Capitolo 12-2

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Sara si spostò sul ring per i duelli, scansò un incantesimo con un passo laterale e scagliò uno schiantesimo con un affondo in avanti. Michael Chilton lo parò con uno scudo magico, poi rispose al fuoco cercando di disarmarla. Sara sentì la bacchetta sfuggirle dalle dita, ma anzichè cercare di trattenerla, la seguì con tutto il corpo. Sentì l'impatto col pavimento vibrarle nelle ossa, ma con una capriola riuscì a rimettersi dritta, la bacchetta in pugno. Prima ancora di rialzarsi completamente, scagliò un altro schiantesimo dritto al petto di Michael, che finì a terra a braccia aperte.

Lo scudo protettivo che avvolgeva il ring si abbassò, lasciando entrare le grida e gli applausi degli studenti dell'Accademia, che si erano radunati per guardare. Sara si avvicinò a Michael, mormorò un incantesimo per farlo rinvenire e poi gli tese il braccio per aiutarlo a rimettersi in piedi.

"Dannazione, mi hai battuto ancora." Chilton si spazzolò la polvere del ring dalla tenuta da combattimento a grandi manate.

"È stata dura però." Sara sentiva il sudore colarle lungo la schiena sotto gli abiti neri da allenameno. "Forza. Dobbiamo dare il buon esempio." Tornarono al centro del ring e sollevarono le bacchette davanti al viso, i piedi paralleli, e si inchinarono, come prescritto dall'etichetta alla fine di un duello.

Gli studenti dell'Accademia degli Auror radunati lì attorno applaudirono, poi iniziarono a sciamare all'esterno della palestra, gettando di tanto intanto occhiate curiose all'indietro, verso di loro. Erano nel seminterrato dell'edificio che ospitava la sede in cui gli Auror venivano formati e addestrati, un vecchio palazzo cupo, che da fuori sembrava un collegio da romanzo d'appendice. Un edificio a cui i Babbani non prestavano attenzione nè desideravano esaminare più da vicino.

Mentre si avviavano verso lo spogliatoio e le docce, Michael si stiracchiò il collo. "Non hai perso il tocco vedo."

Sara sorrise. "Tu invece ti stai rilassando. Se rammollisci ancora un po' dovrò trovarmi un altro compagno di allenamento."

Michael le diede un pugno scherzoso sulla spalla che la fece sbandare nel corridoio. "Oh-ho! Ti monti la testa perché sei famosa ora?"

"Non sono famosa."

"Ma se conosco un po' il Primo Ministro, ti spingerà tra le braccia dei giornalisti non appena cominceranno a fare domande scomode, quindi lo diventerai."

All'ingresso degli spogliatoi si divisero. Sara entrò in quello delle donne, un lusso che non aveva mai avuto quando frequentava l'accademia da studentessa. All'epoca c'erano così poche donne all'Accademia che nessuno aveva sentito il bisogno o il dovere di prevedere bagni, docce e spogliatoi separati. Per loro c'era una doccia in cortile, circondata da quattro pareti di legno marcescente.

Recuperò la sua roba da uno degli armadietti per i visitatori e scelse la doccia più lontana dall'ingresso.

Allenarsi le aveva fatto bene. Mentre l'acqua calda lavava via il sudore e le scioglieva i muscoli, Sara cercò di restare concentrata sul duello. Era stato impegnativo, aveva dovuto svuotare la mente da tutto il resto e concentrarsi a fondo per riuscire a battere Michael, e ora voleva disperatamente che la sua mente restasse vuota.

Ma non appena lo sforzo fisico non aveva più occupato i suoi pensieri, era tornato tutto. Delle molte emozioni che aveva immaginato di provare quando tutto fosse finito, quella proprio non se l'era aspettata. La rabbia.

Subito dopo l'udienza aveva dovuto affrontare la gente fuori dall'aula, fiancheggiare il Ministro mentre raccontava baggianate ai giornalisti, andare dal Direttore per fargli un resoconto, fronteggiare i colleghi e la sua squadra.

Alla fine di quella giornata eterna, era andata a casa, stremata, con l'idea di farsi una doccia e dormire, ma non aveva tenuto conto della rabbia.

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