Chapter 25

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Ed ecco che giugno era arrivato. Il sole risplendeva in alto nel cielo, illuminando tutta Torino, in una giornata che sembrava una tra le più belle che ebbi mai vissuto. Ero felice, perché sapevo la verità sulla mia famiglia, perché io e Paulo avevamo deciso di tenere il bambino e perché per una volta avevo vinto io, su tutti quei cattivi che mi odiavano. O forse non ancora.
Ero in giro con Jessica, la fidanzata di Paul, e avevamo parlato molto sul fatto che io non fossi davvero figlia di Massimiliano Allegri, ma che non doveva saperlo assolutamente nessuno, quando, ad un certo punto, mi squillò il telefono.

«Pronto?»

«Salve signorina Allegri! Sono la preside della sua ex scuola»

«Ah buongiorno, mi dica.»

«Allora ci ha pensato per la cosa di suo marito?»

«Si.»

«Quindi?»

«Non verremo.»

«Ne è davvero sicura?»

«Si, io e il mio fidanzato siamo abbastanza impegnati in questo periodo.»

«Capisco, beh allora niente diploma..»

«Non mi importa nulla di uno stupido diploma, se devo prenderlo così.»

«Va bene. Nel caso dovesse cambiare idea sa dove trovarmi. Arrivederci.»

Riattaccai.

«Chi era?» Mi chiese Jessica.

«La mia scuola..» Risposi sbuffando.

«Cosa volevano?»

«Storia lunga. Magari te la spiego davanti a un caffè e una brioche.»

Ridendo ci avviammo al bar a braccetto: eravamo diventate ottime amiche.

[...]

Tornata a casa mi sdraiai a letto, non stavo per niente bene. Avevo un mal di testa fortissimo e, anche se ormai i conati erano finiti, continuavo ad avere la nausea.
Paulo non era a casa, ma sapevo bene che non era agli allenamenti perché erano terminati...quindi decisi di chiamarlo.

Non rispondeva.

Bloccai il telefono e lo rilanciai sul letto, dopodiché andai a prendere un po' d'aria sul terrazzo.
Era calata ormai la sera, ma si vedeva ancora il sole rosso come il fuoco che stava svanendo dietro i monti.
Era una vista bellissima, si stava da dio.
Mi fermai un secondo e pensai a tutta la strada che avevo fatto fino ad adesso...era come un sogno per me essere qui e avere una persona che mi amava davvero per quella che ero, senza criticarmi o giudicarmi continuamente. Avevo trovato la persona che in tante favole definiscono principe azzurro.
Sentii qualcuno che mi prese per i fianchi: mi voltai, Paulo era tornato a casa.

«Mi hai spaventata.» Dissi.

«Scusa, eri troppo presa dai tuoi pensieri.» Mi baciò sul collo. «A cosa pensavi?»

«A quanto ti amo.»

«Pensi sempre a me allora.»

«Sempre.»

Mi girai e lo baciai.

«Allora che faremo per le vacanze?» Mi chiese Paulo.

«Letto! Ti ricordi??»

«Si» Rise.

«Anche se....mi ha chiamato la mia preside di nuovo, per la cosa del torneo.»

«Che le hai detto?» Era impaziente di sapere la mia risposta.

«Di no ovviamente.»

«Ma dai! Dovevi dire di si!»

«Perché ci tieni tanto ad andarci?»

Rientrammo in casa.

«Perché è Laguna Larga! Io ci sono nato! Darei qualsiasi cosa per tornare a trovare la mia vecchia squadra.»

«Ma allora andiamoci in vacanza! Non serve che andiamo per forza a quello stupido torneo..» Dissi sedendomi sul divano.

«Puoi farmi il favore di dire di sì?»

«Hai per caso un'amante là?»

«Ma cosa dici?? Dai...non dire ste cavolate.»

«Ti ho fatto una domanda.»

«No. Nessuna amante.»

«Sicuro?»

«Si.»

«Meno male allora. Non lo so, non voglio tornare là, ho dei brutti ricordi di quella scuola.»

«Chiamo io e accetto.»

«Uff...va bene...se insisti tanto.»

[...]

13 giugno

"Torneo di calcio della scuola di Laguna Larga. Evento a cui parteciperà il famoso Paulo Dybala."

L'insegna che era al di fuori della mia scuola lasciava leggere queste parole. Io e Paulo ci stavamo passando sotto con la sua Porsche nera.
Mentre guidava verso il parcheggio vidi le vecchie facce di tutti i miei compagni di scuola/classe che mi guardavano male.

«Non badare a loro.» Mi disse Paulo prendendomi la mano che picchiettavo nervosamente sul sedile.

«Ho il voltastomaco.»

«Tranquilla.» Spense l'auto. «Ci sono io con te stavolta.»

«Ok.» Sorrisi.

Scendemmo dalla macchina e tutti ci guardavano ancora più di prima.
Alcuni mi guardavano con invidia, altri con disprezzo, altri ancora con rabbia...che persone cretine!

«Vieni Leah.» Mi disse Paulo.

Io lo seguii ed entrammo nel campetto da calcio della mia scuola, dove era presente anche la mia preside.

«Leah!! E c'è anche Paulo!» Urlò come una vecchia oca.

«Salve.» Sorrise Paulo.

Tutti i bambini corsero verso Paulo ad abbracciarlo e a farsi fare autografi. Ad un certo punto, sbucarono da dietro i cespugli 5 giornalisti e fotografi.
Lo avevano fatto diventare un evento nazionale alle mie spalle sti stronzi.
5 anni a prendermi per il culo e poi?
Paulo, bravo ragazzo che era, si mise a giocare a calcio con i bambini dell'Instituto, così io andai a sedermi sugli spalti.
I miei occhi incrociarono quelli di Sophia, quella maledetta troia, che però non apri bocca, ma mi guardò con invidia.
Mi girai di scatto e le feci il dito medio: aveva ragione Paulo...era una soddisfazione unica.

[...]

Spazio autrice
Giorno a tutteeeee!! Ho aggiornato oggi perché stasera non potrò. Comunque visto che piace a molti, volevo scriverla in spagnolo per magari aumentare i lettori. Che ne pensate?
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Grazie

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