Agape stava sellando il suo destriero, quando sentì qualcosa pungolarle la gamba; era Keraan. La Shariwa sorrise e gli accarezzò la testa, dicendogli che sarebbe tornata presto. Il lupo uggiolò, pretendendo ulteriori coccole.
- Non devi preoccuparti per me Keraan: so badare a me stessa. In mia assenza sei tu a dover vegliare sul Castello: mi raccomando, proteggili. -
Mentre accarezzava il suo compagno, vide arrivare i suoi sodati col prigioniero.
- Slegatelo. - ordinò e così fecero.
Beril si massaggiò i polsi e guardò in giro, confuso.
- Perdonatemi ma... dove si trova il mio cavallo? -
- Lo stanno preparando i miei scudieri, non preoccuparti. -
Infatti poco dopo arrivò un magnifico stallone isabella[*]. Beril lo squadrò da capo a coda, assicurandosi che stesse bene e che fosse effettivamente il cavallo con cui era partito. Una volta terminata la sua scrupolosa ispezione, vi salì in groppa.
- Andiamo, forza. -
I due partirono al galoppo, percorrendo il sentiero che li avrebbe portati a Karua entro il primo pomeriggio. Dietro di loro Keraan ululò di preoccupazione.
Con il suo dolore che rimbombava nelle orecchie, Agape continuò la cavalcata, diretta verso quel regno che la odiava, verso un re che la voleva morta, verso un pezzo della sua vita con cui non voleva più avere nulla a che fare ma che la chiamava a sé con forza inaudita. Si stava dirigendo nella fossa dei leoni, dove il capobranco una volta era stato il suo migliore alleato.
Arrivarono alle porte di Karua e la Salvatrice sentì un senso di oppressione al petto. Quello era il luogo dove avevano perso la vita sua madre e la sua Maestra. Stranamente non c'era nessuno in giro e questa cosa non le piaceva, non le piaceva affatto.
- Ma che gradevole accoglienza... dove sono tutti? - chiese al messaggero.
- Si sono tutti rifugiati nelle loro abitazioni, erano a conoscenza del Vostro arrivo. Il re ha reso pubblico il fatto che oggi avreste colloquiato con lui. La gente vi teme molto... -
- Ovvio, tutti hanno paura di ciò che non conoscono, ma il re non aveva nessuna garanzia del fatto che avrei accettato. -
- Eppure siete qui. -
Agape non replicò e si sbrigò ad attraversare il regno, fino ad arrivare al palazzo reale. Lì vide il perimetro controllato da moltissime guardie, che la scrutavano mentre passava, con sguardo carico di risentimento, come se avesse fatto loro del male. Non aveva mai fatto nulla contro la gente di Karua, semmai era sempre stato il contrario.
Varcò la soglia del castello e una voce familiare l'accolse, facendole venire i brividi. Damon.
- Benvenuta nella mia umile dimora, Agape. E' da molto che non ho il piacere di una tua visita, devo dire che ti trovo davvero in gran forma. -
La donna lo guardò con astio, soffermandosi su come il tempo fosse stato inclemente con lui.
- Vorrei poter dire lo stesso di te. - rispose sarcastica. Si sentì addosso quello sguardo di ghiaccio, pieno di rabbia e falsa cortesia.
- Tu invece sei rimasta uguale; non hai nemmeno una ruga sul viso. Sei come una rosa appena sbocciata: meravigliosa. -
Agape sapeva benissimo di non doversi lasciare ingannare dalle sue parole, era come un serpente: prima o poi avrebbe sputato veleno.
- Sappi che non mi lascerò ingannare dalle tue lusinghe, so benissimo che razza di persona sei. Dimmi di cosa vuoi discutere con me e poi lasciami tornare dalla mia gente. -
- Perché non ne discutiamo in un luogo un po' più appartato? Così avremo modo di parlare con calma. -
Agape acconsentì, solo perché voleva che quella faccenda finisse il più in fretta possibile. Salirono al piano superiore ed entrarono in una stanza appartata, illuminata dalla luce delle candele. Damon le offrì un posto a sedere su una poltrona color vinaccia, ma lei rifiutò.
- Preferisco stare in piedi. -
Damon annuì e le offrì da bere e ancora una volta Agape declinò. Mentre il Re sorseggiava il suo vino, la donna si guardava attorno, in cerca di eventuali pericoli. Non trovandone di immediati, si rilassò momentaneamente.
