Sara aprì un occhio. L'ufficio sembrava essersi coricato su un fianco durante la notte. Disorientata, Sara aprì anche il secondo occhio e raddrizzò la testa di scatto. Si era addormentata faccia in giù sulla scrivania, con la guancia premuta su un foglio. Scostò con rabbia un pezzo di pergamena che le era rimasto appiccicato al viso, producendo un suono di carta accartocciata.
"Sono sveglio!" Frank sobbalzò sul divano e si tirò su a sedere in maniera scomposta. Anche lui si era addormentato, a un certo punto, con un fascicolo aperto sullo stomaco.
Cercando di recuperare un po' di lucidità, Sara scostò fogli e pergamene per far riemergere l'orologio da tavolo. Erano quasi le sette. L'ultima volta che ricordava di aver guardato l'ora, erano le circa le quattro del mattino e Frank aveva già ceduto al sonno da almeno mezz'ora.
Frank crollò di nuovo sul divano con un gemito. Si sfregò gli occhi e reclinò la testa all'indietro. "Ho mentito, non sono sveglio."
Per tutta la sera e gran parte della notte avevano cercato di venire a capo dei documenti, di far quadrare i dettagli, ma c'era qualcosa di strano che Sara non riusciva a cogliere. Come se avesse qualcosa sulla punta della lingua ma non riuscisse a trovare le parole giuste per dirla.
Avevano bisogno entrambi di schiarirsi le idee. Sara si passò le mani sul volto e costrinse i muscoli indolenziti a rispondere ai comandi. Si rimise in piedi, sgranchendosi le gambe e la schiena, poi uscì dall'ufficio.
Il Dipartimento era sonnolento quanto lei. Gli Auror smontavano dal turno di notte, mentre quelli del turno di giorno arrivavano con l'aria stanca, gli occhi gonfi e le tazze piene di liquidi fumanti.
Sara si chiuse nello spogliatoio, tirò fuori un cambio d'abiti dal suo armadietto e si diresse verso le docce. L'acqua calda e i vestiti puliti la rimisero al mondo. Quando tornò nell'ufficio, Frank aveva rassettato il divano, buttato via tutte le tazze di caffè vuote e risistemato la scrivania.
Sara tirò fuori una caraffa vuota dall'ultimo cassetto e la colpì due volte con la bacchetta magica. La caraffa si riempì di caffè fumante e Sara si lasciò cadere sulla sedia. "Allora, a che punto siamo?"
"Vuoi un riassunto?"
"Sì, senza preconcetti. Come se arrivassimo sulla scena del crimine per la prima volta."
Frank si versò una tazza di caffè, poi si voltò verso la lavagna su cui erano raccolte le fotografie della scena. "Quello che sappiamo è che alle ventitré circa, un'esplosione ha sventrato una strada nella parte Babbana del villaggio di Godric's Hollow. Dodici vittime, tra cui un mago di nome Peter Minus." Frank sorseggiò il caffè, poi sedette sul bordo della scrivania, sempre rivolto verso la lavagna. "Anche se era piuttosto tardi, la strada era affollata. Era la notte di Halloween, per questo molti Babbani erano in giro in costume."
Sara sospirò. "Probabilmente, se non fosse stato Halloween, ci sarebbero state molte meno vittime."
"Ma anche molti meno testimoni."
Sara sbuffò impercettibilmente e Frank sorrise. "So che non ti fidi dei testimoni, Capo. Ma in un caso del genere possono essere risolutivi."
"Non è che non mi fidi. È che non sempre la gente è sincera. Anche inconsciamente, spesso vediamo quello che vogliamo vedere e non quello che davvero è."
Frank scosse leggermente la testa. "In ogni caso, abbiamo diverse testimonianze." Posò la tazza per prendere un foglio da una cartellina. "Il signor Eric Bloom, che era in giro con la figlia di otto anni, Amanda Bloom, ha dichiarato di essersi trovato a pochissima distanza dall'esplosione e di essersi salvato per miracolo. Poco prima dell'esplosione, ha visto due uomini in fondo alla strada, l'uno di fronte all'altro. Ha capito che stavano discutendo, animatamente, a quanto dice, ma non è riuscito a sentire che cosa stessero dicendo." Frank prese un altro foglio. "La signora Emma Davies, che si trovava sul marciapiede dalla parte opposta dei due uomini, è stata più fortunata. Ha dichiarato di aver sentito i due litigare. Uno dei due, il più basso, sembrava accusare l'altro di qualcosa. La signora non è sicura di aver capito bene l'argomento della lite. È certa però di aver visto entrambi gli uomini tenere un bastoncino di legno in mano."
