Due ore dopo Vera era sul divano, imbottita in un piumone, e sorbiva minestra di farro da una grossa tazza di legno. Non c'era niente di meglio per calmare i nervi, dicevano Lucia e nonna Delia, che stavano sedute vicine a lei, intente a divorare un piatto di tagliatelle al ragù di cinghiale. Da un piccolo registratore uscivano le note di vecchie canzoni e l'umore generale era più sereno. Persino Vera si sbilanciava in qualche sorriso imbarazzato.
"Scusate se vi ho fatte preoccupare" diceva a intervalli regolari, per poi chinare il capo sulla sua tazza di brodo.
"Sciocchezze, mangia e rimettiti in forze" rispondeva nonna Delia. "Abbiamo molte cose di cui parlare."
Così Vera mangiava e il colorito le tornava sulle guance. I cani l'avevano presa in simpatia e si erano piazzati uno ai suoi piedi e uno di fianco a lei, intento a lanciare occhiate fameliche alla zuppa.
"Castore, scendi da lì!" sbottò nonna Delia. "Sembra che non li nutra da settimane e invece hanno mangiato stamattina. Fosse per loro mangerebbero sempre, come se non fossero abbastanza grassi."
"Nonna, sono i cani più in forma che abbia mai visto, tu non sai cosa sia un cane grasso" replicò Lucia.
"Non mi danno alcun fastidio, signora, non si preoccupi" s'intromise Vera, che riusciva ormai a parlare senza battere i denti.
Quando finirono di mangiare, Delia ritirò i piatti e versò l'ippocrasso che produceva lei stessa perfezionando la ricetta da decenni. Quando tutte ebbero un bicchierino di liquore, estrasse la lira dalla vecchia custodia di cuoio.
"Lucia, tesoro, spegni la radio, vuoi?" chiese accomodandosi in poltrona.
Accompagnata dallo scoppiettare del fuoco, sotto lo sguardo incantato delle ragazze, iniziò a pizzicare le corde estraendo dallo strumento armonie che sapevano di legno e corteccia, fronde e resina. Quando nella stanza tutto fu in armonia, ridusse il ritmo fino a pizzicare una corda ogni tanto.
Lucia bevve un sorso del vino liquoroso e posò il bicchiere. "Nonna, sei una Scolta?"
Vera, che sentiva gli occhi pesanti di sonno e di calore, si raddrizzò un poco sul divano.
"Sì, lo sono" disse Delia, semplicemente. "O meglio, lo ero. Avrei dovuto addestrarti, Lucia, prepararti a questo momento. Ma i mondi erano separati da tanto tempo, non volevo..." esitò, sistemandosi le pieghe del maglione con gesti rigidi. "Non volevo farti crescere e vivere una vita nell'attesa di un evento che non credevo potesse verificarsi. La ricomparsa del Mondo Specchio. Ho sbagliato, è ovvio."
"Telemaco, il ragazzo del fiume, pensa che il Mondo Specchio non esista più, così come il nostro" disse Lucia.
Nonna Delia tornò a pizzicare le corde della lira e sembrò che le sue dita trovassero sollievo nelle armonie sospese. "Un alchimista di grande potere, che si faceva chiamare Cagliostro, arrivò a Torino quando il mondo era ancora avvolto dai misteri della notte. Nelle sue grotte alchemiche concepì un'idea che mise in atto generando lo Specchio di Torino. Era una sorta di città parallela, invisibile e inaccessibile. La voce si sparse tra gli ambienti esoterici torinesi, ma pochi sapevano dove si trovassero le sette porte. Così, per mancanza di prove concrete e forse per invidia, Cagliostro finì per essere etichettato come un ciarlatano. Ma lo Specchio di Torino era ormai una realtà, destinata a sopravvivere."
Lucia sospirò. "Le Scolte, nonna, concentrati sulle Scolte" disse.
Vera bevve un piccolo sorso di ippocrasso. Non se l'aspettava così dolce e si stupì alla sensazione di calore e protezione che le provocò. Posò il bicchiere e tornò a concentrarsi su nonna Delia, che stava sorridendo.
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Ibrido
Fantasy🌕 Non esistono più il Mondo Umano e il Mondo Specchio: esiste solo l'Ibrido 🌑 Due ragazze, un rituale, una profezia. Cosa può andare storto nella vita di Vera, che si è appena trasferita a Torino per iniziare l'università? La città è magica, si sa...
