XXXV

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Era imbarazzante la bellezza di quell'uomo che mi camminava affianco, con passo sicuro e tenendomi la mano

Indossava un cappotto chiaro con il collo ribaltato, camicia bianca e gilet, sul capo uno di quei cappelli a tela larga e gli indimenticabili occhiali

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Indossava un cappotto chiaro con il collo ribaltato, camicia bianca e gilet, sul capo uno di quei cappelli a tela larga e gli indimenticabili occhiali.
Avevo sempre avuto la sensazione che fosse troppo per me. Troppo in tutto. Bello, ricco, famoso ma era sopratutto la sua umiltà, il suo buon cuore, la sua intelligenza che mi aveva conquistato e quella voglia di fare l'amore con lui in ogni momento veniva proprio dalla sua anima bella e pura.
Un uomo di altri tempi.
Un vero e proprio gentiluomo come avevo sempre immaginato che fosse il mio uomo.
Un moderno Clarke Gable, nella versione migliorata di Rhett Butler
Quando ero piccola, avevo sempre immaginato il momento in cui avrei presentato il mio fidanzato alla mia famiglia.
Mi vedevo arrivare a casa, una domenica mattina, con un vassoio di paste e lui con un fascio di rose bianche per la mia mamma, il tavolo imbandito come si fa per le grandi occasioni.
Avrei fatto le presentazioni, papà gli avrebbe strinto la mano, mamma gli avrebbe sorriso orgogliosa della mia scelta e seduti a tavola davanti a un piatto di pasta e ragù, parlato del più e del meno e dei progetti che avevamo per il futuro
Ripensavo proprio a questo, ferma davanti alla porta di casa con quell'uomo di fianco che mi teneva la mano, forte, in una presa sicura che scrollava di dosso un po' della mia ansia.
Mi sorrise
- Dai non andrà poi così male.
In realtà anche lui era nervoso, ma non lo dava a vedere. Cercava anzi di nasconderla sotto quei baffi tagliati alla perfezione
Bussai
Sospirai
Cacciai fuori tutta l'aria che avevo nei polmoni
Ci siamo
Mamma venne ad aprire
Il sorriso di quando la mattina mi veniva a svegliare
- Sveglia amore mio, e' ora di andare a scuola
In realtà non mi pare di aver mai visto mia madre imbronciata, arrabbiata o pensierosa. Fino a quel momento
Mi abbraccio forte ma piano a piano la sua presa divenne meno convinta. Alla fine si stacco' e mi accarezzo' la guancia
- Bentornata a casa
Ma il suo sguardo passava velocemente da me a Johnny che era alle mie spalle
- Grazie mamma. Eh mamma, lui è Johnny
- E' un piacere fare la sua conoscenza Mr Depp
Lui le bacio' la mano, come un perfetto gentiluomo del sud e vidi mamma spalancare la bocca sorpresa
- Accomodatevi
Entrammo finalmente in casa
Nulla di quello che avevo immaginato da piccola.
Non c'era la tavola imbandita, non c'era il profumo del ragù, c'era solo papà che fumava il suo sigaro sul divano
- Caro - mamma aveva la voce tremante
Secondo me sperava ancora che fossimo solo amici, o magari che lavorassi per lui. Non si era sbilanciata infatti e non aveva fatto ne allusioni ne era giunta a conclusioni
Aspettava
Anch'io aspettavo la naturale sequenza delle cose
Papà poso' il sigaro sul posacenere
Si alzò con agilità. Era sempre stato uno sportivo e ancora oggi faceva km in bicicletta
- Piccola mia. Finalmente
Mi abbraccio'. Una stretta ancora più forte di quella della mamma, ma a differenza di lei, lui quando si accorse di Johnny mi strinse ancora di più
Avevo già il cuore a mille e se non mi avesse lasciato sarei svenuta
- Papà, papà ti presento Johnny
A malavoglia mi libero'
Forse perché non voleva ammettere che quelle parole fossero rivolte a lui.
- Piacere mio Mr Depp. Ho sentito molto parlare di lei
Cazzo !
- Ci accomodiamo. - per fortuna mamma prese in mano la situazione
Avevamo mamma e papà seduti di fronte a noi. Johnny aveva aspettato che, sia io sia mia madre, ci fossimo accomodate per poi prender posto al mio fianco.
Quel gesto non sfuggi allo sguardo di mio padre che alzando un sopracciglio guardo' mia madre stranito
- Bene - disse mamma
- Si - fu la mia risposta nervosa
Mi schiarì la voce con un colpetto di tosse
- Vi vedo abbastanza ...
- Increduli, scioccati, curiosi - rispose acido mio padre.
- Un po' di tutto papà
- Beh devi scusarmi ma mia figlia mi porta a casa Johnny Depp
- Ti ho portato a casa Johnny papà, solo Johnny.
Sospiro' e mi accorsi che stava mantenendo a fatica la calma.
- Solo Johnny. Mr Depp lei non sarà per me solo Johnny.
- Ne sono più che convinto signore. La mia fama mi ha preceduto a quanto vedo.
Suonarono alla porta
Papà colse l'occasione per allontanarsi per andare a vedere chi fosse.
Spero solo non sia zia Nancy, la pettegola. Sarebbe stato come dare in pasto la notizia alla stampa
E invece era Ben
Portava un enorme mazzo di rose bianche e una scatola con un fiocco più virile, nero opaco.
Erano dei sigari
Quest'uomo restava un mistero. Come faceva a sapere che papà fumava sigari ? Di sicuro quelli che aveva trovato lui, papà le aveva visti solo in fotografia.
Mamma rimase incantata dalle rose e dalla composizione particolarmente studiata. Ringrazio' Johnny per la sua gentilezza e scorse subito a trovare un vaso che avesse il diametro abbastanza grande per contenere quella massa enorme
Aveva esagerato ... ma non troppo
Credo che su per giù si potevano contare 25 rose bianche, grandi e con lo stelo bello spesso.
Papà da parte sua aveva apprezzato il dono, ma non lo avrebbe mai ammesso apertamente. Quando scarto' il pacco, accuratamente chiuso da carta da regalo grigio scuro, aggrottò la fronte sorpreso.

Johnny Depp Il prima, durante e dopo il processoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora