Capitolo 14-3

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"Credi che il Dipartimento ci finanzierà mai come si deve?" chiese Olga con un sospiro.

Sara sollevò lo sguardo dal registro che stava esaminando per spostarlo verso Olga. La ragazza stava cercando di catalogare una serie apparentemente infinita di biglietti, appunti, ricevute e pergamene appoggiata a un tavolo troppo piccolo per quel compito.

"Dovrebbero," Roger spostò una pila di libri sul pavimento per farle più spazio, "almeno considerando quanti casi risolviamo grazie ai nostri metodi. Meriteremmo più fondi e più spazio."

Sara scambiò un'occhiata con Frank, anche lui impegnato a esaminare tutto quello che avevano portato via da casa di Teophilius Roth, ma non dissero niente. Olga e Roger erano giovani e ancora pieni di illusioni sul Ministero e la meritocrazia. Sara, ormai, dopo anni di promesse non ci credeva più. La verità era che tolleravano il suo modo di lavorare perché funzionava, ma la consideravano una spina nel fianco, quindi di sicuro dai piani alti non avrebbero fatto niente per renderle il lavoro più semplice.

Forse era egoista da parte sua tenere Olga, Roger e Frank legati a lei. Erano Auror molto brillanti, se avessero lavorato sotto qualsiasi altro Auror Capo avrebbero sicuramente fatto carriera più in fretta e con meno sforzo.

Eppure Sara non aveva nessuna voglia di lasciarli andare, non dopo averli addestrati con tanta cura per avere una squadra che potesse seguire le sue indicazioni senza che lei dovesse fare tutto da sola. Perché era vero, il suo metodo funzionava il più delle volte, ma era anche incredibilmente lungo e laborioso. Tenere conto di tutti i dettagli significava dover dar loro la caccia prima, un'attività che non aveva nulla a che fare con le emozionanti prodezze spesso attribuite agli Auror.

Dopo tutta la giornata passata chiusi in una stanza a esaminare registri, appunti, quaderni e libri antichi, avevano tutti bisogno di una pausa.

"D'accordo," disse Sara chiudendo il registro e stiracchiandosi. "Andiamo a prendere un caffè e vediamo a che punto siamo."

L'ora era dalla loro parte. Era ormai tardo pomeriggio, anzi si avvicinava l'ora di cena. Molti Auror erano già andati a casa e quelli appena arrivati non avevano ancora bisogno di fare una pausa, per cui la sala relax era a loro disposizione. Rinfrancati dal cambio di ambiente, si servirono tutti di tè e caffè, snack e barrette, prima di iniziare a fare il punto.

"La vita di quest'uomo era di una regolarità spaventosa," iniziò Frank, stravaccato sul divano con un pacchetto di noccioline appoggiato sul petto.

"È vero, ho letto la sua agenda da cima a fondo," intervenne Roger. "Lavoro, casa, casa, lavoro. Sempre gli stessi orari. Annotava tutto meticolosamente sull'agenda anche se non c'era mai un cambiamento significativo nelle sue abitudini."

"Che lavoro faceva?" chiese Olga.

"Insegnante. Seguiva i figli di maghi e Babbani per prepararli alla transizione verso il mondo magico. In uno di quei doposcuola," rispose Frank e Olga annuì.

"Sappiamo che era meticoloso," riprese Sara. "Puntuale, ce l'ha detto la sorella. Appassionato collezionista. Una persona quasi maniacale, senza grilli per la testa, senza frequentazioni pericolose o abitudini strane."

"Sempre che si possa considerare non-strano seppellirsi nei libri antichi e catalogarli fino all'ossessione." Roger scolò i rimasugli della sua tazza di caffè e la riempì di nuovo.

"D'accordo. Quindi?" chiese Sara.

"Quindi non abbiamo niente su cui lavorare." Frank si sollevò dal divano con un grugnito per gettare via l'involucro delle noccioline. "I vicini non hanno visto o sentito niente. La sorella non è stata d'aiuto. I colleghi di lavoro con cui abbiamo parlato lo hanno descritto come un insegnante capace ma riservato, quindi niente informazioni da quel lato."

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