Vera era seduta alla scrivania che condivideva con le altre ragazze della sua camerata, un termine inappropriato per definire la topaia in cui dormiva con Lucia, la strega Talia e altre due ragazze. Fortunatamente nessuna di loro aveva velleità accademiche, perciò aveva conquistato la postazione di studio senza troppi problemi.
Telemaco disapprovava la sua decisione di tornare all'università e Lucia non faceva che ripeterle quanto fosse pericoloso girare da sola per la città. Vera però aveva messo bene in chiaro che la decisione era fuori discussione e che comunque non aveva senso darsi tanto da fare per rendere sicura la città se poi si doveva vivere nel terrore.
Certo, faceva la figura della secchiona senza speranza, ma che importava?
"Ehi, tesoro, tutto bene?" chiese Lucia.
"Uhm" borbottò lei.
"Io vado in palestra, ci vediamo dopo, ok?"
"Ok" rispose torcendo il collo a guardare l'amica che usciva in tuta e scarpe da ginnastica. Un mezzo miracolo. Lucia non era mai andata in palestra quando poteva frequentarne una vera, riscaldata, con degli attrezzi non arrugginiti, ma ci andava adesso, in quella stanza fetida che definire palestra era uno schiaffo alla semantica. Ma ancora peggio erano gli spogliatoi, per non parlare dei bagni.
Quanto le mancava il suo bagno. Per un attimo Vera lasciò che la mente tornasse al box doccia nell'appartamento di Lucia, al vapore, le creme e il suo magnifico accappatoio verde. Sospirò in un accesso di nostalgia e tornò a concentrarsi sui libri. L'indomani aveva lezione e voleva essere abbastanza preparata da fare qualche intervento decente.
Immersa nello studio delle teorie di Levi Strauss, non si accorse che qualcuno era entrato nella stanza finché non sentì una mano sulla spalla e sobbalzò con un gridolino. Si voltò di scatto e vide Telemaco che la fissava con aria colpevole.
"Scusa, avrei dovuto bussare" disse infilando le mani nelle tasche dei jeans.
Anche se lo spavento era passato, il suo cuore non smise di battere come un tamburo impazzito. "No, figurati, è bello vederti" squittì. È bello vederti? Ma che cavolate le uscivano dalla bocca?
Lui però le regalò un sorriso smagliante e Vera si sentì subito meglio. "Stai studiando?" chiese, poi iniziò a torturarsi un labbro con i denti bianchissimi.
"Io? No, non è niente" disse Vera chiudendo il libro con uno schiocco troppo sonoro, "solo che domani ho lezione e volevo..." tacque vedendo l'espressione preoccupata sul viso di lui.
"Lascia che ti accompagni, allora. Ci ho pensato molto, sai, e capisco che per te sia importante ma se ti succedesse qualcosa non mi darei pace, quindi devi accettare una scorta."
Vera fece una smorfia. "Ma per chi mi hai preso, un magistrato antimafia? Non ha senso, scusa, che rischiamo in due, ma in ogni caso andrà tutto bene. Non essere apprensivo" disse con la faccia dura, ma in cuor suo sorrideva e una vocina nella sua testa canticchiava: si preoccupa tanto per me! Non vuole che mi succeda niente di male!
Telemaco la fissò con aria di rimprovero. "Come vuoi" disse, ma non sembrava affatto rassegnato. "Ci vediamo a cena?"
"Sì, certo, a cena. Intendi dire in mensa, vero?"
"Beh, sì, in mensa."
"Ok, ci vediamo dopo" disse Vera, con un pizzico di delusione.
"Abbi cura di te" concluse lui, e uscì a grandi passi.
Con suo grande disappunto, Vera non incontrò Telemaco a cena. In compenso si imbatté in Lucia e nei suoi nuovi amici, cosa che la fece sentire quanto mai asociale. Lei non aveva nessun nuovo amico, anche se conosceva tutti, ma presto sul suo libretto universitario sarebbe comparso un nuovo 30, pensò con un ghigno.
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Ibrido
Fantasy🌕 Non esistono più il Mondo Umano e il Mondo Specchio: esiste solo l'Ibrido 🌑 Due ragazze, un rituale, una profezia. Cosa può andare storto nella vita di Vera, che si è appena trasferita a Torino per iniziare l'università? La città è magica, si sa...
