La vigilia di Natale del 1899, nelle Cotswolds, in Gran Bretagna, qualcuno depone una cesta di fronte alla porta del cottage di un'umile sarta, Deirdre. La cesta contiene una neonata che la donna decide di allevare e di chiamare Gardenia. La piccola...
Guardammo il sole tramontare scintillando di rosso e arancio sulle acque cristalline del fiume, assorti nei nostri pensieri. Poi, Peter mi prese delicatamente la mano e mi condusse con sicurezza verso la carrozza. Sentivo le gambe molli e il cuore stava per cedere. Quel tocco mi univa in perfetta comunione con lui. Era come se ricordassi che aveva stretto la mia mano tante altre volte, in altre vite, lontane nei secoli. Era così che doveva essere. Era giusto.
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Tornammo da Edward, che ci attendeva al pascolo.
- Mangiato bene? – ci apostrofò, con aria complice.
- Divinamente. – rispose Peter, soddisfatto.
- Vi invidio un po'. – ammise Edward, con un sorriso disarmante.
- Rimettiamoci in marcia, adesso, o nostra madre andrà in escandescenze. – decise Peter, autorevole.
In carrozza, si fece sfrontato. Mi guardava con desiderio e mi costringeva a voltarmi verso il finestrino, fingendo di ammirare il panorama.
- Ti metto in imbarazzo? – mi domandò, diretto.
- No, è solo che... Non riesco a reggere quello sguardo. – risposi, disarmata.
- Quale sguardo? – chiese, con noncuranza, innocente.
- Il modo in cui mi guardi è quasi oltraggioso. – gli dissi, sincera.
- Non posso guardarti diversamente. Sei luce. Sei fuoco ipnotico. – dichiarò, lasciandomi senza fiato.
Non sapevo cosa rispondere. Era una dichiarazione, quella? Non ero abbastanza esperta in amore e avevo paura. Paura di lasciarmi andare, di consegnargli il mio cuore e restare delusa. Nonostante sentissi dentro di me che io e Peter ci appartenevamo, la mia mente razionale si frapponeva tra me e i miei desideri e mi ammoniva, consigliandomi di essere prudente, di andarci piano. Ero in estrema confusione, non riuscivo a decifrare le sue intenzioni. Il suo repentino cambiamento nei miei confronti mi aveva destabilizzata e non sapevo come fosse opportuno comportarmi di fronte alle sue avances.
- Ti sei ammutolita. Perché? Faccio tanta paura? – mi incalzò.
- Beh, sì. – confessai.
- Cosa ti spaventa tanto? – mi domandò, deciso a comprendere.
- La tua audacia. La determinazione con la quale stai tentando di abbattere le mie difese. – risposi, intimidita.
- Dovrebbe lusingarti. – commentò, malizioso.
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