Capitolo 13-5

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"Aspetta un attimo. Mi serve... mi serve un momento."

Sara afferrò il braccio di Remus e lo bloccò prima che potesse svoltare l'angolo. Appoggiò la schiena contro la parete di mattoni chiazzata di umidità e chiuse gli occhi, reclinando la testa all'indietro.

"Ti senti bene?"

In realtà faceva fatica a respirare. Aveva i palmi sudati e un brivido che continuava a scorrerle su e giù lungo la spina dorsale. Scosse la testa per rispondere alla domanda. Poi cambiò idea e annuì. "Sto bene. Mi serve solo un attimo." Si concentrò per fare dei respiri profondi. Non doveva lasciare che il panico la travolgesse. "È solo che... sono un sacco di cose da digerire tutte insieme."

"Lo so." Remus appoggiò le spalle alla parete e aspettò pazientemente.

Sara continuò a respirare, cercando di calmare il battito impazzito. Stava davvero per rivedere tutti? Sirius, Lily e James?

Quando Remus le aveva detto che Lily e James erano risbucati dal passato, senza apparente spiegazione, la cosa le era sembrata così assurda che non aveva neppure reagito. Poi era scoppiata a ridere come un'isterica. Poi aveva cominciato a balbettare domande mentre Remus le spiegava quel poco che sapeva.

E adesso erano lì, a Grimmauld Place, e stavano per arrivare davanti alla casa che era diventata il Quartier Generale dell'Ordine della Fenice.

A pensarci bene aveva senso. Sirius aveva sempre odiato quella casa e tutto quel che rappresentava. Concederne l'uso a Silente e all'Ordine per ospitare le attività di un'organizzazione che agiva contro tutti i principi della famiglia Black era un gesto simbolico tipico del suo carattere.

Era così da lui che pensarci le faceva stringere lo stomaco.

Inspirò profondamente per l'ultima volta, come prima di tuffarsi da una scogliera, poi raddrizzò la schiena e si allontanò dalla parete. "D'accordo, andiamo."

Tenendo un passo tranquillo e rilassato, si avvicinarono al numero 12 di Grimmauld Place. Sara non era mai stata in quella casa, ma Sirius gliene aveva parlato diverse volte. Dall'esterno era tetra e cupa proprio come se l'era immaginata e l'interno non prometteva molto meglio. La porta principale non aveva serrature e nemmeno una maniglia. Era di legno massiccio, dipinta di quello che un tempo doveva essere nero, ma ora sembrava più un grigio scuro ammuffito. Al centro del pannello superiore c'era un batacchio d'argento ossidato dal tempo che recava lo stemma della famiglia Black.

Remus estrasse la bacchetta e colpì la porta tre volte. "Mi raccomando, nell'ingresso bisogna fare silenzio."

Sara annuì senza capire. Fare silenzio? Tuttavia era troppo occupata a impedire alle ginocchia malferme di cedere sotto il suo peso per fare domande sul motivo per cui bisognasse fare silenzio nell'ingresso.

Oltre la porta, si apriva una stanza stretta e lunga, dall'aria cupa e trascurata. Le lampade fissate alle pareti gettavano solo una luce fioca e tremolante e, nella penombra, la stanza sembrava ricalcare tutti i peggiori stereotipi sulle case stregate.

Remus le fece cenno di seguirla verso una breve rampa di scale che portava verso il piano seminterrato, ma prima di iniziare a scendere le posò le mani sulle spalle.

"Stai bene?"

"Sì." Era una bugia bella e buona. Aveva la bocca secca e lo stomaco aggrovigliato, il cuore le martellava così forte che le faceva male il petto e temeva di svenire da un momento all'altro.

"Ricordati, gli altri membri dell'Ordine sanno solo che tu e Lily eravate amiche a Hogwarts. Non sanno nulla di te e Sirius e Silente preferisce che non si sappia, almeno per il momento." Sara annuì. "Va bene, andiamo."

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