e la sbocconcellò. "Vieni con me?"
In principio non si accorse della differenza, ma dopo un attimo notò che la vegetazione ribolliva di una vita nuova, scorgeva tanti piccoli movimenti e il luccicare di corazze cangianti. Tra le foglie era tutto un frullare d'ali e sul terreno soffice comparivano orme mai viste. Si voltò a cercare la conferma di Marta, che annuì incoraggiante. Mosse i primi passi nel giardino e si sentì debole, spinse la mano a cercare l'appoggio della sua maestra che la condusse verso la radura.
A poca distanza da loro uscì dalla vegetazione un animale che poteva assomigliare a un cane come a una tigre, aveva il pelo lungo sui fianchi e cortissimo sul dorso, striato d'oro e d'azzurro. Lara rimase inchiodata a fissarlo e questo si volse nella sua direzione mostrando due zanne imponenti che uscivano dal muso affilato. Quando le vide, la creatura rivolse il muso al cielo chiaro dell'alba e iniziò a ruggire. Lara tremava. Alzò lo sguardo ad abbracciare la radura e vide che pullulava di creature divise in branchi. Non avrebbe saputo contarle.
Dal fondo della radura veniva loro incontro Deye-Dar, più alto della maggior parte dei nuovi venuti ma finalmente circondato da creature che gli somigliavano. In pochi agili balzi le fu accanto. "Salve, Madre del Mondo" la salutò.
"Salute a te, Deye-Dar" disse Lara con voce flebile.
"In molti sono giunti dal Mondo Specchio. Il Branco li sta organizzando, presto avranno tutti una tana in cui riposarsi ma sappiamo che altri stanno arrivando" disse con un sorriso che mostrava denti bianchissimi e affilati. "Sono pronti a combattere per te, sanno che tu sei l'unica che può offrire loro dimora e protezione" aggiunse.
"Perché?" Lara si sentì mancare e il grande lupo grigio la sostenne.
"Perché il tuo destino è legato al loro, piccola Lara" disse Marta. "Perché sei la Madre del loro mondo".
🕯️👑 Nota dell'autrice 👑🕯️
Lara è ufficialmente sopraffatta: da Talia, da Vera, dai suoi stessi poteri... e adesso anche da una radura invasa di creature magiche. 😵💫🌿
Vi aspettavate che le creature del Mondo Specchio si presentassero così, a sorpresa? Voi come reagireste se aprendo la porta di casa... trovaste un branco di tigri azzurre con zanne scintillanti pronte a ruggire il vostro nome? 🐅✨
STAI LEGGENDO
Ibrido
Fantasy🌕 Due ragazze, un rituale, una profezia. Cosa può andare storto nella vita di Vera, che si è appena trasferita a Torino per iniziare l'università? La città è magica, si sa, ma fino a che punto? ✨ Vera pensava che trasferirsi a Torino per l'universi...
