Capitolo 12-3

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Nonostante il fuoriprogramma all'Accademia, Sara arrivò al Dipartimento in orario. Anche parlare le aveva fatto bene, finché non avevano iniziato ad affrontare quello che tutti ormai chiamavano il "Caso Black". Si era sforzata di rispondere in modo neutro e professionale, ricordando a sè stessa che era particolarmente importante far conoscere la verità a quei ragazzi. Sarebbero diventati Auror molto presto. Dovevano imparare a leggere gli indizi.

Arrivata al Dipartimento aveva sperato di potersi buttare sulla montagna di lavoro arretrato per non pensare. Invece sembrava che Olga e Roger non volessero fare altro che parlare del caso Black. Sembravano un po' risentiti per non essere stati coinvolti, ma il risentimento aveva ben presto ceduto il passo alla curiosità e ora non smettevano di fare domande a lei e a Frank.

Sara lasciava che fosse Frank a rispondere. Tanto per cominciare, meritava di godersi una parte della fama. Secondo poi, Sara preferiva non parlarne. Era stanca di ripetere sempre le stesse cose.

Guardando attorno a sè la mole di lavoro arretrato si sentì esausta e tutt'a un tratto si accorse di fare fatica a tornare alla sua vecchia vita. Per lei non era cambiato niente, eppure era cambiato tutto. Era cambiato tutto, eppure non era cambiato niente.

Doveva davvero tornare alla sua vita come se niente fosse successo? Come? A un qualche livello inconscio si era aspettata che succedesse qualcosa, che qualcosa cambiasse. Ma quel giorno sembrava identico a tutti quelli che aveva vissuto prima di scoprire dell'innocenza di Sirius.

Si trascinò da un compito all'altro per tutta la mattina, rendendosi conto solo a metà di quello che stava facendo. Non andava bene. Tutti i casi meritavano la sua piena attezione, la sua concentrazione totale. Non poteva permettere che le sfuggisse qualcosa perché i suoi problemi personali le impedivano di pensare con chiarezza.

Dopo aver letto per la terza volta lo stesso rapporto della squadra che per prima era intervenuta sulla scena di un crimine senza afferrare il significato di una sola parola, Sara abbandonò la scrivania e uscì dal Dipartimento. Le serviva un momento per schiarirsi le idee, fare quattro passi. Forse sarebbe stato meglio uscire, prendere un po' d'aria, mescolarsi tra i Babbani che non avevano idea che il Mondo Magico fosse in preda al tumulto per le sue rivelazioni.

Mentre camminava per i corridoi del Ministero, scegliendo di proposito un percorso più lungo per evitare i punti più frequentati, Sara colse un lampo rosa ai bordi del suo campo visivo.

Svoltando un angolo, la vide con la coda dell'occhio, una capigliatura rosa shocking che si spostava furtiva qualche decina di metri alle sue spalle. Ora che ci pensava, non era la prima volta.

Fin da quella mattina, ovunque andasse, qualunque cosa facesse, la chioma rosa acceso che poteva appartenere solo all'Auror Tonks era sempre stata presente. L'aveva vista mentre si versava un caffè nell'area relax, l'aveva vista mentre usciva dal bagno, e poi ancora mentre portava dei materiali in Archivio. All'improvviso si ricordò di averla vista parlare con Kingsley Shacklebolt nel corridoio fuori dall'aulta in cui si era tenuta l'udienza e ripensò a quello che Frank le aveva raccontato, di averla vista spesso durante l'indagine.

Ora se la trovava davanti dappertutto.

Era possibile che la stesse seguendo? Perché? Ma soprattutto, per conto di chi? C'erano diverse possibilità, ma non aveva idea di quale fosse quella giusta. Forse c'erano dei legami tra lei e il Ministro di cui non era a conoscenza e Tonks la stava tenendo d'occhio per conto suo. O forse aveva a che fare con tutto quello che stava succedendo, riguardo alle voci sul ritorno di Voldemort. Forse Tonks aveva a che fare coi Mangiamorte. In fondo, gran parte della famiglia Black aveva legami con la magia oscura.

Sara volle fare una prova. Rallentò il passo, guardandosi intorno casualmente, come se stesse facendo una passeggiata e non avesse ancora deciso bene da che parte andare. Attraversò vari corridoi, senza accelerare troppo e sfruttando ogni svolta, ogni superficie riflettente, per controllare che i capelli rosa dell'Auror Tonks fossero ancora al suo inseguimento.

