Chapter 41: Two Months Later

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Finalmente dopo due giorni passati a fare controlli su controlli sullo stato delle ossa delle mie gambe, oggi potrò iniziare a fare fisioterapia e successivamente potrò tornare a casa! Non sto più nella pelle, non vedo l'ora di uscire da questo ospedale.

«Lo vuoi capire che non ti vuole vedere?»

Guardo Theo confusa perché non capisco con chi ce la possa avere nostro fratello Isaac ma lo capisco quando sento la voce del suo interlocutore e ringrazio il cielo che Isaac sia testardo come un mulo.

«Sono due mesi che continui a dirmi questa frase!» borbotta Maximilian aggiungendo delle imprecazioni alla fine della frase che credo abbiano sentito fino alla reception «Le devo assolutamente parlare» si impunta

«Ora esco e lo prendo a calci in faccia» dice Theo ma credo che non lo volesse dire ad alta voce data l'espressione che assume quando si accorge di ciò che ha detto «Sei vestita? Devi andare a fare fisioterapia»

Alla sua domanda annuisco e lui mi aiuta a scendere dal letto e a mettermi sulla sedia a rotelle.

«Porti tu?» gli chiedo poco prima di sporgermi per aprire la porta e interrompere la discussione tra mio fratello maggiore e il ragazzo dai capelli ricci
«Possiamo parlare? Ti prego, Ivy» mi viene chiesto da Maximilian con voce tremante ma no, con lui non ci voglio parlare e lui lo deve capire, non voglio avere più a che fare con lui

Theo capendo che non gli voglio parlare inizia a spingere la carrozzina verso gli ascensori e fortunatamente ce n'è uno sul piano.

«Sono in ritardo?» domando all'unica persona presente nella stanza dove si fa fisioterapia
«Sei Ivy, giusto?»
«Purtroppo» mormoro spostando lo sguardo sulle attrezzature presenti «Lui è mio fratello, può rimanere?»
«Certo, si può sedere laggiù»

Theo si va a sedere vicino alla parete mentre io con un po' di fatica mi avvicino al ragazzo e alle sbarre che mi ricordano le parallele simmetriche che vengono usate dai ginnasti, sarà una lunga giornata.

«Hai già provato a fare qualche passo?» mi viene chiesto dal ragazzo intento a sistemare delle cose a me sconosciute
«No, mi è stato tolto il gesso da qualche giorno» lo informo «E sinceramente avevo un po' di paura...» aggiungo vergognandomi per ciò che ho detto

«Non devi assolutamente vergognarti di ciò che hai detto, è normale avere paura dopo aver passato due mesi senza muovere le gambe» mi rassicura dopo poco, si avvicina a me e facendomi poggiare i piedi a terra mi tira su mettendo le mani sotto alle mie ascelle «Prima vorrei farti fare degli esercizi da sdraiata»

Molto lentamente il ragazzo - di cui ancora non conosco il nome - mi fa sedere su dei tappeti e con altrettanta lentezza mi fa sdraiare.

«Quante volte a settimana dovrò venire qui?»
«Direi che tre volte possono bastare.. Lunedì, mercoledì e venerdì ti vanno bene?» mi propone quando inizia a farmi fare un esercizio «Se non avessi voglia di venire qui si può fare anche da un'altra parte»

«Invece di provarci con mia sorella, fai il tuo lavoro» lo riprende con tono scazzato il mio adorato fratellone che a quanto pare ha deciso di fare le veci di Isaac, ma che bello.
«Theo!»
«In precedenza ho assistito delle persone che certi giorni non volevano affatto uscire di casa, così mi sono accordato con loro e i miei superiori per andare a casa loro e fare il mio lavoro» si giustifica il ragazzo dai capelli scuri «Non volevo provarci con nessuno... Se sei così tanto preoccupato che io possa essere un maniaco vai a chiedere al mio capo, confermerà ciò che ho appena detto»
«Non devi giustificarti, mio fratello è stupido» intervengo prima che Theo possa dire qualcos'altro e scusandomi a nome suo

«Direi che puoi provare a fare qualche passo» mi comunica e io a quelle parole non so se sorridere o piangere, ho davvero tanta paura di non riuscirci «Sta tranquilla, andrà tutto bene»

«Fino a dove devo arrivare?» gli chiedo con ansia «Devo arrivare fino alla fine?»
«Arriva fino a dove riesci, io sono qui per aiutarti okay? Non avere paura»

«Scusate l'interruzione, dovrei parlare con Nathan»
«Arrivo subito»

Il fisioterapista - Nathan - esce dalla stanza dopo il medico così Theo si viene a sedere vicino a me.

«Sei un deficiente! Ma dovevi trattarlo male per forza?» gli chiedo senza aspettarmi davvero una risposta da parte sua «Non c'è Isaac e fai le sue veci? La prossima volta non venire proprio»
«E tu non fare la melodrammatica!», «Stavo solo mettendo in chiaro che lui è pagato per lavorare non per flirtare» aggiunge poco dopo girando la testa verso di me
«Smettila! Non ho più dodici anni!»

«Eccomi, scusate»

Nathan mi aiuta ad alzarmi in piedi e a raggiungere le sbarre.

«Quando ti senti pronta, nessuna fretta»

Lentamente afferro le sbarre stringendole con forza per paura che possa cadere da un momento all'altro e mi sforzo di muovere prima un piede e poi l'altro, oggi voglio camminare il più possibile, non ne posso più di stare seduta o sdraiata in un letto a fissare il muro o il soffitto o a guardare film e serie tv sul computer, sono due mesi che ogni giorno faccio le stesse cose: mi sveglio, faccio colazione, mi visitano, film o serie tv - o entrambi se ho abbastanza tempo tra una visita e l'altra -, pranzo in mensa dato che sono pochi i momenti in cui riesco a stare fuori dalla stanza senza che la gente mi fissi e parli di ciò che mi è successo, altre visite mediche, visite della mia famiglia, degli amici e dei ragazzi della palestra, io che evito Maximilian, ceno in camera perché sono troppo stanca per muovermi dal letto e vado a dormire.
Sento le gambe che iniziano a tremare ma non voglio fermarmi, non adesso. Nathan e Theo mi guardano preoccupati perché mi sto sforzando un sacco a fare pochi passi che magari per loro sembreranno una sciocchezza ma che per me sono una sfida che devo superare a tutti i costi.

«Non sei obbligata ad arrivare alla fine delle sbarre, arriva fino a dove riesci» mi ripete Nathan avvicinandosi per assistermi «Dico davvero, se non te la senti non c'è nessun problema e continui la prossima volta»
«Io ce la posso fare e ce la farò, ho solo bisogno di un po' più di tempo» borbotto stringendo i denti per il dolore che sento alle ginocchia ma che ignoro continuando a fare piccoli passi «Devo solo concentrarmi e se tu mi parli io non mi concentro»
«Ivy smettila di trattarlo male, sta solo cercando di aiutarti a riprendere a camminare» si intromette Theo in difesa del fisioterapista
«Ma se anche tu lo hai trattato male!», «Okay la smetto» mormoro quando mio fratello mi guarda male, che palle che è quando ci si mette anche lui, non lo sopporto

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