- Allora, di cosa volevi discutere con una strega? -
- Pensi che sia una trappola? Pensi che io ti odi, vero? -
- Ho motivo di sospettare che tu mi voglia morta, sì. -
Damon la guardò sbigottito, negando ciò che lei aveva appena detto.
- Eppure è questo che hai promesso ai tuoi sudditi pochi giorni fa, o sbaglio? Che avresti eliminato le streghe da Karua. -
- Oh Agape, non crederai veramente che io sia un mostro senza cuore, vero? -
La donna lo guardò in modo significativo, e aggiunse: - Tu hai fatto passare me per un mostro per così tanti anni, quando invece l'unico essere immondo eri tu. -
Damon si alzò di scatto, con il viso paonazzo dalla furia.
- Come osi mancarmi di rispetto qui, nel mio castello, dove ti ho gentilmente invitata? -
- Tu non mi hai mai portato rispetto, nemmeno quando eravamo ancora una famiglia. Perché dovrei portartene ora che sei mio nemico e minacci ogni giorno me e il mio popolo? -
- Perché le vite delle streghe che vivono qui, a Karua, sono nelle mie mani. Ricorda, sono io a decidere del loro destino. -
Agape si lasciò sfuggire un'espressione di paura e Damon ne approfittò.
- Ma so essere un re magnanimo, anche con i peccatori che insudiciano il mio regno. Volevo parlarti di loro, delle tue compagne, come le chiami tu, che abitano qui. -
La donna si fece attenta, capendo che suo fratello non stava scherzando.
- Va' avanti, ti ascolto. -
Damon, conscio di avere la sua attenzione, scelse accuratamente le parole per ciò che stava per dire.
- Io acconsentirò a lasciar andare le streghe che si trovano a Karua, comprese anche quelle che stanno per essere condannate. Ti giuro che non verrà fatto loro alcun male e saranno libere di andare ovunque vogliano. -
Ad Agape quella prospettiva non convinceva.
- C'è una condizione, giusto? -
- Sei perspicace. Sì, c'è una codizione. -
- Quale? -
- Io permetterò alle streghe di partire, a patto che tu giuri di servirmi fedelmente come mia concubina. -
Agape non seppe se ridergli in faccia o andare a vomitare in un angolo della lussuosa stanza. Come si era permesso di avanzare una tale richiesta? Sapeva cosa fosse il decoro?
- Non acconsentirò mai a questa tua disgustosa e scellerata pretesa. Tu lascerai che le Shariwae vengano con me, al sicuro da pazzi fanatici come te e la tua gente. E questo è quanto. -
Damon l'afferrò per un polso e l'avvicinò a sé, schiumante di rabbia e le disse:
- Tu non puoi darmi ordini, non hai nessuna autorità per venire qui e avanzare richieste. Qui le uniche voci che contano sono quella di Dio e quella del re, la mia! -
Agape si divincolò dalla presa del re e si allontanò, mettendo mano sul pomolo della sua spada.
- Tu non sei il mio re e il tuo Dio non è il mio, né quello della mia gente. Non hai alcun diritto di decidere per loro. Farai sì che possano partire in sicurezza e arrivare al mio Castello; così facendo non avrai più la presenza delle "streghe" a minacciare il tuo popolo. Mi sembra più che equo come scambio. Inoltre, ti sei appena sposato, non ti serve una concubina, tutti i tuoi peccati carnali li puoi consumare con quella povera malcapitata che è diventata tua moglie. -
Il re tentò di avvicinarsi nuovamente, ma lei estrasse la spada e gliela puntò contro.
- Non avvicinarti di un altro passo - lo minacciò la donna.
- Altrimenti? Che cosa farai? - la sbeffeggiò Damon.
Agape sorrise ed evocò una fiamma sul palmo della mano. Lo guardò indietreggiare, spaventato.
- Brucierò Karua fino alle fondamenta. Scatenerò la furia della Dea sul tuo regno, non avrai un attimo di pace fino a che io sarò viva. Prima di poter minacciare di nuovo le Shariwae dovrai passare sul mio cadavere. -
Damon, in un attimo, perse tutta la sua spavalderia: non sapeva cosa fare, era terrorizzato. Le fiamme delle candele che illuminavano la stanza si erano levate dalla cera ed erano andate a unirsi a quella sulla mano della Salvatrice. L'uomo cadde a terra, indietreggiando.
