Capitolo 8

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Passarono le giornate, la tua solita routine "Scuola-AllMight-Studio-Tirocinio" era ripresa inesorabilmente e tu inesorabilmente iniziavi, ogni settimana che passava, a sperare sempre di più che il week-end arrivasse un poco prima. O che durasse un poco di più.

Certo, coi tuoi compagni a scuola eri sempre allegra e spensierata, mentre coi villain c'era sempre chi urlava a qualcuno o chi minacciava di morte qualcun altro. Con tutti, la situazione era tranquilla, avevate conversazioni normali e spesso chiacchieravate del più e del meno come foste grandi amici, se non si consideravano le imbarazzanti conversazioni con Toga, in cui parlavate di "cose di ragazze", tipo ragazzi carini da uccidere.. o capelli. Dabi era rimasto freddo, dopo quello che era successo, per la maggior parte del tempo, a parte qualche in breve sprazzo di tranquillità che condividevate quando dormivate o quando giocavate ai videogiochi, o lo pregavi di giocare a shogi per stracciarlo come rivincita alle tue clamorose sconfitte videoludiche.

Insomma ti eri ambientata in quello strano nuovo mondo che ti circondava.

Quando sentivi arrivare quel bisogno meschino Dabi usciva con te, o quando lui aveva da fare, Toga iniziò a seguirti, loro facevano fuori chi gli dava fastidio (Nel caso di Dabi) e chi le piaceva da morire (Nel caso di Toga), e così tu ci ricavavi qualcosa per te ogni volta e tutto sommato, quella storia ti iniziava a piacere. Era bello avere qualcuno che condivideva con te quello schifo. Coi pulcini di eroe – come vi chiamavano i professori - sarebbe sempre stato sempre impossibile condividere momenti del genere, e come il tuo essere un eroe, anche il tuo rapporto con loro sarebbe sempre stato un qualcosa a metà.

Quella routine a cui tanto ti eri affidata da tutta la vita iniziava a starti stretta, da quando sapevi che durante il fine settimana sarebbe potuto accadere qualsiasi cosa. Finalmente quella non era una routine. Non era un "fare quello che devi e andare avanti". Era libertà. Una libertà particolare ed inesplorata. E completamente tua.

Così ti ritrovasti a sentirti a casa in un covo di maniaci, assassini, violentatori e ladri, mentre restavi un piccolo pesce fuor d'acqua quando ti ritrovavi a scuola.

***

Quella mattina arrivasti alla UA insieme a Mirio, uno dei Big Three, lo conoscevi grazie al fatto che era stato allievo di Nighteye durante il tirocinio dell'anno precedente. Anche con lui e gli altri più grandi si era instaurato un buon rapporto, lui era lì per faccende esterne alla scuola, visto che lo scorso anno si era diplomato, tu eri lì come al solito per fare le solite cose.

Nel frattempo però, qualcosa stava succedendo nel vecchio covo che chiamavi casa. Shigaraki Tomura si grattava il collo come sempre quando era nervoso. Aveva indetto una riunione tra i capi del Fronte, ma la persona maggiormente interessata stava facendo tardi ad arrivare.

Dabi entrò dalla porta con le mani in tasca e senza dire una parola.

"Sei in ritardo." Grugnì Tomura a quell'indifferenza.

"Potevate iniziare senza di me." Fece spallucce e si sedette al suo posto, ancora con le mani in tasca.

"Non potevamo. E adesso chiariamo il perché." Il boss si aggiustò sulla sedia, posando le mani sul tavolo, facendo cura a non toccarlo con tutte le dita ed iniziò a parlare.

Senza che nessuno proferisse parola spiegò di quanto tu potessi utile all'associazione, iniziando dal raccontare la storia sul tuo quirk e sull'esperimento di cui eri stata cavia, fino ad arrivare alle ripercussioni ed al fatto che non avresti mai potuto essere davvero un eroe, del fatto che lui sapeva che nel fondo del cuore, avevi un animo da villain. Parafrasò mille parole per arrivare a dire che, però, gli stavi facendo perdere la pazienza, perché eri lì da quasi due mesi ormai, e non avevi mai detto una parola a nessuno riguardo ad informazioni rilevanti sui pro-heroes o sui tuoi compagni di scuola.

".. Per questo, Dabi, voglio che te la porti a letto." Al ché il ragazzo, che stava bevendo un sorso di birra, in quel momento, iniziò a tossire, quasi affogando, per quella richiesta inaspettata.

"Non credo di avere capito bene, Tomura." Disse tra un colpo di tosse e l'altro e mettendosi a sedere dritto.

"Hai capito benissimo." C'era qualcosa di minaccioso nel suo tono di voce.

"Come diavolo ti è saltata un'idea del genere per la testa? È una cosa impossibile. Mai. No." Si era alzato in piedi dal suo posto per contestare questa scelta di dubbio gusto quando Toga esordì con un "É stata mia l'idea!" Ridendo molto divertita dalla sua reazione.

"E da quando, TU, ascolti le idee di questa pazzoide?!" Urlò a Shigaraki che ancora calmo, ma calcolatore, si alzò andando verso di lui.

"Toga me lo aveva proposto quasi un mese fa, ma avevo scartato l'idea nel primo momento. In realtà non sono stato a sentire lei. Sono stato ad osservare voi. Al modo in cui tu guardi lei quando è girata, o in cui lei guarda te. Se c'è qualcuno che può strapparle qualcosa, quello pari proprio essere tu. Ed io voglio quel qualcosa. A qualunque costo. Quindi fai quello che ti pare. Portala a cena fuori, regalale delle rose, scopatela. Ma trovami qualcosa di utile."

Diede un pugno sul tavolo per concludere il discorso e dichiarò la riunione sciolta, e senza nessupa possibilitá di replica, invitò tutti ad andare fuori dai coglioni.

"Questa me la paghi, Toga." Dabi aveva seguito la ragazza e prendendola per il braccio aveva iniziato a bruciarla mentre la minacciava, lei invece non faceva altro che ridere a quella conclusione della serata, fin troppo curiosa di come sarebbe andata a finire quella storia.

***

"Sono tornata! Ho fatto più tardi per via dell'allenamen-" Entrasti nella stanza vedendo Dabi seduto sul divano che fissava il televisore spento. "Tu-Tutto bene, Dabi?" Trasudava istinto omicida da tutti i pori ed i secondi di silenzio che passarono ti spaventarono ancora di più, così mentre posavi la cartella della scuola ti spiegasti, pensando fosse arrabbiato per colpa tua "Senti, scusami, Aizawa-sensei ha voluto fare una specie di prova tra classi oggi, quindi abbiamo perso un bel po' di tem-" Mentre avevi iniziato a parlare aveva circumnavigato il divano venendo di fronte a te.

Non riuscisti a concludere la frase, perché ti aveva presa di sorpresa abbracciandoti all'improvviso, diventasti rossa, ma non capivi cosa stava succedendo, lui si allontanò un po', così da guardarti negli occhi "Non ho comprato nulla per cena, vuoi fare un giro?"

"Perché stai piangendo?" Ti scappò la frase prima che potessi fermarla in gola. Non piangeva con lacrime fisiche, ma glielo avevi letto negli occhi.

"Sono solo arrabbiato. Non ti riguarda." Con una pausa ti scrutò per qualche secondo e riprese "Allora? Cibo. Ci sei?"

Annuisti sorridendo, così, cambiando un poco il tuo aspetto, come sempre, lo seguisti fuori a cena.

Play With Fire. [DabixReader(OC)]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora