Era tutta la sera che bevevo quel delizioso spumante ed ero quasi ubriaca, ma, nonostante questo, il mio pensiero era ancora fisso su di lui e lo guardavo in continuazione, lanciandogli sguardi quasi provocanti.
Lui se ne era accorto già da un po' e si limitava a sorridermi.
Aveva un sorriso assurdo, riusciva a fare sorridere anche me ed era raro che questo accadesse; nessuno in 19 anni era mai riuscito a farmi sorridere così. Non lo conoscevo ancora, ma già mi ero innamorata persa.
Vidi che si stava avvicinando a me.
«Ehi tutto okay?» Mi chiese.
«Si, grazie...penso solo di essere un po' ubriaca! Hai visto mio padre?» Parlavo con la bocca impastata dall'alcol.
«Credo sia andato a casa.»
«Merda, mi ha lasciata qui. Vedi? È sempre la solita storia che si ripete. All'inizio mostra interesse e poi si smentisce subito...ah scusa, ma tanto a te che importa? Sei ricco, famoso e non mi conosci nemmeno, non dovrei raccontarti i miei problemi.»
«Beh, ognuno ha i suoi. Famoso o no. Dai, vieni, sei ubriaca, ti porto a casa io.» Mi disse.
«No, ti consiglio di starmi lontano. Sono un danno e sono brutta. Non ti consiglio, no no.»
«Dai non dire così, sei ubriaca. Andiamo a casa.»
Mi portò alla sua macchina e mi fece salire.
Presi il mio cellulare per controllare se mio padre mi avesse mandato messaggi o chiamate, ma nulla. Si era dimenticato di me o forse, peggio, mi aveva lasciata lì apposta.
«Possiamo partire?» Mi chiese.
«Si, anche se a casa non vorrei tornarci mai più.» Risposi.
«Qual è il problema?»
«I miei genitori sono il problema. La mia famiglia fa schifo e non voglio tornare in Argentina. Voglio stare qui e farmi un futuro qui. Odio la mia vita.»
«Okay...direi che possiamo andare. Sei ubriaca e stanca, vedrai che domani starai meglio.»
Osservai il tatuaggio che aveva sul braccio: due righe nere, abbastanza spesse.
Mi piaceva tantissimo quel tatuaggio, chissà cosa significava.
Mise in moto l'auto e partì.
«Perché guardavi il mio tatuaggio?» Mi chiese curioso.
«Non so...mi piace!»
«Piace molto anche a me.»
Volevo chiedergli se avesse avuto un significato o qualcosa del genere, ma preferii stare zitta per non fargli sembrare che fossi una curiosona.
Mentre guidava lo guardavo e mi accorsi che era ancora più bello visto da così vicino. I suoi lineamenti perfetti, la sua bocca da baciare, quei capelli lisci e morbidi, insomma era tutto maledettamente perfetto.
Lui era perfetto.
«Abiti qui, giusto?» Disse indicando casa mia.
«Si, ma devo proprio andare? Cioè sono le 2 di notte, dormiranno e nessuno mi aprirà.»
Speravo tantissimo che lui mi dicesse: "Okay, ti ospito a casa mia."
«I tuoi si preoccuperanno.»
«Non mi importa più del tanto.»
«Beh allora puoi venire da me...»
«Perfetto.» Risposi secca.
Lui quasi si mise a ridere.
Fuori ero completamente normale, ma dentro stavo per scoppiare dalla gioia. Il ragazzo più figo di tutta Italia mi aveva chiesto di andare a casa sua a dormire. Okay, era un sogno.
Cioè lo aveva chiesto a una sfigata come me? Era sicuramente un sogno.
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21 grammi di felicità (#Wattys2017)
FanfictionLei stava male, ogni giorno della sua vita sempre di piu. Sognava di vivere una favola, fin da quando era bambina, ma ormai non ci credeva più: quando, un giorno, arrivò proprio quella persona di cui aveva sempre avuto bisogno e la cambiò, divenne f...
