La vigilia di Natale del 1899, nelle Cotswolds, in Gran Bretagna, qualcuno depone una cesta di fronte alla porta del cottage di un'umile sarta, Deirdre. La cesta contiene una neonata che la donna decide di allevare e di chiamare Gardenia. La piccola...
Quella mattina, mi alzai con una strana frenesia in corpo. Spalancai la finestra e le narici mi si riempirono del profumo della primavera. Nonostante l'aria frizzante pizzicasse ancora un po', percepivo il suo ingresso fiorito. Mi sentii felice, nonostante tutto.
Indossai un nuovo abito in onore della stagione appena sbocciata e scesi a colazione centrata, in pieno controllo.
Quando Lady Elizabeth mi vide, storse il naso, come al solito, ma la cosa non mi toccò. Il suo giudizio non era importante, avevo deciso che non mi sarei più fatta influenzare da lei né da nessun altro. Non conta ciò che ci accade, ma come reagiamo agli eventi.
Mi ero ripromessa che sarei stata me stessa, in ogni ambito, in ogni situazione, con chiunque e a qualunque costo. Le mie guide spirituali avevano sempre insistito sul concetto di sacralità: la nostra vita è sacra e noi dobbiamo onorarla con ogni gesto, ogni parola, ogni pensiero.
Non volevo più permettere che un'altra persona esercitasse su di me una cattiva influenza, che condizionasse il mio umore, che fiaccasse la mia volontà. Il mio compito era quello di abbracciare la missione scelta dalla mia anima prima dell'incarnazione. Nient'altro. Nulla aveva un peso maggiore.
Salutai con garbo i coniugi Barrington. Lady Elizabeth registrò il mio cambiamento in modo inconsapevole. Notai che si infastidì nel vedermi serena, luminosa, imperturbabile, e scelse di ignorarmi, allo scopo di diminuire la mia autostima.
Dentro di me la ringraziai: era proprio quello che volevo. Conversai con Lord Barrington, che commentava le notizie lette sul quotidiano del giorno precedente. Nel frattempo, di tanto in tanto, lanciavo un'occhiata fuori dalla finestra, ma Edward e Peter dovevano essere già partiti, non riuscivo a vederli.
Mi dedicai allo studio con rinnovata passione: avevo voglia di evadere e la Letteratura Inglese mi aiutava moltissimo in questo. Mr. Prescott non mi chiese nulla riguardo all'assenza del giorno precedente e gliene fui grata. Gli ero affezionata: era un uomo delicato e gentile e aveva fatto molto per la mia istruzione.
Sapevo di avere ancora molto da imparare, anzi, da quando avevo iniziato a studiare Filosofia, mi ripetevo: "So di non sapere", proprio come Socrate, uno dei miei filosofi preferiti.
A cena, fui gradevolmente sorpresa: Peter ed Edward erano presenti.
Peter, non appena mi vide entrare nella sala, posò su di me uno sguardo stupito: sembrava colpito dal mio abbigliamento. Io avvampai e abbassai il viso, distogliendo i miei occhi dai suoi. Non volevo dar modo a Lady Barrington di continuare a ricamare sul nostro rapporto.
Edward mi salutò con slancio:
- Buonasera, Gardenia! Sei l'incarnazione della Primavera! – esclamò, strappandomi un sorriso imbarazzato.
- Fa ancora troppo freddo per indossare quell'abito. – commentò, acida, Lady Elizabeth.
- Suvvia, Mamma, le sta d'incanto! – continuò Edward, irritando la madre e il fratello.
Peter continuava a fissarmi senza pudore e io non sapevo più dove posare gli occhi. Edward distrasse i genitori facendo il resoconto della giornata di lavoro ed io mi concentrai sul cibo e sul mio piatto. Evitavo di alzare lo sguardo, nel timore di incontrare quello azzurro cielo di Peter.
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