Capitolo 15-7

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Sara aveva lo sguardo fisso sulla parete. Sirius non riusciva a capire se stesse davvero osservando il muro o se fosse semplicemente persa nei suoi pensieri.

Avevano cenato tutti insieme con gli avanzi dell'ottimo cibo che Molly aveva preparato prima di tornare qualche giorno alla Tana. Avevano chiacchierato del più e del meno e ascoltato Remus riferire del suo colloquio — non particolarmente fruttuoso — con il leader del clan londinese dei lupi mannari. Ora mentre Sirius asciugava i piatti che Lily stava sciacquando uno a uno e Remus faceva circolare tazze di caffè, Sara era rimasta imbambolata a guardare la parete sporca.

In alcuni momenti sembrava preoccupata, in altri arrabbiata, ora le sopracciglia si contraevano ora si sollevavano increspandole la fronte. Sembrava del tutto irraggiungibile, persa in un mondo che vedeva soltanto lei.

"Sirius?"

"Uh?"

Lily lo guardava interrogativa con due piatti gocciolanti tra le mani. Sirius abbassò lo sguardo sullo strofinaccio che teneva in pugno e si rese conto di essersi impalato a guardare Sara.

"Fa niente," disse Lily facendogli l'occhiolino, "faccio io."

Gli prese lo strofinaccio dalle mani e Sirius non poté far altro che guardarla con gratitudine. "Ti ho mai detto che sei la mia preferita e che James non ti merita?"

"Sì, me l'hai detto. Ma ora non farmi pentire di averti sollevato dalle incombenze domestiche." 

Con un cenno del mento gli intimò di andare da Sara e lui non se lo fece ripetere due volte.

Non aveva bisogno di una scusa per parlarle, no davvero, ma averne una non avrebbe fatto male, così Sirius prese una delle tazze di caffè che Remus aveva posato su un vassoio al centro del tavolo.

"Caffè?" le chiese porgendole la tazza.

Sara non sobbalzò. Sirius aveva la sensazione che il suo addestramento da Auror fosse diventato una seconda natura con radici talmente profonde da non richiedere alcuno sforzo cosciente da parte sua. Si era accorta che Sirius si stava avvicinando, eppure le vide in volto la difficoltà di staccarsi da ciò a cui stava pensando per tornare nel qui e ora.

"Grazie," disse abbassando lo sguardo e prendendo la tazza dalle sue mani. Nel farlo gli sfiorò le dita, questione di un secondo, ma fu sufficiente a fargli venire un gran caldo.

"Non volevo disturbarti."

"Come?" Sara era tornata brevemente a guardare la parete.

"Sembravi molto assorta."

Sara abbozzò un sorriso e si spinse i capelli dietro le orecchie. "Oh, sì. Scusa. È che ci sono questi due casi di omicidio che non stanno andando da nessuna parte e io continuo a girare in tondo." Scosse la testa. Sembrava...sconfitta.

A lui non sembrava possibile. La donna incredibile, l'Auror dalle capacità eccezionali che aveva dimostrato la sua innocenza dopo più di un decennio, sembrava a un tratto molto fragile.

"Che cosa vuoi dire?" Sirius le fece cenno di sedersi e lui scelse la sedia più vicina possibile. A quella distanza, ogni volta che Sara si muoveva lui riusciva a sentire il profumo dei suoi capelli. Stava diventando una specie di droga.

Sara bevve un sorso di caffè prima di rispondere. "Tutto porta a questo libro, Le Pieghe del Tempo, questo libro misterioso che a quanto pare tutti vogliono — collezionisti, Mangiamorte. 

Ma non abbiamo in mano nient'altro. Non un nome, una pista, un sospetto. Solo questo testo di cui sappiamo a malapena il titolo."

Dei frammenti di memoria, più che altro sensazioni, riaffiorarono nella mente di Sirius. Era frustrata, come lo era stata tanti anni prima quando non riusciva a risolvere un problema con i compiti di Trasfigurazione. Allora era stato capace di aiutarla, ma ora? Il problema aveva tutta un'altra portata.

"Silente che cos'ha detto?"

Sara sospirò. "Che ha sentito parlare del libro, che è molto antico, potenzialmente pericoloso e che parla di viaggi nel tempo."

"Viaggi nel tempo?"

"Già."

Entrambi lasciarono vagare lo sguardo sulla stanza fino a Lily e James. Viaggi nel tempo. Era possibile che fosse una coincidenza?

"E Voldemort lo vuole?"

Sara si strinse nelle spalle. "È un'ipotesi. Non ho prove per dimostrarlo. Ma se davvero sono stati i Mangiamorte a commettere questi omicidi, allora dev'essere stato per ordine suo. Oppure c'è qualcun altro che è disposto a uccidere per un libro, ma io non ho idea del perché, soprattutto perché non so che informazioni contiene."

Sara terminò il caffè e si appoggiò allo schienale della sedia. Aveva lo sguardo fisso sul piano del tavolo e dondolava nervosamente una gamba. Era chiaro che quella faccenda le stava a cuore.

Una piccola vocina fastidiosa nella testa di Sirius iniziò a sussurrargli cose che non gli piacevano. 

Non si vedevano da anni eppure lei sembrava assorbita totalmente dal suo lavoro. Aveva creduto che il suo caso fosse speciale per lei, che il fatto di aver dimostrato la sua innocenza significasse qualcosa, ma forse Sara metteva semplicemente la stessa dedizione in ogni caso che seguiva.

Poi un'altra voce gli disse di non fare l'egoista — come al solito la parte migliore di lui si manifestava con la voce di Remus. Far di nuovo parte della sua vita doveva bastargli. Era un miracolo di per sé. Che cosa poteva pretendere ancora?

"Basta, non ne voglio più parlare." Sara raddrizzò la schiena e gli sorrise. Stava facendo uno sforzo, Sirius lo percepiva chiaramente. Stava cercando di mettere da parte quello che occupava i suoi pensieri in quel momento per... per cosa? Per lui?

Idiota. Possibile che non potesse trascorrere nemmeno un minuto senza illudersi?

Eppure...

"Sarebbe utile trovare quel libro?" le chiese senza curarsi del suo tentativo di cambiare argomento.

Sara sollevò un sopracciglio. "Beh, potrebbe darci un'idea di che cosa voglia sapere chi sta cercando il libro. Aiuterebbe a restringere il campo. Ma se non c'è nemmeno tra i libri di Silente—"

"Potrebbe essere qui." Come aveva fatto a non pensarci prima?

Sara sgranò gli occhi. "Qui? A Grimmauld Place?"

Sirius annuì. Era davvero un idiota. "Mio padre collezionava libri, anche libri rari e antichi. Non abbiamo ancora finito di riordinare la sua biblioteca ma—"

"Posso vedere?"

Prima ancora che Sirius potesse finire di parlare, prima che potesse anche solo tentare di risponderle, Sara si era già alzata in piedi e marciava a grandi passi verso la porta della cucina, un luccichio nello sguardo che non aveva visto per tutta la sera.

Sorridendo tra sé Sirius la seguì. Forse riusciva ancora ad avere qualche idea giusta.

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