Chapter 4

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Era tutta la sera che bevevo quel delizioso spumante ed ero quasi ubriaca, ma, nonostante questo, il mio pensiero era ancora fisso su di lui e lo guardavo in continuazione, lanciandogli sguardi quasi provocanti.
Lui se ne era accorto già da un po' e si limitava a sorridermi.
Aveva un sorriso assurdo, riusciva a fare sorridere anche me ed era raro che questo accadesse; nessuno in 19 anni era mai riuscito a farmi sorridere così. Non lo conoscevo ancora, ma già mi ero innamorata persa.
Vidi che si stava avvicinando a me.

«Ehi tutto okay?» Mi chiese.

«Si, grazie...penso solo di essere un po' ubriaca! Hai visto mio padre?» Parlavo con la bocca impastata dall'alcol.

«Credo sia andato a casa.»

«Merda, mi ha lasciata qui. Vedi? È sempre la solita storia che si ripete. All'inizio mostra interesse e poi si smentisce subito...ah scusa, ma tanto a te che importa? Sei ricco, famoso e non mi conosci nemmeno, non dovrei raccontarti i miei problemi.»

«Beh, ognuno ha i suoi. Famoso o no. Dai, vieni, sei ubriaca, ti porto a casa io.» Mi disse.

«No, ti consiglio di starmi lontano. Sono un danno e sono brutta. Non ti consiglio, no no.»

«Dai non dire così, sei ubriaca. Andiamo a casa.»

Mi portò alla sua macchina e mi fece salire.
Presi il mio cellulare per controllare se mio padre mi avesse mandato messaggi o chiamate, ma nulla. Si era dimenticato di me o forse, peggio, mi aveva lasciata lì apposta.

«Possiamo partire?» Mi chiese.

«Si, anche se a casa non vorrei tornarci mai più.» Risposi.

«Qual è il problema?»

«I miei genitori sono il problema. La mia famiglia fa schifo e non voglio tornare in Argentina. Voglio stare qui e farmi un futuro qui. Odio la mia vita.»

«Okay...direi che possiamo andare. Sei ubriaca e stanca, vedrai che domani starai meglio.»

Osservai il tatuaggio che aveva sul braccio: due righe nere, abbastanza spesse.
Mi piaceva tantissimo quel tatuaggio, chissà cosa significava.
Mise in moto l'auto e partì.

«Perché guardavi il mio tatuaggio?» Mi chiese curioso.

«Non so...mi piace!»

«Piace molto anche a me.»

Volevo chiedergli se avesse avuto un significato o qualcosa del genere, ma preferii stare zitta per non fargli sembrare che fossi una curiosona.
Mentre guidava lo guardavo e mi accorsi che era ancora più bello visto da così vicino. I suoi lineamenti perfetti, la sua bocca da baciare, quei capelli lisci e morbidi, insomma era tutto maledettamente perfetto.
Lui era perfetto.

«Abiti qui, giusto?» Disse indicando casa mia.

«Si, ma devo proprio andare? Cioè sono le 2 di notte, dormiranno e nessuno mi aprirà.»

Speravo tantissimo che lui mi dicesse: "Okay, ti ospito a casa mia."

«I tuoi si preoccuperanno.»

«Non mi importa più del tanto.»

«Beh allora puoi venire da me...»

«Perfetto.» Risposi secca.

Lui quasi si mise a ridere.

Fuori ero completamente normale, ma dentro stavo per scoppiare dalla gioia. Il ragazzo più figo di tutta Italia mi aveva chiesto di andare a casa sua a dormire. Okay, era un sogno.
Cioè lo aveva chiesto a una sfigata come me? Era sicuramente un sogno.

21 grammi di felicità (#Wattys2017) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora