CAPITOLO 12

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Ok, Lena, fatti coraggio ed entra. Ti sei arrampicata su una parete rocciosa senza imbracatura, solo per scattare una foto per un concorso. Questo non è niente!

Spingo decisa la porta d'ingresso, ma quando entro in casa, tutta la mia sicurezza va letteralmente in fumo.

Ai piedi delle scale, ci sono delle valigie. Le mie valigie.

E una scatolina. Mi avvicino e vedo che si tratta di un cellulare nuovo di zecca.

- Il signor Elijah ha voluto scusarsi per quello che è successo con la signorina Emily. - Scott mi raggiunge, serio come al solito. - L'accompagnerò io all'aeroporto. Si prenda tutto il tempo per cambiarsi, se deve. Non c'è fretta. -

Sbatto le palpebre, confusa. Poi, mi rendo conto di tutto.

Scoppio in una risata tanto amara quanto delusa. Sono veramente una stupida. In taxi, stavo pensando di parlare con Elijah e chiarire, prima di andare in albergo. Me l'ha detto lui stesso che ha provato qualcosa di diverso con me e volevo davvero sistemare le cose.

Ma, in fondo, lo sapevo. Sapevo che sarebbe finita così. Speravo solo di sbagliarmi.

- Dov'è? - chiedo.

- È impegnato, mi dispiace. -

- Dov'è? - ripeto.

- Non... -

Lancio la scatola del cellulare contro il muro. - Dov'è!? -

La rabbia si sta lentamente impossessando del mio corpo. Sono furiosa, perché mi sento presa in giro. Lo sapeva. Sapeva che non volevo essere trattata come le altre. Eppure, se ne è fregato altamente.

Sì, sono davvero una stupida.

Come ho potuto credergli? Come ho potuto anche solo pensare che con me le cose sarebbero state diverse?

Ma ho bisogno di sfogarmi e lui sarà il mio sacco da boxe.

Dove potrebbe essere? Di sicuro, non in casa.

La spiaggia privata! Sì, è lì.

Corro fuori, ignorando Scott e mi precipito lungo il sentiero dietro la villa. Elijah è seduto sulla sabbia e fissa il mare calmo. Mi farebbe quasi tenerezza, se non fossi furiosa con lui. Voglio una spiegazione al suo cambio improvviso. So che era sincero, quando mi ha chiesto di venire qui e quello che abbiamo fatto nella capannina...cazzo era vero. E ha provato esattamente quello che ho provato anch'io. Se se lo rimangia, giuro che lo annego.

Mi fermo a un paio di passi da lui. - Non hai abbastanza palle per dirmi in faccia che mi hai usata, eh? -

- Non ti ho usata. - dice, continuando a darmi le spalle. - E lo sai. -

- Allora, perché tutto questo? Mi hai già prenotato il viaggio di ritorno, mi hai comprato uno stupido cellulare, mi hai fatto preparare le valigie... - mi sfugge l'ennesima risatina amara. - Sul serio, Elijah. -

Si alza in piedi e mi fissa. È arrabbiato, triste, confuso...non ne ho idea, ma la sua espressione non promette niente di buono.

- Non voglio una relazione, cosa c'è da capire? -

- Cosa c'è da capire!? - allargo le braccia. - Ti sei già dimenticato quello che è successo in quella capanna? - la indico, alla mia sinistra. - E tutto quello che mi hai detto? Che con me è stato diverso, che volevi scoprirmi di più...hai mentito? Mi hai presa in giro? Parla, maledizione! - lo spintono. - Dimmi che sono stata come tutte le altre! Che mi hai usata solo per divertirti! Dimmelo, Elijah! -

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