Abbiamo aggiornato le nostre Linee Guida sul Contenuto.
Consulta le linee guida più recenti per continuare a condividere storie in sicurezza.

33. Altra metà

23.9K 1.1K 840
                                        

𝑳𝒂𝒏𝒂

Quando veniamo al mondo, nessuno ci dà un libretto delle istruzioni da seguire per costruirci la vita più adatta a ciò che siamo. In realtà, l'essere umano ha una capacità camaleontica di adattamento che spesso la nostra personalità non può essere completamente definita nemmeno dall'intero genoma. E non importa se nasciamo sotto la costellazione del capricorno, neanche le stelle alte in cielo sanno come diventeremo, ma tutto ciò che ci influenza fin dentro le ossa è l'ambiente che ci coltiva, le persone che ci amano e quelle che ci abbandonano.

Non è un gioco di destini, ma un gioco di fortuna. Un falso amico con due facce, dove nessuno ti spiega le regole per vincere e non c'è alcun premio, dove basta una scelta sbagliata per ribaltare la propria vita per intero. E io, questo, lo sapevo bene.

Era stata sufficiente un'operazione fuori dalle righe per farmi ritrovare lì, nel bel mezzo dell'Egitto, con in braccio il corpo di un bambino che non era il mio.

Dopo l'intervento, c'era stato un breve attimo di calma apparente che avevamo tutti tentato di sfruttare al massimo. Le ginocchia avevano iniziato a cedere sotto il mio stesso peso, ma ero rimasta in piedi a terminare il mio lavoro. Avevo percepito Genesis, Thomas e Jarvis discutere riguardo la missione, mentre attentamente facevano da guardie sulla soglia della porta.

Gli spari in lontananza, le grida provenienti dalla piccola finestra posizionata poco sotto il soffitto e il caos rumoreggiante che si mischiava alla polvere tutta intorno a noi erano un modo in cui non mi sarei mai aspettata di essere messa sotto pressione.

Un'infinità di questioni si erano già risvegliate nella mia testa, tutte cose che non riuscivo a spiegarmi e su cui ancora non avevo avuto modo di ragionare. Era accaduto tutto così in fretta da non lasciarmi il tempo necessario per elaborare quelle poche informazioni che avevo e per permettermi di rifletterci su adeguatamente.

Ma in quel momento non importava. Non importava perché tutto era passato in secondo piano, ogni singola cosa era sfumata nello sfondo di quell'incubo. Jamila giaceva inerme sul lettino, gli angoli della sua bocca erano rimasti alzati in un leggero sorriso e mentre in lontananza il martellare di lunghe falcate sul pavimento tornava vivido, un pianto docile rianimava la stanza e quell'immensa voglia di continuare a resistere, di restare sveglia fino a quando non saremmo stati tutti al sicuro, fino a quando non mi sarebbe rimasta più forza in corpo per poter dire di essere ancora viva.

«Quanto vi manca?» fu Thomas a farsi avanti, guardando me e Seth a una distanza di sicurezza per permetterci di restare concentrati sulla bambina.

Seth l'aveva ripulita quasi completamente subito dopo aver tagliato il cordone ombelicale, almeno quanto più era stato capace di fare in quella situazione, e l'aveva avvolta con una coperta apposita che aveva trovato nelle forniture di quella stanza attrezzata.

«Ci dobbiamo sbrigare, stanno mandando i rinforzi e i nostri uomini non sono abbastanza», disse Genesis. Mi presi un momento per guardarla e quasi mi venne da ridere, perché vederla in quell'uniforme, gremita di armi dalla testa ai piedi e con un'espressione tanto seriosa mi fece perdere la connessione con la realtà.

Mi sembrò di essere stata catapultata in un'altra dimensione. Non poteva essere lei, non poteva essere la stessa ragazza con cui avevo vissuto gli ultimi anni della mia vita, non poteva essere lei che era tanto dedita alla Chiesa e a Dio che stringeva tra le mani una Glock come quella.

«Abbiamo portato questo, nel caso in cui ci fosse stato utile.» Genesis tirò fuori dallo zaino che teneva sulle spalle un'imbracatura per neonati. «Qualcuno di voi due deve indossarlo.»

Voltai automaticamente lo sguardo verso Seth che stringeva la bambina contro il petto, tenendole la testa con una mano e il piccolo corpicino avvolto dalla coperta con l'altro braccio. Per un momento rimasi sospesa a guardarlo, un momento breve e fugace, ma che mi sarebbe rimasto impresso nella testa per tutta la vita. Ormai, la bambina aveva smesso di piangere e sembrava essersi acquietata contro il torace del medico che la stringeva. Ma Seth... Seth aveva l'aria di essere pronto a tutto per lei e nonostante i miei sentimenti nei suoi confronti fossero così contrastanti da farmi rimpiangere di averlo mai conosciuto, vederlo stringersi quella bambina contro il petto, con il volto sporco e i capelli scompigliati da tutto quel casino, fu come osservare un supereroe.

Chemical HeartsLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora