"Brioche alla crema"

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"Ah, però sei stanca.
Ah, però se cadi giù cado insieme a te.
Cosa rimane del nostro amore?
Di poche promesse di tante parole"

Chapter 26

Niccolò ha cercato di restare lontano da Giulia per più tempo possibile.
Ha impiegato quasi mezz'ora a cambiare le lenzuola del suo letto e a sistemare un po' la camera, un tempo decisamente eccessivo per  delle azioni così veloci come quelle.

Il punto, però, è che ha bisogno di pensare.
Pensare all'idea che, tra nove mesi, diventerà padre.

Solo questo pensiero lo obbliga ogni volta a fermarsi e a prendere un respiro profondo, per calmare i nervi.
Non sa se sarà in grado di crescere un figlio.
Non era pronto a questa notizia, non così all'improvviso e, soprattutto, non così.

Ci sono forse troppe cose sbagliate in quello che sta facendo, dal perdonare Giulia dopo che lei lo ha abbandonato senza farsi problemi, fino all'accettare l'idea di diventare padre di un figlio - molto probabilmente - non suo.

Con uno strano peso sul petto, misto all'erronea felicità di avere la rossa nella sua stessa casa, esce dalla camera da letto e cammina piano in soggiorno, pronto a dirle che può disfare le valigie.

Appena la raggiunge, però, la trova addormentata sul divano, con ancora il giubbotto addosso e i capelli sciolti che le ricadono sulle spalle e le coprono gli occhi.

In silenzio si avvicina a lei e si abbassa sulle ginocchia, per poi spostarle delicatamente una ciocca rossa dal viso e restare a guardarla incantato, ammirando tutti quei dettagli che, in questo mese e in questi anni, ha sognato ogni singola notte.

La sua espressione stanca e confusa, che nemmeno il sonno riesce a mandare via, le labbra morbide e socchiuse, che gli fanno nascere una voglia tremenda di intrappolarle in un bacio, le guance arrossate dal freddo e la mano stretta a pugno accanto alla testa.

"Piccola.."
sussurra Niccolò accarezzandole piano le tempie ed allontanando il bicchiere ormai vuoto dal divano, per poi alzarsi e cercare qualcosa con cui coprirla.

Mentre lo fa si accorge che gli tremano le mani: succede sempre così quando si tratta di lei.
Il suo corpo si riempie di reazioni che non ha mai saputo spiegarsi e che, da sempre, traduce con la parola amore.

Giulia potrà anche sbattergli la porta in faccia mille altre volte, potrà anche farlo ricadere in quel maledetto circolo vizioso di alcool e pastiglie, ma lui non sarà mai capace di smettere di amarla.
È una condizione che va oltre le sue capacità di rifiutare.

Senza sapere cos'altro fare per distrarsi trascorre un'oretta a sistemare casa, nascondendo o buttando via i segni di quello che ha passato, a partire dalle bottiglie vuote in cucina: non vuole che Giulia si preoccupi o si senta ancora in colpa.

La luce del sole, ormai sorto del tutto, entra dalle finestre che lui ha finalmente riaperto, dopo giorni di buio costante.

E poi, vedendo che la rossa non accenna a svegliarsi, Niccolò decide di scendere al bar sotto casa per acquistare una brioche alla crema.
Sa benissimo quanto quel gesto sappia farla alzare con un sorriso.

"Ehi...buongiorno"

Giulia si gira sul divano e si sfrega gli occhi con le mani, mentre Niccolò la saluta sorridendo.
Ci impiega qualche secondo a capire dove si trovi, ancora intontita e confusa da tutto quello che è successo.

" 'giorno"
replica poi con la voce impastata dal sonno, osservando leggermente sollevata il moro che afferra qualcosa dal bancone della cucina e si avvicina a lei.

"Ti ho preso questa"
dice lui allungandole il sacchetto della brioche, sperando con tutto se stesso di aver compiuto la mossa giusta.

Non vuole assolutamente sembrare invasivo ma, se Giulia ha deciso di percorrere seicento chilometri in piena notte solo per venire da lui, un motivo ci sarà.

"Grazie, io...volevo proprio questa"
risponde infatti la rossa scoprendo il contenuto del sacchetto con un sorriso, che contagia immediatamente anche Niccolò.

Tra di loro permane un velo di paura e di incertezza ma, si sa, davanti a una brioche alla crema non si può restare indifferenti.

"Credo...credo che noi dovremmo parlare"
Niccolò interrompe quel momento di pace e riporta entrambi alla realtà, più bruscamente di quanto avrebbe voluto.

Giulia però annuisce, e si sposta per fargli spazio sul divano.

"Siamo finiti in una situazione di merda, e lo so. Io però accetterò qualunque cosa vorrai fare, e...e cercherò di starti vicino, promesso. Se tu vorrai, ovviamente."

Niccolò parla senza alzare gli occhi dal pavimento, mentre cerca le parole più giuste ed ascolta il lento masticare di Giulia.
Ha passato tutte le ore che ha avuto a disposizione a pensare ai pro e ai contro delle decisioni che sta prendendo ma, per quanto si sforzi, non vede alcun motivo per cui dovrebbe mandarla via.

"Io ho bisogno di sapere subito di chi è."
ammette lei con un filo di voce, esprimendo a voce il pensiero che la tormenta da giorni e posandosi piano una mano sulla pancia.

Niccolò nota quel suo gesto e le sorride piano, annuendo.

"Allora facciamo un test del DNA. Conosco un medico che lo fa, non...non dovrebbero esserci problemi"
le risponde poi cercando di tranquillizzarla, ma le sue parole non fanno altro che aumentare il malessere di Giulia.

"Se non fosse tuo?"
domanda infatti lei alzando gli occhi in quelli del moro e trattenendo a fatica lacrime, che però la tradiscono all'istante.

Niccolò, senza dire niente, le posa una mano sulla gamba e la accarezza piano, del tutto impotente davanti al suo pianto e alle sue paure.

"Non importa. Mi basta che tu stia bene."
la rassicura poi, accennando un sorriso e cercando in tutti i modi di guardarla negli occhi.
Sta mentendo anche a sé stesso, ma non vuole assolutamente farla stare peggio.

Senza sapere cos'altro fare porta una mano in tasca e cerca un fazzoletto da prestarle ma, in men che non si dica, se la ritrova tra le braccia, stretta a lui in preda ai singhiozzi.

"Ti voglio bene Nì. Sono stata una stupida..scusa cazzo. Scusa.."
farnetica Giulia nascondendo il viso contro al suo petto e buttando fuori tutto, mentre Niccolò, leggermente irrigidito, le passa entrambe le mani attorno al corpo.

Non si aspettava una reazione del genere e averla stretta a lui, in cerca di protezione, lo fa sentire terribilmente bene.

"Ti voglio bene anche io...e te ne vorrò sempre. Sempre."
sussurra poi posandole una mano dietro la nuca ed accarezzandole delicatamente i capelli, nel tentativo di farla sentire al sicuro.

Il cuore gli batte all'impazzata mentre appoggia la schiena contro allo schienale del divano e permette a Giulia di accomodarsi meglio, sempre abbracciata a lui, con tutte le sue forze.

"Dovresti smetterla di perdonarmi"
lo rimprovera lei con un mezzo sorriso sulle labbra, premendo il naso contro la sua felpa, intrisa di quel profumo che le era mancato come l'aria.

Niccolò sorride di rimando e la stringe un po' più forte, per poi farsi coraggio e lasciarle un timido bacio tra i capelli.

"E tu dovresti smetterla di farmi sentire così."

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