- Cosa c'è Damon? Hai forse paura di me adesso? - chiese lei, con voce melliflua. I suoi occhi erano illuminati dalla fiamma che aveva evocato e sembravano dei rubini brillanti, accesi di una rabbia che a stento riusciva controllare. Intanto Damon la guardava a bocca aperta, con gli occhi sgranati e colmi di terrore cieco. Tremava da capo a piedi e il cervello non funzionava a dovere, non sapeva cosa fare o dire. Il suo sguardo era fisso sul fuoco che danzava nella mano della sorella.
Lei si avvicinò ancora, abbassandosi alla sua altezza e mettendogli la fiamma di fronte. Lo guardò negli occhi, sorridendo in maniera inquietante. Chiuse il pugno e la stanza si fece buia. Si mise in piedi davanti al fratello e alzò la spada sopra la testa. Il cuore di Damon batteva come impazzito, sapendo cosa sarebbe successo di lì a breve.
- Avresti fatto bene ad averne fin dall'inizio! - urlò Agape piena di rabbia.
Il re chiuse gli occhi e aspettò il colpo. Stava per abbattere la lama sul tanto odiato fratello, quando qualcuno entrò nella stanza, proiettando un'ombra lunga e sottile sul muro della parete opposta. La figura si fece avanti, con portamento regale e un'andatura fiera. Agape si stupì nel constatare che fosse una ragazzina. Aveva forse la metà dei suoi anni e in testa portava un diadema riccamente ingioiellato.
- Vi chiedo cortesemente di allontanarvi da mio marito, Strega Bianca. -
"Marito?" si chiese la donna sbigottita. Abbassò l'arma, guardando prima la giovane sovrana e poi Damon. Quest'ultimo le fece ancora più ribrezzo; la Regina avrebbe potuto benissimo essere sua figlia.
- Come desiderate, Vostra Maestà. - disse, inchinandosi.
- Sire, vi chiederei di lasciarci da sole, io e Wa Agape abbiamo molto di cui discutere. Inoltre, avete anche un altro appuntamento. La Marchesa vi sta aspettando nella Sala del Trono.-
Damon serrò la mascella, sentendosi umiliato dall'intervento della moglie. Però uscì senza discutere, non aveva intenzione di rischiare nuovamente la vita.
Quando le due donne rimasero sole, la regina chiese ad Agape:
- Potreste riaccendere le luci per cortesia? -
- Certamente. - con uno schiocco di dita riaccese tutte le candele.
- Sediamoci, vi dispiace? -
Agape acconsentì, fece un inchino e si sedette.
- E' un piacere conoscervi Vostra Maestà. Il mio nome lo conoscete già ma io non conosco il Vostro. -
- Il mio nome è Reanna, Wa Agape. -
- Come conoscete la lingua Antica? -
- I miei Maestri mi hanno istruita bene. Hanno insistito molto che io imparassi tutta la storia di Karua, su indicazione di mia madre. Quindi non solo la Storia dei Re e delle Regine di Karua, ma anche quella precedente a loro. Quella delle Shariwae, del Vostro popolo. Vi ho molto a cuore Wa Agape. Non pensate assolutamente che io sia come questi poveri sciocchi timorati di Dio. Conosco la Dea e la venero, anche se non posso partecipare ai raduni, come invece faceva mia madre in segreto da tutti. -
- Vostra madre è una Shariwa? -
- Lei si definiva così, anche se non aveva nessun potere straordinario. E' morta da molto tempo ormai. Se fosse stata viva, io non sarei Regina adesso. Si sarebbe opposta al matrimonio con tutte le sue forze. -
Agape rispose che capiva. Nemmeno lei, se fosse stata madre, avrebbe mai permesso che sua figlia sposasse un uomo così tanto più vecchio di lei. Soprattutto sapendo cosa le aveva fatto.
- Vi chiedo scusa se la domanda che vi farò può risultare invadente, ma devo porvela per mettermi l'anima in pace. -
Reanna le fece segno di proseguire.
- Ditemi sinceramente se Vostro marito ha rispettato gli accordi matrimoniali, se vi tratta con il dovuto riguardo. -
La sovrana strinse le labbra in una smorfia di rabbia e rassegnazione.
- Ovviamente no, Wa Agape. Dopotutto lo conoscete meglio di me, sapete che razza di viscido maiale egli sia. -
La sua voce tremava e gli occhi si fecero lucidi. Agape sentì le mani formicolare, e la rabbia che teneva sopita nel profondo del suo animo, risalire come lava ardente lungo la sua gola.
