Capitolo 13-3

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Sara si sentiva come separata dal suo corpo. Era lì, a camminare in silenzio accanto a Remus, ma non c'era davvero. Era tutto assurdo.

All'inizio era rimasta stupita perché dopo aver scoperto dell'innocenza di Sirius nella sua vita non era cambiato niente. Ora quel cambiamento era lì davanti a lei, servito su un piatto d'argento, ma non era più sicura di volerlo.

Godric's Hollow era tranquilla. Nessuno dei pochi passanti che incontrarono li degnò di uno sguardo. Passeggiarono senza parlare, lasciando che i loro passi li conducessero lungo quelle strade che non percorrevano da tanto tempo, ma che ricordavano molto bene.

Sara affondò le mani nelle tasche della giacca e strinse i pugni. Chi voleva prendere in giro? Non voleva altro che rivedere Sirius; lo desiderava così tanto che le faceva male lo stomaco. Ma allo stesso tempo era terrorizzata all'idea. Come poteva affrontarlo? Doveva odiarla, per averlo creduto colpevole così a lungo, per non avergli concesso il beneficio del dubbio.

La verità era che, fino a che non l'avesse incontrato, avrebbe potuto continuare a sperare che ci fosse ancora una possibilità per loro, che qualcosa di quello che era stato fosse sopravvissuto. Una volta che l'avesse visto invece non ci sarebbe più stato posto per il dubbio.

Distogliendo per un attimo gli occhi dal marciapiede, Sara si azzardò un'occhiata verso Remus. "Come sta?"

Remus si prese il suo tempo per rispondere, tanto che Sara pensò che non avesse udito la domanda. "É frastornato. Comprensibile, direi. Ed è contento che la sua innocenza sia stata dimostrata."

"Certo, comprensibile." E lo era. Chi non sarebbe stato frastornato?

Senza nemmeno rendersene conto, oltrepassarono la piccola chiesa di Godric's Hollow ed entrarono nel cimitero proprio lì accanto. Sara ci era andata molte volte negli anni. La prima volta era stato poco dopo la loro morte, quando lei era andata via da Hogwarts e si era praticamente trasferita da Remus. Aveva sentito il bisogno di vedere con i suoi occhi la casa e le loro tombe per credere davvero che tutta quella tragedia fosse reale. Aveva fuzionato. Niente è reale quanto due nomi di persone care incisi nella pietra.

"Cosa facciamo qui?" domandò a Remus.

"È tanto che non ci vengo. Sono successe molte cose." Remus sembrava stanco, ma allo stesso tempo dal suo sguardo trapelava entusiasmo per quello che stava facendo con l'Ordine della Fenice, un po' come era accaduto quando l'aveva incontrato prima che andasse a Hogwarts per diventare insegnante di Difesa Contro le Arti Oscure.

"Mi dispiace che tu non sia più insegnante a Hogwarts. Ho saputo che quest'anno c'è Dolores Umbridge a occupare il tuo posto."

Guardandolo attentamente, Sara vide la mascella di Remus contrarsi appena. "Non è mai stato il mio posto. Si è trattato di una parentesi, molto piacevole, ma destinata a finire. Silente è stato fin troppo generoso, non volevo creargli altri problemi."

Sara annuì ma non replicò. Di sicuro Albus Silente sapeva quali tasti premere per fare in modo che le persone si sentissero in debito con lui e provassero una lealtà incondizionata nei suoi confronti. Era quello il trucco? Dare alle persone un assaggio di quello che volevano per fare in modo che poi partecipassero ai suoi piani? Forse l'avrebbe fatto anche con lei, invitandola a partecipare alle attività dell'Ordine della Fenice, ben consapevole che per lei sarebbe stato difficile rifiutare di rivedere Sirius.

Sara non era sicura di fidarsi ancora di Silente. Non erano mai stati sulla stessa lunghezza d'onda.

Camminando lentamente, con le mani affondate nelle tasche e il bavero sollevato contro l'aria, arrivarono davanti alle tombe di Lily e James. Qualcuno vi aveva deposto dei fiori di recente, ma erano coperte di erbacce ed edera. Sara si rimboccò le maniche della giacca e si accucciò accanto alla lapide della sua migliore amica per ripulirla.

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