29. Sarò, sarai, saremo

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Il muscolo cardiaco del pesce zebra, col soccorso delle sue cellule riparatrici, possiede la capacità di rigenerarsi nell'arco di pochi mesi.
Somiglia molto a te: il cuore spezzato è un problema che non lo riguarda.

𝑳𝒂𝒏𝒂

In quel periodo della mia vita, non mi succedeva spesso, anzi quasi mai, di svegliarmi riposata. Senza contare che succedeva raramente che non mi svegliassi più volte durante la notte.

Avrei dovuto cercare la ragione di quella mia incapacità di riposare più a fondo, senza fermarmi alla semplice giustificazione che fosse il lavoro a rovinarmi il sonno, ma era diventato per me istintivo affibbiare la colpa di qualsiasi emozione negativa mi disturbasse allo stress dovuto ai turni infiniti. Dovevo ammettere che questo era in parte vero. Mi sembrava di essere sempre troppo sull'attenti, troppo intenta a chiedermi dove il tempo mi avrebbe portata, se ciò che stavo facendo della mia vita fosse giusto e poi, più di tutto, non riuscivo a non sentire quella profonda consapevolezza che la vita mi stesse sfuggendo di mano.

E non te ne accorgi quando la vita ti sfugge di mano, te ne rendi conto, ma non lo sai per certo fino a quando non resti distrutta tra le stesse macerie delle tue fondamenta. Perché nessuno ti dice che c'è qualcosa che non va e la negazione non è solo un processo di rifiuto, ma una fase di speranza. Credi di potercela fare, anche se non sei fiduciosa, conti nel fatto che ci sia ancora tempo per sistemare le cose e non chiedi aiuto, ma è nel momento in cui perdi il tuo sonno che dovresti capire che la tua vita ha appena iniziato a sgretolarsi. Piano, ma forte; a frequenze così alte che se nel buio della tua stanza chiudi gli occhi e ti concentri ad ascoltare, riesci a sentire il cuore che batte troppo veloce per essere pronto a riaddormentarsi.

Probabilmente il mio cuore era rotto e io avevo bisogno di un cuore nuovo che potesse sopportare tutto quel peso, ma non ero ancora pronta ad abbandonare la Lana che ero sempre stata. Non ero ancora pronta a prendere decisioni tanto importanti, così come a fare una scelta a lungo termine senza essere in una questione di vita o di morte.

Queste erano state le mie prime sensazioni quando mi ero addormentata di nuovo a Bristol, nella mia camera da letto di quando ero adolescente, perché il sonno questa volta non si era spezzato, ma non era proprio arrivato. Mi era bastato calpestare il suolo di Saint Ives per realizzare quanto ero in realtà scombussolata dentro.

Mi ero sentita così, inizialmente: estremamente fragile. Avevo percepito la dolcezza della mia città riavvolgermi, ma il tempo era accelerato intorno a me mentre io ero rimasta bloccata a quel momento in cui lui mi aveva abbandonata. Non avrei mai ammesso a me stessa che provavo per Seth un sentimento più profondo di quanto avrei dovuto, ma non ero così sciocca da non comprendere dove avessi sbagliato. Era stato nelle piccole cose, non si era trattato solo del bacio, ma dei gesti più premurosi e banali e degli sguardi incrociati di sfuggita nei corridoi dell'ospedale.

Il tempo dentro di me per rimettersi in pari con quello all'esterno aveva dovuto correre due volte di più e questo mi aveva fatto comprendere la reale questione delle cose. Mi ero sentita ferita, più di tutto perché forse avevo trovato in Seth qualcuno con cui poter condividere le emozioni più banali e avevo realizzato che aprirmi con lui non aveva fatto altro che distruggermi.

Non sarei mai stata capace di ammettere a me stessa che probabilmente avesse ragione, che dopo tutte le volte in cui eravamo stati insieme era possibile che il baciarci le lacrime a vicenda per asciugarle ci avesse spinti troppo oltre e a legarci in un modo troppo soffuso per permetterci di separarci con una linea netta.

Non avrei lasciato però a lui e alla rabbia la possibilità di rovinarmi il Natale, perché tenevo pur sempre alla mia famiglia e non avrei voluto per alcun motivo al mondo sprecare quei giorni liberi dal lavoro insieme a loro.

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