"Quando non dormi mai fino al mattino,
quando fai casino rido perché
la testa dura e la voglia di urlare, quelle le hai prese da me.
Le hai prese da me."
Chapter 37
Non sono passati nemmeno venti minuti da quando Giulia ha rimesso a letto Leonardo, dopo averlo allattato e coccolato, eppure lui sta già piangendo e richiedendo a gran voce l'attenzione dei suoi genitori.
"Ancora.." si lamenta la rossa nascondendo la faccia contro al cuscino, cercando inutilmente di trovare la forza necessaria per puntellarsi sul materasso ed alzarsi dal letto, ma Niccolò la blocca per un braccio.
"Vado io. Tu dormi." sussurra infatti con la voce leggermente impastata dal sonno, mentre si tira a fatica a sedere e si stropiccia gli occhi con le dita.
Giulia si volta verso di lui e medita per un istante di ribattere, ma poi lascia perdere: è troppo stanca per impedirgli di darle una mano.
Con un sospiro Niccolò le lascia una carezza tra i capelli spettinati e si alza dal letto, indossando la prima felpa che gli capita sottomano e camminando a tentoni verso la cameretta di Leonardo: una volta arrivato chiude delicatamente la porta dietro di sé e si avvicina al lettino bianco contro la parete, dal quale proviene il pianto instancabile di suo figlio.
"Ehi mostriciattolo..zitto un po'." con un sorriso il moro si sporge verso di lui e lo prende tra le braccia, facendolo aderire contro al suo petto.
Lui si aggrappa con le manine alla sua felpa ma, nonostante i tentativi di Niccolò di tranquillizzarlo, continua a urlare disperato.
"Hai mangiato, hai avuto le coccole...che vuoi di più?" domanda poi il moro in un sussurro, camminando verso la finestra e cullandolo piano, senza riuscire a trattenersi dal sorridere di nuovo.
Mentre lo guarda dimenarsi tra le sue braccia, rosso in viso e con i lacrimoni agli occhi, gli vengono in mente tutte le volte in cui sua madre gli ha raccontato la stessa identica scena, maledicendolo divertita: anche lui, da piccolo, non ne voleva mai sapere di dormire.
Ha fatto passare ai suoi genitori mesi di nottate in bianco, spese nell'inutile tentativo di metterlo a tacere, e questo pensiero, seppur semplice, gli riscalda il cuore: nonostante adesso sulla testolina di Leonardo siano spuntati dei capelli castani, nonostante sappia di non avere il suo stesso sangue, Niccolò è convinto che qualcosa di sé, dentro di lui, ci sarà sempre.
"Okay, okay. Ho capito." con un sospiro il moro torna alla realtà e si arrende all'idea che, per il momento, di tornare a dormire non se ne parla nemmeno.
In silenzio porta Leonardo a pancia in su e lo stringe un po' di più al suo petto, per poi incominciare a fare l'unica cosa che, in nottate come queste, sembra funzionare davvero.
"Hai da sempre compreso la mia nostalgia, dei giorni ormai persi ed ormai andati via. Questo tempo trascorso non ne è mai abbastanza, te che dei miei occhi ne sei la sostanza.." sussurra infatti qualche secondo dopo, con la voce bassa e lievemente roca, mentre lo culla dolcemente tra le sue braccia.
Ogni sera prova a scegliere una canzone diversa, nella speranza di cambiare un po' il repertorio, ma è del tutto inutile: questa è l'unica che sembra essere in grado di calmarlo.
"Comunque poi adesso, che ti ho davanti, prometto di restarti accanto per sempre, per sempre, per sempre.." Niccolò continua a cantare e sottolinea i "per sempre" della canzone, notando con piacere che, dopo qualche istante in cui ha cercato di resistere, il pianto di Leonardo si è lentamente acquietato.
Ora ha lasciato posto a un mugolio sommesso, accompagnato dai suoi occhi chiari che lo guardano attenti, incantati dalla sua voce e dai teneri baci che continua a lasciargli sulla fronte.
"Sei la cosa più bella che indosso, sei risorsa, sei il cielo e sei il mondo. Sei la strada che porta alla vita, donna instabile, sei la mia sfida..." continua poi il moro, sciogliendosi le spalle e spostando lo sguardo sul mondo addormentato fuori dalla finestra, convinto di averne ancora per molto: appena lo riporta su Leonardo, però, è costretto a ricredersi.
Gli è bastato che suo padre attaccasse il ritornello per chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dalla dolce melodia della canzone, crollando nel giro di pochi istanti.
Con un sorriso Niccolò abbassa il tono di voce e si siede su una sedia lì affianco, senza mai smettere di cantare.
"Sei la piccola stella che porto nei momenti in cui non ho luce, sei la piccola stella che porto nei momenti in cui non ho luce." mormora cullandolo dolcemente ed osservandolo mentre muove le labbra e sposta la testa contro al suo petto, finalmente addormentato.
"Tu sei la piccola stella che porto nei momenti in cui non ho luce, luce, luce.." termina poi con un filo di voce, abbassandosi piano verso di lui e posando le labbra contro la sua pelle calda, con tutta la delicatezza di questo mondo.
Ormai sono passate settimane da quando ha incontrato il suo sguardo per la prima volta, ma non riesce ad abituarcisi. La semplice idea di essere diventato papà, di avere sulle spalle la responsabilità di una vita così debole e fragile, lo fa sentire estremamente piccolo e incapace.
Giulia gli ripete ogni giorno che è e sarà sempre un padre straordinario, eppure lui non riesce a crederci: se ci pensa bene si rende conto di non essere mai stato in grado di badare a se stesso, figurarsi ad un altro essere umano.
Convive con questi pensieri e con questi timori ogni giorno, ogni volta che, come adesso, si ritrova ad avere suo figlio tra le braccia e ad essere incapace di lasciarlo andare, nonostante l'orario improponibile, nonostante la stanchezza che prova: e forse sono proprio questi dettagli che lo portano a pensare che, molto probabilmente, è tutta una questione di abitudine.
Come a mettere un punto a questi pensieri Niccolò si alza lentamente e, ancora più lentamente, si obbliga a rimettere a letto Leonardo, sistemandogli il lenzuolo sulla pancia e lasciandogli l'ennesima carezza sul viso.
Piano allunga una mano dietro di sé e cerca a tentoni la sedia, avvicinandola al lettino senza mai staccare lo sguardo da lui. Non vuole ancora tornare a dormire.
"Ti voglio bene Leo." sussurra poi posando entrambe le braccia sulla sbarretta di legno ed appoggiandoci sopra la testa, scegliendo di riaddormentarsi così: semisdraiato in una posizione che fino a qualche mese prima gli sarebbe sembrata improponibile, con il respiro lento e i piccoli movimenti di suo figlio a vegliare su di lui.
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Rewrite the stars
FanfictionNon passa giorno senza che Niccolò si maledica per quello che ha fatto. Non passa giorno senza che Giulia pensi a lui, e senta forte la sua mancanza. La vita è fatta di momenti, momenti che passano veloci e che lasciano ricordi. La vita è fatta di e...
