𝑺𝒆𝒕𝒉
La luna era alta, il suo spicchio vegliava su Londra come un occhio socchiuso. La invitava a riposarsi, a chiudere le palpebre e prendere sonno.
Ma io quella notte non avrei dormito, era stata una certezza che mi era piombata addosso nel momento esatto in cui avevo varcato la soglia d'entrata del mio appartamento. Il silenzio abissale mi aveva messo sull'attenti, mentre con la fatica che mi portavo ancora dietro dall'allenamento tentavo di richiamare Lana.
«Lana, ci sei?» controllai il soggiorno e la cucina di sfuggita, mentre abbandonavo le mie cose accanto al divano per correre verso le camere da letto, ripensando distrattamente alle ore intense di allenamento appena affrontate.
Percorsi con lo sguardo ogni millimetro della casa, richiamando il suo nome più e più volte, solo per rendermi conto, una volta dentro la piccola camera di Effy, che la bambina era rimasta dormiente nella sua culla e che di Lana non ci fosse più traccia.
La mia testa aveva preso all'istante a immaginare ogni scenario possibile, anche mentre prendevo Effy in braccio e la svegliavo dal sonno solo per assicurarmi che almeno lei stesse bene, l'unica cosa che riuscivo a chiedermi era se tutto quello che stavo vivendo fosse un terribile scherzo della vita.
Effy scoppiò a piangere tra le mie braccia, mentre io ripetevo in un loop il perimetro della casa per accettarmi che non fosse rimasta incosciente in qualche angolo difficilmente visibile; ma il mio appartamento non era così grande ed ero certo che di lei non ci fosse nemmeno l'ombra.
Per un momento, tentai di riacquistare lucidità. Non poteva essersene andata e aver lasciato la bambina sola, senza nemmeno avvertirmi. Questa era una cosa che ero certo non avrebbe fatto, anche se avesse voluto abbandonare me, non avrebbe mai abbandonato Effy.
Con quella consapevolezza, con Effy che riprendeva sonno contro la mia spalla, tornai in cucina. E lì lo vidi, il messaggio che mi aveva lasciato.
Il post-it sul frigorifero riportava una scritta leggera che sembrava essere stata tracciata così di fretta che alcune lettere si leggevano appena. E mentre a stento mi rendevo conto di cosa ci fosse scritto, tirai fuori il telefono dalla tasca dei miei pantaloni per poter comporre il numero di Thomas.
Uno squillo dopo l'altro, i miei occhi tornavano sulle parole che aveva scritto. Lasciandomi con il fiato sospeso a chiedermi dove fosse finita.
MI HANNO PRESA T. I. A.
Quando Thomas e Genesis fecero irruzione in casa mia solo dieci minuti più tardi, Effy era tornata a dormire nella sua culla e io mi ero assicurato che ogni possibile seconda entrata fosse barricata, oltre al fatto che non ci fossero persone indesiderate in casa. Nonostante questo, credevo ancora fermamente che quella notte non avrei chiuso occhio.
«Sei sicuro che l'abbiano presa?» fu la prima cosa che Thomas mi chiese, mentre lui e Genesis mi seguivano nel soggiorno. Presi posto sul divano, tentando di calmare il respiro mentre stringevo le radici dei miei capelli tra le dita, in preda alla frustrazione.
«Questo me lo dovreste dire voi, no?» alzai lo sguardo sui due ragazzi che mi osservavano inquieti, vestiti delle loro divise. «Siete voi che la proteggete, giusto? E allora perché non sapete nemmeno dove diavolo si trovi in questo momento?»
Nel notare il volto di Genesis indurirsi, tentai invano di ritirarmi. La consapevolezza che ci fossero delle guardie pronte a salvarla in caso di pericolo mi aveva permesso di non lasciarmi influenzare dal terrore che mi scaturiva il solo pensiero che il dottor Black sarebbe potuto arrivare a lei, ma più ci riflettevo, più mi rendevo conto che non avrei dovuto lasciarla sola.
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Chemical Hearts
Romantika"Io ero un cuore selvaggio e lui era le costole che mi proteggevano, ma allo stesso tempo mi imprigionavano. Lui era ciò che più era capace di tenermi al sicuro, ma gli sarebbe bastato spezzarsi per trafiggermi." • VINCITORE WATTYS 2022 DISPONIBILE...
