❝Come due pezzi di carbone trasformati in perle dalla pressione della nostra dura esistenza. Bellezza che nasce dal dolore.❞
𝑳𝒂𝒏𝒂
La mia fortuna più grande era stata una margherita cresciuta in un prato consumato; lì dove il sole non arrivava perché gli abeti facevano ombra, si irradiava sempre un mare di fiorellini nascosti.
La mia fortuna era stata quella di avere la possibilità di guardare il cielo, sdraiata su un manto di margherite fiorite, incurante di poterne spezzare i petali e di lasciare che le nuvole mi abbagliassero la mente e le formiche mi abitassero i capelli.
La mia fortuna era stata crescere con la possibilità di correre libera in un giardino vario di fiori e piante e colori. E lì sulle cortecce, dove posavo gli occhi quando si stancavano del sole, c'era una vegetazione di licheni che cresceva libera come me in quell'oceano di natura.
Mia madre aveva sempre amato coltivare piante e anche se a lei piacevano le orchidee e aveva tentato più volte di coinvolgermi in quella sua passione sfrenata, io puntavo gli occhi su quel grumo verde come malachite, stoccato fisso sulle cortecce anziane degli alberi alti di cui lei prendeva a descriverne le parti come in una lezione di anatomia e mi domandavo che cosa fossero. Così un giorno glielo avevo chiesto, che cosa fossero i licheni, e lei mi aveva guardata spazientita, come se non ci fosse nulla da prendere in considerazione di quella questione che per me era divenuta di vitale importanza.
Era stato mio padre allora a spiegarmi che i licheni erano in realtà organismi simbionti ed erano una prova tangibile della teoria dell'evoluzione, fatti di due nature differenti che si uniscono per trarre beneficio l'una dall'altra. Un'alga e un fungo che non solo coesistono, ma che sono la stessa e medesima cosa. Un lichene è quando la parte fungina vive grazie al materiale organico prodotto dalla fotosintesi dell'alga, mente l'alga riceve protezione, sali minerali ed acqua dal fungo. Un reciproco scambio di aiuto, due individui che si uniscono per sopravvivere e diventano uno solo.
Ma quel sinergismo mi aveva da sempre affascinata in un modo quasi morboso, l'idea di legarsi indissolubilmente a un altro essere vivente a tal punto da condividerci l'esistenza era per me una devozione che andava oltre ogni tipo di comprensione. Solo diventando medico, avevo poi capito. È come quando ti mettono un organo nuovo. Non è forse un paziente reduce da un trapianto, anch'esso un lichene?
Lì dove un cuore estraneo pompa il sangue a tutto il corpo, il corpo mantiene in azione il cuore. Un sinergismo vitale. La capacità di mantenersi in vita insieme, invece che morire solitari.
Eppure la morte non era solo un soffio fugace, un istinto intimo, ma era un passaggio labirintico, una diramazione di tempo sul nostro corpo. La morte era la vita, lì dove il tempo passava e i ricordi si affievolivano, come si poteva pensare che morire fosse il leggero trascorrere di un attimo? Tutto ciò che era stato era già morto, perché non sarebbe più esistito. E alla fine vivere era solo morire lentamente e la vita aveva una doppia natura, fatta di tempo trascorso e tempo a venire, fatta di morte e di vita.
Io lo sapevo bene, perché non avrei più appoggiato la guancia su un cuscino di margherite e non avrei più osservato i licheni aumentare sulla corteccia di quell'albero piantato in giardino nella mia casa in Cornovaglia, perché non si poteva tornare indietro nel tempo e nello spazio, si poteva solo sperare che il tempo a nostra disposizione fosse il migliore possibile.
«Verrai a Natale?» mi domandò mia madre dall'altro lato della cornetta, mentre con una certa frenesia terminavo di mettere a posto la mia stanza.
STAI LEGGENDO
Chemical Hearts
Romansa"Io ero un cuore selvaggio e lui era le costole che mi proteggevano, ma allo stesso tempo mi imprigionavano. Lui era ciò che più era capace di tenermi al sicuro, ma gli sarebbe bastato spezzarsi per trafiggermi." • VINCITORE WATTYS 2022 DISPONIBILE...
