Stavo seduta su una stupida panchina di uno stupido furgoncino blindato a pensare a quello che avrei potuto fare per scappare. Spaccare tutto e andare via, scappare via, tornare da lui; proprio come avevo fatto un po' di tempo fa.
A ogni buca che prendevano sobbalzavo. Mi faceva male ovunque, soprattutto le mani che erano strette da quelle manette. Avevo un sonno tremendo.
Mi addormentai.
È la pazzia più grande che abbia mai fatto in tutta la mia vita.
Prendo un piede di porco all'interno della vettura e inizio a sfracellare tutto.
Le porte finalmente si aprono e io mi butto dal furgone in corsa.
Fortunatamente nessuno si è accorto di nulla, altrimenti mi avrebbero folgorata con quello stupido affare per la decima volta; queste guardie sono proprio scorbutiche.
Attraverso un tunnel che mi porterà da lui, sento già la sua voce che mi chiama. La sua bellissima voce tranquilla e dolce, quella voce che mi era mancata tantissimo.
Eccolo; è lì perfetto, impeccabile, con i suoi soliti occhi di ghiaccio, i capelli che gli ricadono sul bellissimo volto, è lì che mi tende la mano.
«Leah, sono venuto a prenderti.»
«Signora Allegri!»
Mi scuotono violentemente. Io, ancora addormentata, mi sveglio lentamente e cerco di mettere a fuoco la situazione.
Ah già, sto andando in galera.
«Avanti si alzi!» Urlano.
Mi alzai e camminai scortata da loro.
Entrammo in un cortile dove tutte erano vestiti con una tuta arancione e mi guardavano malissimo.
Superammo quel cortile e entrammo nel grande edificio dalle sbarre alle finestre.
«Può prendere la sua tuta dalla lavanderia.» Mi indicò una stanza piccolissima. «Ora entri in cella, gliela portiamo noi visto che è la prima volta.»
Entrai e mi chiusero subito.
Mi sentivo malissimo, stretta lì dentro. Come avrei fatto a stare qua per 25 anni? Veramente sono messa così male? Il destino mi stava preservando questo? Era meglio se, quel giorno, morivo sul colpo.
Mi mancava Paulo.
Come avrei fatto a stare senza di lui per così tanto tempo? È meglio se la faccio finita uno di questi giorni.
[...]
3 anni dopo
Paulo's POV
Sto tornando in carcere a trovarla, contro la sua volontà, perché mi dice che dovrei stare a casa a pensare agli allenamenti e perché ogni volta che vado, quando poi vado via, sente ancora di più la mia mancanza.
Ci sono. Sono seduto sulla sedia della sala di incontro. Eccola che arriva scortata da una guardia; si siede e mi guarda con aria disperata e dispiaciuta.
«Sei di nuovo qui?» Mi chiede sorridendo attraverso al vetro che ci separa. Maledetto vetro, se non ci fosse glielo bacerei quel sorriso.
«Una promessa è una promessa.» Risi.
«Sei pazzo.»
«Si, di te»
Si morse il labbro inferiore.
«Come stai?» Le chiesi.
«Di merda. Mi manchi troppo. Tu come stai?»
«Di merda anche io. Devo darti una notizia, ma non avercela con me ti prego.»
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21 grammi di felicità (#Wattys2017)
FanfictionLei stava male, ogni giorno della sua vita sempre di piu. Sognava di vivere una favola, fin da quando era bambina, ma ormai non ci credeva più: quando, un giorno, arrivò proprio quella persona di cui aveva sempre avuto bisogno e la cambiò, divenne f...
