Sirius non aveva la minima idea se quello che stesse dicendo avesse senso o meno. Aveva iniziato a parlare più che altro per riempire il silenzio e gran parte del suo cervello era in preda al panico più assoluto. Si sentiva come un ragazzino di undici anni davanti alla sua prima cotta.
Anzi, a dire la verità lui a undici anni, davanti alla sua prima cotta, si era comportato con maggior disinvoltura.
Non si era aspettato di trovare Sara nell'ingresso di Grimmauld Place. Come si poteva pretendere che una persona riuscisse a reagire nel modo corretto se si trovava davanti i fantasmi del suo passato senza preavviso? Era stata una sorpresa — non necessariamente spiacevole — ma aveva dovuto assicurarsi che non si trattasse di un'allucinazione. Evidentemente era molto molto reale.
Era stato molto meno sorprendente trovarla a ficcanasare in giro. Doveva aspettarsi, dopo quello che le aveva raccontato, che volesse vedere il famoso e famigerato ritratto di sua madre. Sara non poteva resistere alla curiosità di verificare di persona e nemmeno poteva resistere al fare domande per scoprire il più possibile, anche se si trattava di cose futili come un dipinto. E per quanto lei cercasse di imputare la cosa alla sua professione, Sirius sapeva che era così ben prima di diventare Auror.
Mentre cercava le parole giuste per raccontarle della profezia, Sirius continuava a maledirsi. Stava scivolando nelle vecchie, vecchissime abitudini. Battibeccava con lei, come quando erano ancora entrambi a scuola e non si sopportavano. Possibile che non riuscisse a trattenersi dal fare commenti inopportuni?
'Non ti conoscono quanto me.'
Cosa gli era saltato in mente di dire una scemenza simile? E anche il resto delle sue pensate lasciavano a desiderare. Ora erano nella vecchia stanza di sua madre, che era diventata la dimora di Fierobecco, a parlare in modo impacciato con un ippogrifo a separarli. Avrebbe potuto scegliere una qualsiasi delle decine di stanze di Grimmauld Place e aveva scelto la più inquietante. Si sarebbe preso a schiaffi da solo.
All'inizio gli era sembrata una buona idea. Aveva bisogno di qualcosa di molto concreto che lo distraesse dalla presenza fisica di Sara, dal suo profumo, qualcosa che gli impedisse di imbambolarsi a guardare la curva delle sue labbra o la linea del suo collo. E in quella casa non c'era niente di più concreto e incongruo dell'imponente ippogrifo.
Ma adesso, mentre blaterava a proposito della profezia e di come Silente l'avesse rivelato solo a pochissime persone, non gli sembrava più una grande idea. Che cosa doveva pensare Sara di lui? Forse lo credeva impazzito. Quale persona sana di mente tiene un ippogrifo in casa propria e in una delle stanze migliori, per giunta?
"Quindi gli altri membri dell'Ordine non sanno della profezia?" stava dicendo Sara, un occhio perennemente rivolto a Fierobecco.
"Sanno che riguarda Harry e Voldemort. Sanno che contiene delle informazioni fondamentali di cui Voldemort non è in possesso e che farà di tutto per metterci sopra le mani."
"Ma non sanno esattamente il contenuto della profezia."
"No."
"Perché?"
Sirius esitò. Non era una domanda scontata a cui rispondere. "Non ne sono del tutto certo."
Sara incrociò le braccia e fece schioccare la lingua. L'immagine della disapprovazione. "Questo perché Silente non è mai chiaro, non dice mai esattamente le cose come stanno, è sempre l'unico che conosce tutte le informazioni. Ma come fate a sopportarlo?"
"Lo fa per la sicurezza di tutti. Meno cose sappiamo e più siamo al sicuro." O almeno era quello che il Preside continuava a ripetere.
Sara sbuffò. "Sirius, l'ho già sentita questa storia. Non mi sembra che nascondere le informazioni abbia salvato qualcuno. O no?"
