𝑳𝒂𝒏𝒂
L'errore più grande che un medico può fare, è quello di credere che la vita sia la risposta giusta a tutto. Sperare che un paziente resti in vita, a discapito della sua dignità. Desiderare di salvarlo, nonostante la terribile sofferenza che la terapia può causare. Tenerlo in vita, contro la sua volontà.
Ci sono situazioni, in cui la vita non è l'unica cosa che conta. A volte, bisogna fare spazio a possibilità che includono l'interruzione della vita, ma che danno l'opportunità di migliorarne la qualità. E quando queste due cose sono in contrasto, quando c'è bisogno di scegliere tra la qualità e la quantità del tempo che si ha a disposizione, ci si rende conto che non basta tessere una fitta rete di salvataggio, certe volte, bisogna solo imparare a lasciare andare le persone. Anche se fa male, anche se ci riduce a pezzi.
E proprio per questo, non erano i morti a farmi paura. Ma i vivi.
Quella mattina non avevamo seguito il seminario, Seth mi aveva mandato un messaggio e mi aveva chiesto semplicemente di farmi trovare pronta nella hall dell'hotel. Così avevo fatto, visti e considerati gli innumerevoli pazienti che avevamo ricevuto il giorno prima al villaggio, immaginavo che perdere del tempo a seguire spiegazioni su come intervenire in campo potesse essere considerato controproducente anche da parte di uno come Seth.
Non mi fu difficile accettare le sue condizioni, perché non vedevo l'ora in realtà di poter tornare in quel posto con più medicinali possibili nella speranza che avrebbero potuto, anche se in minima parte, migliorare le cose.
Così avevo iniziato a respirare l'aria dell'Egitto e a sentirla un po' più mia, con la speranza che affiorava a tratti indecisi, come barlumi fiochi, ma abbastanza luminosi da convincermi che ne valesse la pena. Era difficile cercare di essere felice al Saint Mary Hospital, a Londra ogni giorno sembrava simile all'altro, come se non ci fosse un briciolo di ebrezza che potesse ricordarmi quanto piacevole fosse in realtà la mia vita. Ma lì giù, nel caldo più afoso, quella giornata era iniziata per me con una certa felicità sospesa.
Raggiunsi Seth in perfetto orario e lo individuai subito, mentre era intento a riferire alcune cose all'addetto alla reception, probabilmente riguardo il nostro taxi. Era assurdo il modo in cui non importava in quale parte del mondo mi trovassi, quante persone ci fossero nella stanza e quale fosse la situazione, i miei occhi sarebbero sempre corsi su di lui per permettermi di accertarmi che anche nel peggiore dei casi, lui fosse lì con me.
Mi avvicinai per niente titubante quando si rimise lo zaino in spalla e rivolse la testa al resto della sala, così senza salutarmi mi fece cenno con la testa di seguirlo, incamminandosi poi verso l'uscita. Il caldo infernale iniziò a picchiare contro la mia testa in raggi di sole accesi, facendomi immediatamente sentire la mancanza dell'aria condizionata dell'hotel.
«Dobbiamo prima fermarci a prendere alcune cose», mi riferì, mentre salivamo sul taxi fermo ad attenderci. Non mi sorpresi del modo freddo con cui mi si rivolse, a dire il vero gliene fui piuttosto grata perché avremmo passato sicuramente molto tempo insieme nei giorni a venire e non volevo che tutte le cose successe tra noi potessero in un qualche modo influire sul lavoro. Eppure, mi sembrò comunque estremamente distante. Come se fossimo lontani anni luce, quando invece eravamo seduti l'uno di fianco all'altra. Seth diede le indicazioni al tassista per il mercato e poi gli disse che ci avrebbe dovuti aspettare per portarci a lavoro.
Il tassista ci abbandonò a qualche passo di distanza dalla nostra destinazione e quando alzai gli occhi per osservare la bellezza colorata di Khan el-Khalili, ne rimasi immediatamente catturata. La moltitudine di persone intente a destreggiarsi tra le bancarelle animavano il quartiere con un vociferare promiscuo, le ombre colorate dai tendoni riparavano dai raggi solari e c'era della musica proveniente in lontananza. Seth non si accertò nemmeno che lo stessi seguendo, prese a camminare con una certa maestria tra le persone e mi affrettai a stargli dietro nella speranza di non perdermi.
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Chemical Hearts
Romance"Io ero un cuore selvaggio e lui era le costole che mi proteggevano, ma allo stesso tempo mi imprigionavano. Lui era ciò che più era capace di tenermi al sicuro, ma gli sarebbe bastato spezzarsi per trafiggermi." • VINCITORE WATTYS 2022 DISPONIBILE...
