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18. Infettarsi

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𝑳𝒂𝒏𝒂

Ogni patologia inizia con una fase di latenza, in cui il patogeno, che sia virale o batterico o di qualsiasi altra specie, si insedia nell'ambiente favorevole allo svolgimento della sua vita.

Non lo capisci subito che hai preso un raffreddore o una brutta influenza, il nostro organismo necessita sempre un po' di tempo prima di rispondere agli attacchi estranei, così come il patogeno ha bisogno del medesimo tempo per assicurarsi di avere gli ingranaggi nel posto giusto e poter iniziare quindi a divorarci dall'interno.

Può succedere in qualsiasi modo, ogni microrganismo ha un punto d'entrata differente; basta una gocciolina di saliva, una ferita sporca, un rapporto occasionale o lo scambio di sangue. Una mossa falsa e sei sul punto di non ritorno.

E non te ne accorgi subito, serve tempo, poco a poco i sintomi si manifestano. All'inizio pensi che non sia niente, fino a quando la malattia non ti colpisce in pieno e ti lascia senza respiro.

Io non avevo nessun malore, ma era bastato un bacio sconsiderato a dare via a tutto. Perché l'amore non arriva all'improvviso, l'amore si sviluppa come una malattia: prima infetta e poi aspetta il momento giusto per scatenare i suoi sintomi.

Baciare Seth quella sera non era stato differente dal baciarlo come la volta precedente, ma c'era stato un attimo fulmineo, un briciolo di sentimento inespresso, una falla in quel sistema emotivo che entrambi avevamo costruito che aveva preso a far battere il mio cuore a un ritmo differente. Una cantilena che prima non era mai stata, la soffusa melodia dello scorrere del mio sangue era cambiata in quell'attimo fugace ed era stato come se il mio cuore fosse stato sostituito da un altro. Mi sentivo come se fossi appena stata sottoposta aun trapianto.

Non successe altro. Non ne diedi modo, perché nel preciso istante in cui le sue labbra avevano lasciato andare le mie avevo iniziato a percepire quel familiare calore promiscuo che mi rimbombava nell'epidermide tutte le volte che lui mi raggiungeva in quel modo e i suoi occhi calanti a osservare le mie labbra arrossate, quasi desiderosi, erano bastati a convincermi che avrei dovuto mettere un punto a quella situazione.

Così mi allontanai e mi sollevai in piedi, senza dire nulla ripresi le mie scarpe abbandonate sulla moquette e la mia pochette poggiata distrattamente su uno dei mobili. Andai via senza guardarmi indietro. Questa volta, Seth non mi chiese di aspettare.

Il mattino seguente mi svegliai nella mia camera d'hotel, il cielo così limpido da non sembrare nemmeno di stare più in Inghilterra e il sole così vivido da farmi quasi credere che quella nottata non fosse mai accaduta. Il seminario proseguì senza problemi e io mi accontentai di restare in disparte a farmi gli affari miei per il tempo restante a Brighton, anche quando Carter tentò di coinvolgermi con i suoi amici non riuscii ad abbandonare quel bisogno di solitudine che aveva preso a raschiarmi il cranio dall'interno. L'unica cosa che desideravo a quel punto era tornare a casa.

Alla fine del corso, dopo aver evitato accuratamente il dottor Murdock e aver tentato di comprendere quanto più mi fosse possibile di quelle spiegazioni interminabili, riuscii a compilare, a mio parere senza problemi, il test per la graduatoria che avrebbe poi decretato il fortunato specializzando che avrebbe accompagnato il dottor Murdock in Africa. Per poi finalmente riuscire a tornare a Londra e abbandonare alle mie spalle Brighton e tutto ciò di cui fosse fatta, compresi i pensieri inespressi e le rivelazioni eccessivamente intime che aveva custodito.

Genesis si mostrò particolarmente interessata non appena rientrai con il mio zaino appeso alle spalle, indisturbata sedeva sulla sua poltroncina intenta a studiare un intervento direttamente dai suoi appunti. «Allora, come è andata?» mi chiese con tono curioso, alzando i suoi occhi vispi su di me ancor prima che potessi chiudermi la porta alle spalle.

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