- Avrei dovuto ucciderlo quando ne ebbi l'opportunità. Vi chiedo perdono per la situazione che state vivendo, in parte è anche colpa mia. -
Reanna le prese una mano e Agape la sentì così piccola e calda, che le si strinse il cuore. Non poteva lasciarla alla mercé di quel bastardo.
- Non dovete incolparvi per il mio Destino, Wa Agape, voi non centrate assolutamente nulla. -
Eppure Agape non riusciva a non sentirsi in colpa. Se l'avesse ucciso quindici anni prima, anziché pensare a fuggire, ora Reanna non si sarebbe ritrovata in quell'orribile situazione.
- Inoltre non siamo qui per discutere di questo, ma delle Shariwae. Vi prometto che come Regina farò tutto il possibile per aiutarVi nella Vostra impresa. -
Agape la guardò riconoscente.
- Vi ringrazio infinitamente, a nome mio e del mio popolo. -
- Non dovete. Le Shariwae sono anche mie suddite ed è mio compito difenderle. Non lascerò che un gruppo di fanatici le trucidino solo per delle sciocche convinzioni che hanno importato nella nostra terra. La Caccia alle streghe finirà, Ve lo prometto. Lavoreremo insieme affinché questo possa accadere. -
La Shariwa non sapeva cosa dire, non aveva parole per dire quanto fosse grata alla Regina per l'aiuto prezioso che stava loro offrendo.
- Non so davvero come ringraziarvi Vostra Maestà, se aveste mai bisogni di me, per qualsiasi cosa, non esitate a contattarmi. -
- Vi chiedo solo una cosa in cambio, Wa Agape. -
- Certamente, chiedete pure. -
Reanna la guardò con occhi pieni di decisione e le sue parole erano espresse con la rabbia più nera.
- Quando arriverà il momento, non esitate a uccidere Damon. -
Agape annuì, inginocchiandosi davanti alla Regina. Le prese una mano e la baciò.
- Ve lo prometto. -
La giovane si rilassò visibilmente e si accordarono sul metodo in cui si sarebbero parlate.
- Vi invierò un falchetto ogni settimana. Lo riconoscerete perché legherò a una zampa un nastrino bianco. -
Le due donne uscirono dalla stanza, e Reanna l'accompagnò all'entrata del castello e attese di vederla partire con il suo cavallo; la osservò correre fino ai confini di Karua, poi la perse di vista.
Agape cavalcava veloce e, quando arrivò al Maniero delle Shariwae, poté tirare un sospiro di sollievo. Scese da cavallo e, non appena mise piede per terra, vide Keraan venirle incontro. Lei allargò le braccia e il lupo lo prese come un invito a correre più velocemente. Quando si ritrovarono a pochi metri di distanza, il Famiglio saltò, facendosi prendere in braccio dalla compagna. Agape si diresse dentro il castello così, con un sorriso trionfante sul volto e il suo lupo in braccio.
Fu accolta con gioia, erano felici di vedere che stava bene e che aveva nuove buone per loro. Quando raccontò del suo incontro con la Regina, urla di giubilo si levarono in alto, facendole fischiare le orecchie. Per Agape quella era una piccola vittoria e decisero di festeggiare. Quella sera ci furono canti e balli, che proseguirono fino al mattino seguente. Agape non ricordava di essersi mai divertita così tanto. Il sorriso rimase sul suo volto per ore e ore, riuscì addirittura ad eliminare per poco la rabbia che le rombava nel petto giorno e notte.
Pochi minuti dopo che il colloquio tra la Regina e la Strega Bianca fu terminato, un piccolo topo uscì dalla stanza, alla ricerca della sua Padrona. Rischiò di farsi calpestare più e più volte, ma alla fine arrivò da lei.
Evelyn prese il piccolo Famiglio da terra e se lo portò all'orecchio. Ascoltò cosa avesse da riferirle e sul volto arcigno della donna apparve un sorriso malefico. Il suo minuscolo aiutante aveva fatto un ottimo lavoro, quelle erano informazioni preziose per la sua prossima mossa.
[*] ringrazio @gloriadidomenico per la precisazione sul manto del cavallo
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Le streghe di Karua
Fantasy~ CONCLUSA ~ ~ DA REVISIONARE ~ Agape è la Strega per eccellenza, la megera che terrorizza Karua; per i suoi abitanti ella non è altro che un essere maligno, senza anima, mandata dal Demonio per distruggerli. Per le Shariwae, invece, rappresenta una...
