Dopo 5 ore di viaggio, finalmente, atterrammo a Torino e proprio sul tetto della casa di mio padre.
Scendemmo dall'aereo e ci avviammo dentro casa, ma io presi mio padre per mano per fermarlo.
«Che c'è?» Mi chiese mio padre.
«Voglio dirti una cosa, una cosa che non ti ho detto in aereo.» Risposi seria.
«Dimmi.»
«Penso che sei un grandissimo stronzo, perché hai lasciato da sole me e mia madre e non ti perdonerò mai per questo, ma non so perché proprio non riesco ad odiarti, anche se so che dovrei.»
Rimase in silenzio per qualche secondo. Mi guardava altrettanto serio.
«Ti capisco.» Disse poi. «Ti capisco benissimo. Ce l'hai con me e hai più che ragione, ma c'è stato un motivo per cui l'ho fatto. Come sai, tu puoi venire qui ogni volta che vuoi e puoi venire anche a viverci, ma hai preferito scegliere tua madre. Capisco anche questo. Odi la mia nuova moglie e i miei nuovi figli, perché pensi che loro ti hanno rubato il papà. Capisco anche questo. Mi dispiace per quello che ho fatto, ma non sono una cattiva persona e ti voglio bene e te ne vorrò sempre. Hai interpretato male tutto quello che è successo e non mi hai mai chiesto spiegazioni, sentivi solo i fatti dalla parte di tua madre. Non voglio convincerti di nulla, ma ti chiedo di non odiarmi, se non riesci a farlo ora, fortunatamente, non farlo mai. Io non ti odio, anzi.»
Lo ascoltai e capii subito tutto, mi ero sbagliata sul suo conto. Anche se quello che aveva fatto era sbagliato era pur sempre mio padre e dovevo accettarlo.
«Okay papà. Grazie.»
«Non devi ringraziarmi, ora entriamo.»
Mi sorrise e lo seguii in casa.
[...]
La casa era magnifica: aveva tre piani e in ciascuno di essi c'erano sei stanze enormi. L'albero di Natale era al primo piano, in salotto, vicino al camino acceso.
Subito affianco c'era un grosso presepe, illuminato da tantissime luci.
Un'enorme porta-finestra dava sulla città di Torino e si vedevano le luci che illuminavano la città: era uno spettacolo meraviglioso.
«Ti piace?» Mi chiese mio padre.
«Si, è bellissimo.» Risposi.
«Sono contento che ti piaccia.»
Guardai l'orario: erano le 6:40 del mattino.
«Sarai stanca, vai a dormire che stasera ci sarà la festa.»
«Okay papà.»
«Puoi sistemarti di sopra.»
«Ok, notte.»
Andai nella mia camera al piano di sopra, misi apposto le valigie e mi buttai sul letto; mi addormentai dopo qualche minuto.
[...]
«Leah sei pronta???» Mio padre urlava dal piano di sotto.
«Un attimooo!!!»
Avevo indosso il vestito che mi aveva comprato mia madre e mi stavo guardando allo specchio, quando mio padre entrò e mi vide vestita così.
STAI LEGGENDO
21 grammi di felicità (#Wattys2017)
Hayran KurguLei stava male, ogni giorno della sua vita sempre di piu. Sognava di vivere una favola, fin da quando era bambina, ma ormai non ci credeva più: quando, un giorno, arrivò proprio quella persona di cui aveva sempre avuto bisogno e la cambiò, divenne f...