Dopo l'ennesima svolta, spinse un pesante portone di legno e prese a salire le scale verso la Biblioteca del Ministero. Era seconda solo a quella di Hogwarts, ma veniva utilizzata molto di rado, per questo garantiva una certa privacy. Entrando dalla porta a vetri della Biblioteca, Sara rivolse un cenno di saluto al bibliotecario, molto anziano e decisamente duro d'orecchi, poi si inoltrò tra le numerose corsie di scaffali. Scartò a sinistra, si appostò tra due file di testi sulla regolamentazione delle creature magiche e attese sbirciando tra i volumi.

Come previsto, qualche istante dopo, la porta della Biblioteca si aprì ancora e Tonks entrò, leggermente senza fiato. Prese a guardarsi intorno febbrilmente, ignorando il Signor Prism che la osservava con un certo interesse, come se fosse sorpreso di vedere tanti visitatori in un solo giorno nella sua biblioteca.

Non trovandola, Tonks prese ad avanzare guardando a destra e a sinistra in tutte le corsie. Forse voleva scoprire dove fosse e poi fingere di essere alla ricerca di un libro. Ma Sara aveva altri programmi.

Si appiattì contro lo scaffale, accanto al corridoio centrale. Con le spalle premute contro il legno massiccio, inspirò profondamente, estrasse la bacchetta e la tenne puntata verso il basso, lungo il fianco.

Non appena Tonks sbucò nel corridoio, voltandosi dalla parte opposta, Sara l'afferrò per il bavero, la spinse più a fondo nella corsia e le premette la mano libera sulla bocca, mentre con l'altra le teneva la bacchetta puntata alla gola.

Tonks si divincolò e cercò di scansarsi, premendosi contro lo scaffale, ma Sara non mollò la presa e la tenne ferma col peso del corpo.

"Non mi piacciono le spie," le sibilò all'orecchio, "e potrei anche decidere di farti molto male se mi fai arrabbiare più di così. Hai intenzione di fare una cosa stupida, tipo urlare?"

Tonks alzò le mani e scosse la testa. Sembrava spaventata. Bene. Era quello lo scopo.

Sara le tolse la mano dalla bocca e smise di tenerla bloccata col corpo, ma continuò a puntarle la bacchetta sotto il mento. "Perché mi stai seguendo? E non disturbarti a negare. Sono giorni che mi tieni d'occhio."

"Io... io non..." Tonks ansimava e balbettava. 

"Facciamola semplice. Per chi lavori? Per conto di chi mi stai pedinando?"

"Non — non sta a me dirlo. I non posso decidere di—"

Sara le afferrò un braccio, la fece voltare con una spinta e glielo torse dietro la schiena, schiacciandola ancora contro la libreria. "Forse non mi sono spiegata bene. Tu non te ne andrai da qui finché non mi darai delle risposte." Sara le torse ancora un po' il braccio fino a farla gemere. "Chi ti ha mandato? È Caramell? O lavori con quegli infami di Mangiamorte?" Sara la pungolò con la bacchetta. "Sai che posso rendere la tua vita al Dipartimento un inferno, vero?"

Tutta la rabbia e la furia che aveva cercato di trattenere stavano traboccando fuori e si stavano riversando su Tonks. Stava esagerando, ma era così arrabbiata e così stanca di fingere che non le importasse niente di tutto quello che stava succedendo. "Dimmi. Per. Chi. Lavori.

Tirò il braccio ancora un po', fermandosi a un millimetro dal farla gridare.

"Si-Silente. Mi manda Silente."

Sara lasciò la presa all'improvviso e fece due passi indietro, la bacchetta sempre spianata davanti a sè.

Silente? Non aveva senso.

Tonks era piegata in due con le mani sulle ginocchia e cercava di riprendere fiato. "Mi ha... mi ha chiesto di tenerti d'occhio. Credo... che le vorrà parlare. Mi... mi dispiace." 

Ben lungi dallo spegnersi, la rabbia di Sara sembrò crescere. "Dì a Silente, che se vuole parlarmi sa dove trovarmi. Nel frattempo non deve provare a mettere il naso nella mia vita."

La mano stretta attorno alla bacchetta cominciò a tremare. Sara l'abbassò. Tonks sembrava spaventata e imbarazzata. Guardava a terra e si teneva il braccio che Sara le aveva torto dietro la schiena.

Non poteva più restare lì. Si sentiva soffocare. Doveva andare. Via. Subito. Rinfoderando la bacchetta, Sara voltò le spalle a Tonks, che le gridò "Aspetta!"

Sara si bloccò. Si voltò di scatto e le puntò contro un dito. "Non provare più a seguirmi."

Poi sparì.

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