Lara scese le scale con lenta dignità, fasciata nell'abito bianco che risplendeva alla luce delle lampade creando centinaia di piccole macchie luminose nel salone. Nina la seguiva dimessa, ancora scossa per essere stata rimproverata. A suo beneficio Lara doveva ammettere che, nonostante il lieve tremore delle mani, Nina l'aveva vestita e truccata in modo impeccabile, le aveva raccolto i capelli in un concio ricco di perle e addirittura infilato le scarpe alte e scomode.
Quando giunse al piano terreno, Lara sentì un vociare festoso provenire dalla sala da pranzo. Le fate mosche volarono dentro per prime, rimanendo ad aleggiare in attesa che lei facesse il suo ingresso. Lara le seguì, lieve, come danzando nell'atmosfera di Imbolc. Quella serata avrebbe ricevuto i nuovi membri della sua corte, quelli che lei aveva scelto. Quelli che, sperava, sarebbero stati fedeli a lei e solo a lei.
Quando entrò, calò il silenzio. Il salone era grande, ma in quel momento era gremito di persone e sembrava restringersi attorno alla lunga tavolata del banchetto. Tutti l'aspettavano, in piedi.
Lara continuò a camminare senza dire una parola. Raggiunse il suo posto a capotavola, con lo zio Alfonso alla destra e Nero alla sinistra. Represse una smorfia alla vicinanza del suo antico precettore. Avrebbe preferito di gran lunga avere accanto Marta, la capo congrega e sua buona maestra. Fece un respiro profondo.
"Siate benedetti" esordì e un brusio serpeggiò per la stanza. "Gioiamo insieme in questa notte di rinascita, mangiamo e beviamo, lasciamo i pensieri avversi fuori dei nostri cuori e assaporiamo il gusto della nostra nuova vita. Carissimi ospiti e amici, questa notte festeggiamo una vittoria importante, come ben sanno i nostri ospiti più onorati" disse fissando uno sguardo attento sulla tavolata. "Perciò sedetevi e gioite, giacché l'Ibrido ci accoglie tra le sue braccia" concluse tra gli applausi.
Quando lo zio posò una mano sulla sua, però, Lara gli lanciò un'occhiata di fuoco e lui la ritrasse in fretta. Nero le offriva una coppa di vino scuro come sangue ma Lara lo ignorò, lasciandolo con la coppa sospesa a mezz'aria.
Le fate si erano dileguate. Alcune erano nascoste nei recessi bui delle pareti e sui lampadari, altre stavano appese agli arazzi che raffiguravano grandi rituali magici.
"Sono creature petulanti, amica mia, ma ci amano con tutto il loro piccolo cuore. Vedi quante sono? Se qualcuno si avvicinasse a noi con l'intenzione di farci del male loro accorrerebbero subito e l'ucciderebbero col loro veleno. Anche ora sono vigili e in attesa. Voi umani le chiamereste guardie del corpo."
"Così mi consideri ancora un'umana?" chiese Lara, stizzita.
"Oggi mi era sembrato che fosse importante, per te, ribadire la tua umanità, non è forse così? Non è per questo che hai sgridato la piccola Nina?"
Lara non rispose. Si chiuse nei propri pensieri, aspettando che i domestici portassero gli antipasti. Davanti a lei si trovava tutta la sua corte. Lo zio e due alchimisti suoi colleghi, Nero, Marta la capo congrega che spiccava come un fiore carminio, elegantissima nell'abito di broccato, troppo lontana da lei perché Lara potesse beneficiare del suo conforto. Le accolite sedevano dietro agli ospiti, la schiena dritta sui piccoli sgabelli. C'erano i membri dello Specchio di Torino, sopravvissuti al rituale per volere di suo zio Alfonso, che le lanciavano occhiate furtive.
"Perché ci amano e ci temono, amica mia" sussurrò il doppio di Lara alla sua mente.
A lei non piaceva quella gente. Stregoni e alchimisti del Mondo Specchio. Eppure, Lara aveva accettato il suo ruolo nel vorticare dell'universo. Nei lunghi anni che suo zio le aveva insegnato tutto ciò che sapeva, si era preparata a diventare la Regina dell'Ibrido e, quella che vedeva davanti ai proprio occhi, quella sera, era la sua corte.
