18

785 74 18
                                        

Quella inaspettata scoperta aveva aperto uno spiraglio. Se la telecamera era davvero funzionante, Monica avrebbe potuto risalire al filmato delle notti in cui Scoiattolo (o Andrea) si era infilato nella sua stanza e vedere il reale volto del suo stalker. Aveva da poco riposto il cellulare con il quale aveva appena finito di parlare con il principale sospetto di quella storia dai contorni orrifici.

Poi i dubbi iniziarono a convincerla che se finora non aveva visto la telecamera significava che era stata installata da poco e di conseguenza la memoria virtuale non avrebbe portato le immagini indietro nel tempo, almeno al momento che a lei interessava. Scosse la testa, cercando di non essere pessimista. Era l'unica possibilità che aveva e doveva sfruttarla. Ma come poteva risalire al proprietario di quell'oggetto?

Non conosceva nessuno nel proprio condominio, a parte una anziana signora i cui figli passavano a trovarla solo quando avevano bisogno di soldi, quindi se il misterioso video-amatore abitava al di fuori del palazzo, sarebbe stato arduo rintracciarlo. Spulciando la lista mentale di chi poteva saperne qualcosa, pensò a suo padre, noto chiacchierone che conosceva praticamente ogni persona o vegetale nel quartiere.

Perfetto, si disse. Lo avrebbe interrogato alla perfezione una volta tornato a casa. Era domenica e non sapeva dove fossero andati i suoi genitori. Però, avrebbe evitato di informarli dei suoi sospetti su Andrea. Qualche settimana prima aveva confessato tutto, vero, ma questa volta avrebbe rischiato di mettere nei guai quello che era ancora il suo fidanzato, ma solo perché non aveva la certezza assoluta che fosse colpevole. 

Verso l'ora di pranzo tornarono, con due borse della spesa belle piene. "Non sapevamo se saresti tornata stamattina e per non rischiare abbiamo preso due cosette." spiegò sua madre.

"Due cosette?!" commentò Monica.

"Sai che tuo padre quando entra in un supermercato non capisce più nulla."

Monica rise di gusto, dopodiché diede una mano con la spesa e aiutò nella preparazione del pranzo, durante il quale cercò di pensare in che modo avrebbe potuto chiedere ai genitori per quale motivo le interessava sapere chi avesse attaccato al lampione una telecamera. Avrebbero pensato che fosse un'altra trappola del personale stalker della loro figlia e come prima cosa avrebbero chiamato la Polizia. No, doveva essere lei la prima a vedere quelle immagini.

Una volta seduti a tavola, Monica osservò i due genitori, intenti a consumare il loro pasto. Ora o mai più. "Papà, tu conosci praticamente tutti nella zona."

"Più o meno. Perché me lo chiedi?".

"Volevo chiederti una cosa. Sai se per caso qui vicino vive qualcuno di strano...o che è conosciuto per fatti bizzarri?".

"Strano? Ha a che vedere con..."

"No, no." mentì la figlia. "Vedi, Sharon ha detto che casualmente ha conosciuto un tizio molto particolare che ha detto di vivere qui. E io volevo... insomma, solo curiosità."

L'uomo la fissò attentamente e Monica temette che non avrebbe creduto alla sua storiella. Invece poi appoggiò la forchetta e rifletté. "In effetti mi viene in mente qualcuno..."

"Davvero? Chi?".

"Mi pare si chiamo Ernesto... Ernesto... cara, ricordi il cognome?".

"Bogna." affermò la donna con sicurezza."

"Vero! Ernesto Bogna!".

"Cosa sapete dirmi di lui?" domandò Monica?."

"Beh, si dice in giro che abbia strane manie, non proprio convenzionali."

"Del tipo?".

L'uomo si grattò il capo. "Non ne ho la certezza, sai, non lo conosco, ma voci di corridoio sostengono sia un voyeur."

Monica sgranò gli occhi. "Un... cosa?".

"Ma si, uno spione, un guardone... insomma, hai capito."

La giovane alzò gli angoli delle labbra. Aveva fatto centro. "Capisco. Un maniaco insomma."

"Ma perché ti interessa tanto?" domandò la madre.

"Ve l'ho detto, solo curiosità." affermò Monica, riprendendo a mangiare. I due genitori si lanciarono occhiate dubbiose, ma poi lasciarono cadere la questione, mentre la figlia già meditava su come agire.

