"Io ero un cuore selvaggio e lui era le costole che mi proteggevano, ma allo stesso tempo mi imprigionavano. Lui era ciò che più era capace di tenermi al sicuro, ma gli sarebbe bastato spezzarsi per trafiggermi."
• VINCITORE WATTYS 2022
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𝑳𝒂𝒏𝒂
C'erano situazioni a cui non mi sarei mai abituata. Come il dormire spoglia, con solo le mie mutandine addosso. Non mi succedeva spesso, era difficile che restassi a dormire sotto le coperte senza i vestiti, ma quelle poche volte che capitava la sensazione leggera dello sfrusciare delle lenzuola contro la mia pelle liscia era un tocco piacevole che mi faceva raggrinzire la pelle e raggomitolare i nervi.
Soprattutto perché fuori dalla finestra il freddo si condensava sul vetro e lì, in quell'abbraccio di coperte, mi sembrava di essere rinchiusa in un mondo tutto mio, dove nulla avrebbe potuto infierire. Quando mi risvegliai, con il cuore rilassato e la testa stranamente riposata, per la prima volta mi sembrò di essermi fatta una dormita degna delle ore che passavo a lavorare e così mi presi qualche attimo per rigirarmi ancora tra le coperte e riportare alla mente le cose che erano successe.
Non che mi servisse un resoconto dettagliato, perché ogni sensazioni era rimasta impressa nella mia memoria epidermica, ma ristringendomi un lembo di piumone contro il petto e richiudendo gli occhi mentre affondavo la guancia contro il cuscino, fu inevitabile per me non percepire quella profonda scarica di brividi non affatto dovuta al freddo, ma solo alla piacevole consapevolezza di essere al sicuro in quel grumolo di pelle contro flanella.
E poi se mi lasciavo un po' andare alle prime fasi del sonno, era come sognare a occhi aperti, solo un po' più intensamente, e riuscivo a percepire quello sfrusciare di tessuto contro la mia pelle spoglia trasformarsi in un paio di mani delicate e precise, ma capaci di mappare il mio piacere facendosi guidare dalle tempeste di brividi fulminei con cui il mio corpo rispondeva agli stimoli. Forse era così che poi le mani si erano trasformate in labbra morbide e avevo percepito quel dolce tendersi di increspature bagnate fin dentro le mie membra. Così mi ero riaddormentata, incurante del fatto di essere sola, sospirando a pieni polmoni i rimasugli del suo profumo che erano rimasti a tessere le mie emozioni. Mi riaddormentai, anche se non ero stanca, anche se mi sentivo riposata, anche se avevo già dormito abbastanza.
Un'altra cosa a cui non mi sarei mai abituata, sarebbe stata Genesis incazzata nera. In effetti, non mi era mai successo di vederla con gli occhi così inghiottiti di sangue e le labbra tanto serrate.
«Queste», mi riprese immediatamente, non appena entrai in cucina, sventolando in aria la sua confezione di barrette ai cereali. «Erano quattro, ora sono due.» Avrei potuto negare, ma le cartacce erano rimaste sulla cucina, accanto al lavabo, e io non avevo voglia di mentirle per una cosa tanto sciocca.
«Te le ricompro», borbottai, stropicciandomi gli occhi. Lanciai una breve occhiata all'orologio appeso al muro e realizzai di aver dormito per tutto il giorno, era praticamente ora di cena e Genesis era reduce dal suo doppio turno.
La osservai sbuffare, prendendo posto al bancone per poi tornare a frugare nella scatola e tirare fuori una delle sue barrette. «Avresti dovuto chiedermelo, almeno», imbronciò il viso e mi fece tenerezza, così mi sentii decisamente molto più in colpa, mentre aprivo il frigorifero e iniziavo a cercare di capire cosa avrei potuto mangiare.