La sveglia suonò troppo presto, strappando Vera a un'avventura epica in cui era sul punto di salvare un cucciolo di drago braccato dall'inquisizione. Si stiracchiò, sbadigliò e nella penombra caracollò fino alla branda di Talia e la scosse finché non sentì un grugnito di risposta.
"Se vuoi venire a lezione è ora di svegliarsi. Io vado in bagno. Non ti riaddormentare."
Agguantò il beauty e colonizzò il bagno. Si lavò i denti con estrema cura, pettinò il suo caschetto biondo che avrebbe avuto bisogno di un buon taglio, cercò di rimediare alle occhiaie con un tonico miracoloso donatele dalla cugina Nicoletta, poi profumo, deodorante ed era pronta ad affrontare la giornata.
Quando uscì trovò Talia e Lucia che la guardavano storto.
"Sì, ci mette sempre un secolo" commentò la sua ex coinquilina.
Palazzo Nuovo, il fulcro delle facoltà umanistiche dell'Università di Torino, era forse l'edificio più brutto della città. Un agglomerato di vetro e metallo in cui la ruggine colava disegnando mostri di bava sulle pareti. Eppure a Vera piaceva. Importante è il contenuto, si ripeteva quando la sua convinzione vacillava. Era già tardi quando salirono le scale driblando l'assedio di volantinatori, ma Talia volle fermarsi a fumare una sigaretta.
"Non è una giornata di lezione all'uni se non l'inizi con una sigaretta" aveva argomentato.
Vera continuava a spostare il peso da un piede all'altro e iniziò a mordersi l'unghia del mignolo.
"Rilassati, c'è il quarto d'ora accademico" disse Talia, che fumava con una lentezza esasperante.
"Ma è già finito, qui siamo entrati nei tre quarti d'ora accademici" protestò Vera.
Visto che Talia non accennava a spegnere il mozzicone, Vera si sforzò di fare conversazione.
"E così sei una strega" disse.
"Uhm" fece Talia. "A dire il vero non mi sono mai considerata una strega. Prego la Dea perché amo la natura e la pace, perché mi sono sempre sentita diversa, ma non ho mai fatto incantesimi prima che mio cugino mi parlasse della resistenza e mi trascinasse in quel palazzo scalcagnato."
In quel momento una ragazza passò correndo e urtò Vera facendola barcollare. Quando ritrovò l'equilibrio e si voltò a guardare, Vera si trovò di fronte la ragazza più bella che avesse mai visto.
Aveva la pelle bianchissima e una cascata di capelli corvini che incorniciavano un volto diafano dagli occhi quasi bianchi. Le pupille si muovevano rapidamente a destra e a sinistra senza riuscire a posarsi su niente e nessuno.
"Chiedo venia" disse affranta la ragazza, "sono in ritardo e non so dove devo andare, è il mio primo giorno."
"Non ti preoccupare, siamo in ritardo anche noi, tu cosa segui?" chiese Talia, spegnendo la sigaretta.
"Storia delle religioni."
Vera sentì che il tatuaggio le formicolava sottopelle e si chiuse in un silenzio di tomba. Che cosa significava?
"Ma scherzi? Anche noi! Andiamo" disse Talia prendendo sottobraccio la nuova arrivata. Vera le seguì, osservando ogni dettaglio della ragazza dalle pupille impazzite.
Vestiva fuori moda, indossava un montone nero, e fin qui niente di male, ma sotto s'intravedeva un vestito lungo d'altri tempi e gli stivaletti di pelle marrone dal tacco basso sarebbero andati bene a nonna Delia. Non avendo nulla di meglio da fare, Vera si mise a fissare l'orlo del cappotto notando un bordo di passamaneria che sembrava uscito dal Medioevo. Storse il naso e stava per distogliere lo sguardo quando le sembrò d'intravedere un movimento. Poteva non essere niente, certo, ma era curiosa. Così, spinta da un impulso folle, fece finta d'inciampare e finì addosso alla ragazza sollevandole il cappotto con una mossa non troppo agile.
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Ibrido
Fantasy🌕 Non esistono più il Mondo Umano e il Mondo Specchio: esiste solo l'Ibrido 🌑 Due ragazze, un rituale, una profezia. Cosa può andare storto nella vita di Vera, che si è appena trasferita a Torino per iniziare l'università? La città è magica, si sa...