C'era un grande assente, però. Forse l'unico nell'antico Consiglio dello Specchio di Torino che non le avesse mai dato una sgradevole sensazione di viscido: Alimaro. Colui che reclamava l'indipendenza del suo mondo e che era diventato il suo peggiore nemico.
"Eppure presto desisterà, perché il suo mondo non esiste più, solo l'Ibrido esiste" disse il suo doppio.
Proprio quella notte avevano deciso per una tregua dopo un sanguinoso anno di scontri. Non era quello che Lara aveva voluto, generando l'Ibrido. Non era quello che suo zio Alfonso le aveva promesso. Ma indietro non poteva tornare. Le frontiere tra i mondi erano distrutte per sempre e doveva essere lei a prevalere su entrambi i fronti. Chiuse un attimo gli occhi prima di tornare a scrutare i presenti.
Al tavolo c'era quattro posti vuoti, che spettavano ai membri del nuovo gruppo che doveva unirsi a loro quella notte, ma che non si erano presentati. Lara si era accorta di quella mancanza quando aveva fatto il suo ingresso in sala e provava un disappunto che si trasformava in ansia di minuto in minuto.
La grande villa dello zio vantava una nutrita schiera di domestici e una cuoca eccezionale. Sapeva preparare qualunque pietanza, non disdegnava i piatti semplici ma per le occasioni speciali amava dare sfogo al suo estro. Sul tavolo iniziarono ad accumularsi minuscole forme di pane di ogni forma e sapore, semplici insaccati, datteri al mascarpone, bocconcini di salmone in crosta, conchiglie di gamberi in salsa rosa e altre inesauribili delizie. I vini della preziosa cantina accompagnavano il cibo rendendo gli ospiti sempre più concitati. Al momento degli arrosti, le conversazioni si erano fatte disinibite, ma Lara era rimasta perfettamente sobria. Non aveva quasi toccato cibo. Era inquieta per l'assenza dei nuovi membri della corte.
Gli arrosti vennero portati via, i bracieri vennero alimentati con nuovo carbone e per la stanza vennero posti incensi e candele. Lara si sentiva soffocare, ma accettò i dolci con garbo e si concesse un calice di vino passito. Quando scoccò la mezzanotte tutti si riversarono fuori dalla sala da pranzo e uscirono nel parco coperto di neve.
Lara si beò del silenzio e dell'aria limpida. Respirò a pieni polmoni stringendosi nel mantello e dispiacendosi un poco per il freddo ai piedi. Le altre donne non sembravano farci caso, ma del resto avevano tutte bevuto molto vino.
"Le fate sono nervose, lo senti?"
"Forse hanno solo freddo" rispose Lara, che desiderava un po' di solitudine nella propria mente.
Decise di allontanarsi e mosse alcuni passi lasciando sulla neve le impronte dei piccoli piedi, quando un ululato squarciò il velo di ovatta del manto nevoso. Tutti si zittirono e rimasero immobili, tesi in ascolto. Al primo ululato ne seguì un altro, poi un altro ancora.
Le accolite corsero a nascondersi in casa e le fate iniziarono a volare in circolo attorno a lei, ma Lara era perfettamente calma.
"Eccoli" sussurrò il doppio alla sua mente.
)) Parte autrice ((
Lara, regina dell'Ibrido, si muove tra intrighi, timori e segreti... ma chi sono i misteriosi assenti? E cosa porta con sé l'ululato nella notte di Imbolc? ❄️
Fatemi sapere le vostre teorie nei commenti, sono molto curiosa! 💭✨ Prossimo capitolo in arrivo domenica. Non mancate! 🕯️🦋
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Ibrido
Fantasy🌕 Non esistono più il Mondo Umano e il Mondo Specchio: esiste solo l'Ibrido 🌑 Due ragazze, un rituale, una profezia. Cosa può andare storto nella vita di Vera, che si è appena trasferita a Torino per iniziare l'università? La città è magica, si sa...
