jeon jungkook, uno studente di danza un po' sbruffone, si ritroverà a dover temperare il proprio carattere, scontrandosi con il nuovo insegnante di ballo moderno, il professor park jimin.
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storia completa.
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Jungkook si svegliò lentamente, per via di un raggio di sole che gli cadeva proprio sul viso.
Il corvino si stiracchiò, tendendo una gamba per avvolgere Jimin, sentendo però il vuoto affianco a sé.
Jungkook si stropicciò gli occhi, alzando il busto dal materasso.
«Jimin-ssi?»
Il corvino si guardò intorno, stranito, prima di sorridere, pensando che probabilmente il biondo fosse in cucina a preparare la colazione come qualche giorno prima.
Il corvino ridacchiò, dirigendosi verso ls cucina, mentre si stroppicciava ancora gli occhi con le mani.
«Jimin?»
Jungkook si girò intorno, nella cucina completamente vuota.
Immediatamente il suo cuore iniziò a battere velocemente, facendogli sentire la pressione fin dentro le orecchie.
Il corvino si avvicinò al divano, notando che tutte le cose che erano di Jimin erano letteralmente sparite.
Jungkook corse al tavolo per recuperare il cellulare, provando a chiamare il biondo.
«Forse è successo qualcosa-»
Jungkook mormorò a bassa voce, parlando con sé stesso.
Il cellulare riattaccò da solo immediatamente, con una voce meccanica che gli diceva che il numero era inesistente.
«Ma che cazzo-»
Jungkook guardò il cellulare, stranito, lanciandolo sul divano e portandosi una mano tra i capelli.
Il corvino tornò in camera, notando che sul comodino della propria stanza mancava anche la spazzola che il biondo aveva portato con sé la settimana prima.
Era sparito proprio tutto, era sparito Jimin.
Jungkook si morse il labbro, sentendo un nodo alla gola.
Si diresse alla cucina vuota, sedendosi su una delle sedie che erano al tavolo.
Si accostò lentamente, agitandosi sulla sedia.
«Jimin-ssi, mi spezzi il cuore così-»
Jungkook parlò con voce incrinata, poggiando poi la fronte sul bordo del tavolo, sopraffatto dal dolore.
Il corvino rimase in quella posizione per alcuni minuti, finché non scoppiò a piangere.
Jungkook iniziò a singhiozzare, portandosi le mani tra i capelli, come per darsi la forza di non uscire di senno.
Le lacrime scesero dai suoi occhi, cadendo direttamente sul pavimento sottostante.
«N-Non ce la faccio più»
Poco più lontano dalla casa di Jungkook, Jimin era a casa sua, tremante, vestito di tutto punto.
Era seduto sul divano del proprio soggiorno, mentre si asciugava i palmi delle mani sudate sul pantalone.
Deglutì, mentre aspettava sul divano che arrivasse a casa sua il suo ex.
Jimin si leccò le labbra secche, finché non sentì il campanello dell'appartamento suonare.
Il biondo saltò letteralmente sul posto, alzandosi poi con le gambe molli per dirigersi alla porta.
Pose una mano sudata sulla maniglia, aprendola lentamente.
Taemin, in tutta la sua imponenza e con le sue valige, lo guardò con insufficienza dall'uscio della porta, prima di sorridergli.
«Sono tornato, Jiminie, non sei contento di vedermi?»