Dopo pranzo, i due coniugi uscirono per una passeggiata e Monica ricevette un messaggio da Andrea, il quale le chiedeva se era libera e potevano sentirsi. Lei rispose che era con Sharon e al momento non poteva, ma che appena si fosse liberata l'avrebbe chiamato lei stessa. Il giovane rispose tranquillo, non sospettando apparentemente nulla, ma se lui era davvero il mostro che credeva - o temeva - allora c'era poco da stare tranquilli.

Andò alla finestra della camera e scrutò la zona circostante. C'erano circa cinque o sei palazzi vicini e in uno di quello viveva il famigerato Ernesto Bogna, il quale poteva - doveva- essere il proprietario di quella telecamera. Forse era un'idea folle, si disse, ma aveva il pomeriggio intero per effettuare le sue ricerche. Senza perdere tempo si cambiò e uscì di casa, poi selezionò il primo edificio da ispezionare. Sarà una lunga giornata, si disse.

Si avvicinò al portone d'ingresso della palazzina e scrutò con attenzione il citofono, diviso in file verticali con indicazione dei nomi degli abitanti. Li scorse uno per uno, ma la maggior parte di essi erano famiglie numerose, con l'indicazione anche dei nomi dei figli, mentre l'unica persona che sembrava vivere da sola, in quanto il suo nominativo era solitario, era una donna. No, Ernesto non viveva lì.

Passò al secondo palazzo, ma l'esito fu lo stesso e così per le successive due palazzine. Iniziò a pensare che suo padre si fosse sbagliato; magari le voci che aveva sentito erano sbagliate. Tuttavia, non voleva arrendersi. C'erano altri edifici da controllare, anche se si accorse che si stava allontanando sempre di più dal proprio viale e con la distanza sarebbe svanita anche la speranza di trovare questo fantomatico voyeur.

Giunse di fronte a un edificio che poteva avere poco meno di una decina di piani, non certo appariscente come i fabbricati pregevoli che lo attorniavano. Ripetendo un gesto oramai spontaneo, scorse con un dito le targhette del citofono e, dopo aver esaminato senza risultati la prima fila, giunse a metà della seconda, quando finalmente trovò ciò che stava cercando. Ernesto Bogna. Viveva proprio lì.

Monica sorrise, soddisfatta della propria determinazione. Aveva trovato il suo uomo, ma ciò non significava che fosse lui lo spione che stava cercando. Ora come avrebbe agito? Il portone era chiuso, senza contare che non sapeva nemmeno a quale piano abitasse. Fortuna volle che poco dopo giungesse una giovane donna, che si fece aprire l'ingresso e Monica intuì che doveva approfittarne.

"Scusami, posso chiederti una cortesia? Dovrei incontrare Ernesto, ma temo si sia addormentato e non risponde. Mi fai passare?".

"Ma certo." rispose la donna. "Ernesto che ha un appuntamento, questa è una novità. Non lo si vede mai uscire dalla sua tana."

"E' la prima volta che vengo qui. Sai anche dirmi a quale piano abita?".

"Al quarto."

"Non so come ringraziarti. Sai, voglio fargli una sorpresa." 

Ma non credo sarà piacevole per lui, si disse.

La donna, che poteva avere una quarantina d'anni, portati decisamente bene, sorrise. "Ne sono sicura. Se Ernesto ha attirato una bella ragazza come te, non potrà che essere felice di vederti. A proposito, mi chiamo Valeria."

"Piacere, Monica."

Entrò nell'edificio con Valeria e presero insieme l'ascensore. La donna uscì un piano prima, mentre Monica salì a quello successivo, ove le porte si aprirono e gli mostrarono un piccolo corridoio che divideva quattro o cinque appartamenti. Studiò ogni campanello e lesse nuovamente il nome del suo nuovo amico di fianco alla porta più lontana, affiancata da una vetrata. L'ideale per un guardone, osservò.

Si fermò di fronte alla porta e si diede una sistemata. Aveva indossato un paio di pantaloni attillati e una giacchetta senza manica leggermente scollata. Nel caso il buon Ernesto non avesse voluto collaborare, avrebbe dovuto usare le armi di cui la natura l'aveva dotata. Come si sarebbe presentata? Con quali parole poteva spiegargli cosa voleva? Convincendosi che sarebbe riuscita a improvvisare, si pettinò i capelli con una mano e suonò il campanello.

Yellow ChatDove le storie prendono vita. Scoprilo ora