Si pettinava i capelli corvini, persa nei ricordi. Riflessa nello specchio vedeva l'immagine ormai familiare del suo viso dagli occhi chiari e provava, a volte, una fitta di nostalgia. No, prima di compiere il rito non si era del tutto resa conto delle conseguenze.
"Anch'io provo nostalgia, sai? Mi manca tanto sentire il sangue caldo nella bocca, che scivola sulle labbra e cola a terra. Mi manca tanto, amica mia."
"Sapevi a cosa rinunciavi quando hai cambiato il tuo corpo per il mio."
"Ma non potevo fare altrimenti, perché ti amo così tanto. Ti ho affidato Dolore, non è vero, quando eri triste e sola?"
Lara ebbe paura. Tutto attorno a lei le fate mosche si destavano e frinivano.
"Non ho intenzione di adempiere alle tue richieste, lasciami sola nella mia mente, ora, devo pensare."
"Ma ti ho chiesto così poco."
Bastò un attimo perché i denti scattassero aguzzi. Un dolore sordo e la sensazione calda come di ferro fuso. Contro la sua volontà aprì la bocca e lasciò che il sangue colasse fuori, guardando allo specchio la propria espressione estatica e inorridita allo stesso tempo.
Non appena riuscì a riprendere il pieno controllo delle sue membra si alzò scompostamente per cercare un fazzoletto. Doveva pulirsi e cambiarsi il vestito. Le fate le volavano attorno smaniose, implorandola di lasciarle bere dalle sue labbra. Lara le scacciava con gesti rabbiosi.
Vera si trovava in una stanza vicino alla sua e non avrebbe dovuto vederla in quello stato, per nessuna ragione. Che cosa avrebbe pensato? Forse, dolce com'era, si sarebbe offerta di medicarla. Ma non era il caso di metterla alla prova. Si precipitò in bagno togliendosi la camicia lorda di sangue e si gettò sotto la doccia. Le fate, spaventate dall'acqua, tornarono a posarsi sui quadri e nascondersi tra i libri, in attesa.
"Ti chiedo scusa, amica mia, non volevo spaventarti."
"Sai che ti dico?" sbottò Lara. "Che è troppo facile fare quello che vuoi e poi chiedere scusa. La prossima volta pensaci prima. E ora sparisci, ho da fare."
Si rendeva conto che quel suo atteggiamento di sfida era dovuto al terrore e sapeva anche che il suo doppio ne era a conoscenza quanto lei. Eppure che cosa avrebbe potuto fare?
Si cambiò in fretta e uscì in corridoio, camminando circospetta fino alla porta della sua nuova ospite. Poi bussò con foga.
"Vera? Vera ci sei?"
La ragazza le aprì dopo qualche minuto, stropicciandosi gli occhi.
"Ma che ore sono?"
"Le cinque del mattino, dormigliona!"
"Che cosa? È buio, ho sonno."
Lara sbuffò. "Sì, lo so, ma dobbiamo fare dei piani con Marta. Vieni o no?"
"Ok, mi vesto" borbottò Vera.
"Poi ti porto a vedere i lupi" disse Lara per infonderle un po' di entusiasmo.
"Wow" rispose Vera, il tono piatto come un lago senza vento. Evidentemente non era una persona mattiniera.
Quando scesero, dalle cucine veniva già un buon odore di pane e brioches appena sfornate. Sembrava che il resto della Corte fosse ancora immerso nel sonno, perché gli unici rumori erano quelli delle teglie e delle pentole.
"Ho una fame terribile" disse Vera con lo stomaco che brontolava.
Mangiarono pane caldo con burro e marmellata e bevvero caffè espresso.
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Ibrido
Fantasía🌕 Due ragazze, un rituale, una profezia. Cosa può andare storto nella vita di Vera, che si è appena trasferita a Torino per iniziare l'università? La città è magica, si sa, ma fino a che punto? ✨ Vera pensava che trasferirsi a Torino per l'universi...
