❝Se usi le labbra per scrivere sulla mia pelle, ti farò leggere i brividi.❞
𝑳𝒂𝒏𝒂
Io e lui eravamo come grafite, quando le forze d'attrazione ci facevano incastrare bene diventavamo diamante. Ed era facile allora farsi tagliare dagli angoli smussati dell'arcobaleno riflesso che ne traversava le facce e anche con gli spacchi aperti, io e lui continuavamo a ferirci, perché questo eravamo. Diamante che tornava grafite, sgretolandoci tutte le volte che schiudevamo le labbra, ma non per baciarci.
Avevo iniziato a capirlo da quella sera, dal momento in cui il panico aveva preso a trasudare dai miei neuroni. Anche con la testa alleggerita dall'alcol, il cuore mi palpitava inferocito tentando invano di aumentare il flusso sanguigno e smaltire al più presto quella lieve sensazione di spensieratezza che non mi permetteva di mantenere la concentrazione.
Nonostante l'evidente problematica dell'etanolo in circolo, ci apprestammo a recuperare le nostre cose. Declan portò in soggiorno tutti i cappotti che aveva sequestrato all'entrata e lo ringraziai quando mi concesse il mio, feci giusto in tempo a indossarlo prima che Seth stesso potesse afferrarmi un polso e iniziare a trainarmi verso l'uscita.
Non ci fu il tempo di fare altro che camminare, né di salutare Oscar e gli altri, né di soffermarmi a pensare a quel cumulo di falangi che mi martoriava il polso. Non ci fu tempo di aspettare l'ascensore, Seth non mi rivolse nemmeno lo sguardo mentre prese a scendere le scale a una velocità che facevo fatica a mantenere sia per il fatto che lui possedeva molta più resistenza sia per via del mio stato lievemente brillo. Mi impegnai comunque a ignorare il dolore del metallo dei suoi anelli contro la mia pelle, lo seguii silenziosamente, ma affaticata, consapevole che Thomas e Carrie fossero qualche gradino più avanti.
Seth non mi domandò se necessitassi di un passaggio, si scambiò un cenno con Thomas prima che lui e Carrie potessero entrare nella sua auto e mi lasciò andare una volta di fronte alla portiera della propria macchina sportiva. Lo osservai inerme fare il giro, consapevole che non avessi altra scelta, ma se c'era qualcosa che sapevo era che non volevo restare rinchiusa insieme a lui in un abitacolo a due ante.
«Sali», mi ordinò, ancora senza guardarmi. Aprì la portiera e la richiuse non appena si infilò dentro l'auto, mise in moto prima che io potessi convincermi e abbassò il finestrino per potermi finalmente guardare furioso. Furioso per via del mio scetticismo. «Ho detto sali», ripeté.
«Ho bevuto», tentai allora. Nelle condizioni in cui ero, dubitavo fortemente che mi avrebbero concesso di esercitare. Ma per averci chiamati anche se non eravamo in servizio significava che si trattava di qualcosa di grave.
«Sì, questo lo vedo», commentò strafottente, facendomi alzare gli occhi al cielo mentre mi stringevo le spalle con le mani per recuperare calore. Londra aveva già iniziato a infreddolirsi e la sola idea di restare lì a congelare mi faceva allungare le dita verso la maniglia della portiera quasi involontariamente, ma non cedetti nemmeno al mio istinto.
«Non posso lavorare così», mi guardò ancora, a lungo, assottigliò le palpebre e strinse le labbra in una linea sottile. Poi si allungò elegantemente per far scattare la serratura della portiera e la spalancò.
«Andiamo, Burton», la sua voce era un profondo rantolio nel silenzio tipico della città, che in realtà era fatto di rumori in sottofondo di ogni genere. «Non ho tutta la notte», fu la sua aria spazientita a convincermi, ma anche la curiosità di sapere che cosa fosse successo.
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Chemical Hearts
Romance"Io ero un cuore selvaggio e lui era le costole che mi proteggevano, ma allo stesso tempo mi imprigionavano. Lui era ciò che più era capace di tenermi al sicuro, ma gli sarebbe bastato spezzarsi per trafiggermi." • VINCITORE WATTYS 2022 DISPONIBILE...
