Due mesi dopo..
Josh
Ero ad Atlanta ormai da due mesi, e faceva schifo vivere lontano da casa. Ogni giornata era faticosissima, giocare da professionista mi occupava gran parte del tempo. Avevo allenamenti la mattina, il pomeriggio e alcune volte finivamo la sera tardi. Era estenuante e spesso non avevo neanche il tempo di fermarmi a pensare. Inizialmente credevo che non pensare mi avrebbe aiutato a dimenticare, ma mi sbagliavo. Non è vero ciò che si dice, ovvero "lontano dagli occhi, lontano dal cuore", non avevo tempo di pensare a tutto il resto, non avevo tempo di pensare a mangiare ma senza dubbio l'unico pensiero che mi tormentava era lei.. Pensavo a Nina in ogni fottutissimo momento, sopratutto quando giocavo. Fin da bambino l'Hockey mi aveva sempre aiutato a staccare la mente, mi aiutava a sbollire e a non pensare a niente, ma negli ultimi tempi, quando giocavo l'unico pensiero che avevo in testa era lei, lei e il suo viso all'apparenza angelico. Lei che era il mio antidoto ma anche il mio veleno. Non sapevo ancora quanto tempo sarei rimasto, quanto ancora sarei riuscito a resistere senza vederla o sentirla. Gli allenamenti e le partite andavano bene, ero riuscito ad integrarmi del tutto da subito e il coach Jefferson era soddisfatto di avermi in squadra. Filava tutto liscio e sarebbe stata la situazione ideale, se non fossi stato così stupido da innamorarmi della mia peggior nemica.Nina
Due mesi.. Due mesi di interminabile dolore. Mi sentivo vuota e la cosa peggiore era che non avevo la più pallida idea di come avrei potuto rimediare e se mai sarei riuscita a farlo. Aveva ragione lui.. Non lo avevo ascoltato, non lo avevo capito e il mio non riuscire ad esternare i sentimenti non aveva di certo semplificato le cose. Mi mancava da morire. Come può una persona in così poco entrarti dentro così tanto? Avevamo perso tanto di quel tempo in quegli anni a litigare.. Tempo che avremmo potuto trascorrere insieme.. Tempo che avremmo potuto passare a dirci cosa provavamo l'uno nei confronti dell'altra. Io ormai ero uno zombie. Andavo a scuola ma di rado stavo attenta alle lezioni, in mensa non mi sedevo più con gli altri, non mangiavo più e passavo ogni secondo possibile ad allenarmi, tornavo a casa e piangevo, piangevo sotto la doccia e quando andavo a letto, non chiudevo occhio o piangevo fino ad addormentarmi. Ero stata una cretina e tutta quella sofferenza me la meritavo, anche perché era tutta colpa mia. Non mi ero mai resa onto che gran parte del tempo lo passavo con lui e da quando era andato via, mi sentivo incompleta. Emery e Kate erano le uniche che mi rivolgevano la parola, Jack era ancora arrabbiato con me e non potevo biasimarlo. Ogni tanto venivano a trovarmi e spesso Emery restava a dormire da me per consolarmi. Mi faceva bene la loro compagnia, ogni tanto riuscivano anche a farmi ridere. Poi c'erano i momenti in cui Josh chiamava la sorella al telefono ed io crollavo perché io e lui ormai non ci sentivamo più. Tutto il primo mese gli avevo scritto infiniti messaggi e lo avevo chiamato infinite volte ma quando mi resi conto che non voleva rispondermi, finii per arrendermi.. Aveva lasciato un vuoto incolmabile in ognuno di noi.Josh
Ero steso sul letto con il telefono tra le mani. Ormai era routine, prendevo il telefono, guardavo ogni suo profilo social, leggevo ogni messaggio che mi aveva mandato tre mila volte l'uno e mi maledicevo per non aver avuto il coraggio di risponderle. Andavo tra i contatti fino alla lettera N ma poi ci rinunciavo e mi rendevo conto che era meglio lasciare stare. Stavo male senza di lei. Da ciò che mi diceva mia sorella lei stava anche peggio. Mio fratello mi parlava raramente, era arrabbiato con me ma sopratutto con Nina e la cosa mi mandava in bestia. Avevo deciso io di andare via, e si, magari lei era la ragione ma non per la ragione che credeva lui, quindi odiavo che se la prendesse con lei che era solo una delle tante vittime della mia scelta. Io e Jack da sempre molto legati, non riuscivamo nemmeno ad avere mezzo
secondo di conversazione che attaccavamo a litigare, quindi finivamo per sentirci poco e niente, o perlomeno solo quando Kate o mia madre lo costringevano a dirmi anche solo "ciao" al telefono. Kate invece era sempre la solita Kate, mi ripeteva mille volte al giorno quanto gli mancassi e mi raccontava ogni dettaglio delle giornate di Nina, mi si spezzava il cuore ad ogni parola che pronunciava.. Non volevo che stesse così. Avevo giurato che il prossimo cretino che l'avesse fatta soffrire lo avrei ammazzato e che chiunque da quel momento, sarebbe dovuto passare sul mio corpo prima di levarle il sorriso. Non sapendo che quel cretino sarei stato proprio io.
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Un amore improbabile. #Wattys2019
RomantiekNina, una diciasettenne determinata a realizzare i propri obbiettivi, amante della lettura e del pattinaggio; si ritroverà a dover stravolgere i propri piani, quando il diciottenne Josh, amante dell'hockey e re del liceo, nonchè suo nemico giurato;...