CAPITOLO XXVI

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Quella mattina, una pioggia battente ci costrinse in casa. Ne approfittai per scrivere una lunga lettera ad Annabelle, che non vedevo da tempo. Le raccontai la meraviglia del viaggio a ritroso nel tempo compiuto ammirando i manufatti egizi al British Museum. Condivisi con lei, mia sorella in quella lontana epoca, i ricordi affiorati tra le mura del tempio, all'ombra delle piramidi.

Poi, Fiona mi coinvolse nella scelta del menu per la cena da offrire a Madame Zymborskwa. Dopo lunghe discussioni e tanta indecisione, optammo per un filetto alla Welligton, accompagnato da patate al forno, e scegliemmo come dessert il trifle, dolce al cucchiaio a base di crema e panna, che io adoro.

La domestica addetta alla spesa dovette attendere prima di poter uscire a comprare tutto il necessario. Si rese, comunque, necessario l'uso della carrozza perché non rientrasse inzuppata dalla testa ai piedi.

Lessi un po', poi, Fiona cominciò a suonare per me e mi lasciai trasportare dalla musica. Quando depose lo spartito, mi introdusse la figura di Madame Zymborskwa:

- Devi sapere che è una nobildonna di origine polacca. Ha sposato un duca, ma è rimasta vedova molto giovane. Ha così deciso di trasferirsi a Londra, dove risiedono alcuni suoi parenti. Non avrebbe voluto divulgare informazioni sul suo dono, ma presto le voci hanno cominciato a circolare e tutti, vinti dalla curiosità, hanno fatto a gara per conoscerla. Ha ricevuto innumerevoli inviti dalle famiglie più blasonate. Mantiene un basso profilo, ma è una donna di grande levatura morale. Inoltre, è molto bella e corteggiata dagli uomini, ma rifiuta sempre le avances che riceve. Dicono che sia ancora innamorata del defunto marito e che conversi tutti i giorni con il suo spirito disincarnato. – mi raccontò, senza prendere fiato.

- Deve essere una persona molto interessante. – risposi, affascinata dalle parole di Fiona, che possedeva la capacità di affabulare come pochi.

Pranzammo con una Shepherd's pie, a base di manzo, e decidemmo di riposare un po', nel pomeriggio, in vista della serata che ci attendeva. Io ero molto emozionata e faticavo ad assopirmi. Continuavo a immaginare Madame Zymborskwa. Non la visualizzavo, la mia mente occultava il suo volto, ma fantasticavo sulla sua vita misteriosa e mi chiedevo perché, a questo punto del percorso, incrociasse la mia strada. Ero sicura che avesse un messaggio per me, che il nostro incontro avrebbe segnato uno spartiacque nella mia esistenza. Fremevo, curiosa di sapere, avida di conoscenza. Poi, finalmente, mi addormentai. Il sonno fu una benedizione perché la serata sarebbe stata lunga e ricca di emozioni.

Madame Zymborskwa fece il suo ingresso in casa di Fiona mentre l'orologio a pendolo segnava le sei del pomeriggio in punto. Avvolta in una mantella color indaco, indossava un abito di velluto viola di ottima fattura. Sulla pelle diafana, spiccavano due occhi blu zaffiro. Lunghi capelli corvini le incorniciavano il viso da bambola di porcellana. La sua pelle profumava di mirra e le sue movenze erano aggraziate, come quelle di una ballerina classica.

 La sua pelle profumava di mirra e le sue movenze erano aggraziate, come quelle di una ballerina classica

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- Benvenuta, mia cara Weronika! – l'accolse Fiona a braccia aperte. Fu così che appresi il suo nome di battesimo. Osservai che le si addiceva.

- Buonasera, Fiona. Tu devi essere Gardenia, sono lieta di fare la tua conoscenza. – esclamò, rivolta a me.

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