Capitolo 8-4

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Per non correre rischi, Sirius si spinse fino ai margini della città. Aveva intenzione di materializzarsi vicino a Hogsmeade, ma sapeva che gli incantesimi potevano essere tracciati e non voleva che qualcuno potesse collegare il suo piccolo viaggio a Grimmauld Place.

Avrebbe passato dei guai per quest'uscita fuori programma, proprio come la volta precedente. Ma almeno questa volta aveva un buon motivo. Doveva vedere Harry.

Non aveva trascorso con il ragazzo tanto tempo quanto avrebbe voluto, ma lo conosceva abbastanza da sapere che le ingiustizie potevano spingerlo a fare delle stupidaggini, soprattutto se si fosse sentito abbandonato.

Cercò un posto appartato in cui trasformarsi e smaterializzarsi. A dirla tutta, non vedeva l'ora di essere a Hogwarts. Gli mancava quel posto.

Nascosto dietro un cassonetto straripante in un vicolo, tornò alla sua forma umana e si smaterializzò. Riapparve nella grotta doveva aveva trascorso gran parte dell'anno precedente. Era abbastanza vicino da poter raggiungere Hogwarts, ma abbastanza fuori mano da non dare nell'occhio.

La passeggiata nella Foresta Proibita non fu un problema per Felpato, ma per mandare un messaggio a Harry dovette trasformarsi ancora. Le lezioni del pomeriggio dovevano essere finite ormai. Sirius fece apparire il suo Patronus e lo mandò a recapitare il suo messaggio, in modo che arrivasse a Harry e a Harry soltanto. A quel punto poteva solo aspettare.

Nascosto ai margini della foresta, si perse nei ricordi del tempo trascorso a scorrazzare tra quegli stessi alberi con i suoi amici. Allora non avrebbe potuto immaginare che le cose potessero andare così orribilmente storte. L'aria fredda e il profumo del bosco avevano un modo tutto loro di rendere vividi i suoi ricordi. Seduto a terra tra foglie cadute e rami spezzati, appoggiò la schiena a un albero e si lasciò avvolgere dalla malinconia.

Harry non si fece attendere a lungo. L'erba che si piegava sotto il peso dei suoi passi annunciò il suo arrivo. Riscuotendosi dal torpore, Sirius si alzò in piedi e sbucò da dietro l'albero per farsi vedere. A qualche metro di distanza, il ragazzo tolse il mantello dell'invisibilità.

"Sirius!" Fece un passo nella sua direzione, poi si bloccò ed estrasse la bacchetta puntandogliela contro. "Dove ci siamo visti la prima volta?"

Sirius alzò le mani e sorrise. Era una domanda trabocchetto. Il ragazzo stava imparando. "A Little Whinging, Surrey. In un vialetto vicino a casa dei Dursley."

Harry abbassò la bacchetta e si avvicinò. "Che cosa ci fai qui?"

"Volevo parlarti. Vieni." Gli diede una pacca sulla spalla e lo condusse più a fondo nella foresta, verso un tronco caduto su cui avrebbero potuto sedersi comodamente.

"È successo qualcosa?" Harry sembrava preoccupato e teso.

Sirius sedette sul tronco e attese che Harry facesse lo stesso. "No, non è successo niente. I tuoi genitori ti mandano i loro saluti."

"Sanno che sei qui?" Harry sollevò le sopracciglia dietro gli occhiali. Dio, era identico a James alla sua età.

"Tuo padre sì."

Harry fece un mezzo sorriso. "Mia madre no perché si arrabbierebbe se sapesse che sei uscito."

"Esatto." Sirius sospirò. "Allora, dimmi. Come vanno le cose?" Non aveva molto tempo, tanto valeva arrivare al punto.

"Bene." Come al solito il ragazzo mentiva malissimo, ma lui stesso dovette rendersene conto perché si corresse subito. "No, non è vero. Non vanno bene."

"Per via di Piton? Tua madre mi ha mostrato la tua lettera."

"Anche. Le lezioni di Occlumanzia sono un disastro. E una perdita di tempo. Non mi sta insegnando niente. Continua ad attaccarmi per entrare nella mia mente senza spiegarmi come chiuderla."

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