La voce del Preside entrava e usciva dalla concentrazione di Sirius come una radio mal sintonizzata. Non aveva senso fingere di prestare attenzione. Non aveva bisogno di ascoltare il resoconto dell'ultimo anno di attività dell'Ordine e anche se avesse voluto non sarebbe riuscito a concentrarsi sul discorso.
Sara era lì. Era seduta davanti a lui. Dopo averla sognata quasi ogni notte e immaginata in quella casa più volte di quanto non fosse stato opportuno per la sua salute mentale, era lì in carne ed ossa. E lui non sapeva che pesci prendere.
Aveva immaginato tante situazioni diverse, tanti modi in cui avrebbe potuto svolgersi il loro primo incontro dopo tutti quegli anni. Nessuno corrispondeva a quello che stava accadendo in quel momento. E soprattutto, ogni volta che aveva immaginato di rivederla, non aveva mai pensato che sarebbe stato così difficile trovare qualcosa da dire. Pensava che sarebbe stato capace di parlarle, di farle capire almeno in parte le motivazioni di quanto era successo e, soprattutto, di fare in modo che capisse quanto fosse dispiaciuto per il dolore che le aveva causato.
Stava fallendo su tutta la linea.
Da quando Sara era entrata nella cucina di Grimmauld Place, Sirius non era più stato capace di staccarle gli occhi di dosso. Allo stesso tempo, il suo stomaco si era stretto tanto che era come se fosse scomparso e aveva la bocca asciutta come se avesse mangiato un sacchetto di sabbia.
Lei invece sembrava così calma, tranquilla se non proprio rilassata. Aveva parlato con i signori Weasley, con Remus, con James e perfino con Lily con una compostezza che Sirius non avrebbe creduto possibile in quelle circostanze. Era chiaro che incontrare Lily l'aveva commossa, ma chiunque altro nella stessa situazione sarebbe crollato. Sara invece sembrava a suo agio e ora era seduta di fronte a lui, ad ascoltare Silente senza mai distogliere lo sguardo dal Preside, come se tutta quella situazione fosse normale.
Doveva trovare il modo di parlarle. Certo, avevano scambiato qualche parola prima che la riunione iniziasse, ma in mezzo a tutta quella gente non potevano affrontare i discorsi che gli stavano più a cuore.
Una potente gomitata proveniente dalla sua destra lo fece trasalire. "Ahia," bisbigliò a mezza voce rivolgendosi a James.
"Piantala di fissarla," sibilò il suo amico a mezza bocca. Lo stava osservando con un'espressione eloquente incorniciata dagli occhiali rotondi. Detestava dargli ragione, ma doveva cercare di darsi un contegno. Se ci riusciva Sara, poteva farcela anche lui.
Sirius si mosse leggermente sulla sedia, in modo da voltarsi meglio verso il Preside e si sforzò di concentrarsi su quanto veniva detto. Quando fu Sara a prendere la parola però i suoi buoni propositi andarono tutti al diavolo.
"Chiedo scusa," intervenne lei sollevando la mano che per tutto il tempo era rimasta appoggiata sul tavolo. "Sta dicendo che c'è una profezia? Intende di quelle pronunciate dai veri veggenti?"
"Esatto." Silente concentrò la sua attenzione su Sara.
"E riguarda Harry."
"Harry e Voldemort. Ovviamente Voldemort la vuole per poter ascoltare la parte che lo tocca da vicino."
Appoggiando i gomiti al tavolo, Sara si sporse in avanti. "E che cosa dice questa profezia?"
Silente abbassò lo sguardo per un istante, un gesto quasi impercettibile, prima di guardare di nuovo Sara e rispondere. "Al momento questo non è rilevante."
Sara sollevò le sopracciglia e sbuffò dal naso. "Non è rilevante? Significa che non lo devo sapere, immagino."
"Le basti sapere che è molto importante che Voldemort non ci metta sopra le mani."
