20. Due anime contrastanti

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Kim's P.O.V

Precipitare nelle grinfie di quello che potrebbe essere chiamato bullismo, alla bellezza di diciannove anni era forse l'unica cosa che non mi sarei mai aspettata dal mio futuro qualche anno fa. Per quanto possa essere una spina dolente nel passato di molti, forse troppi, non era fra derisioni e maltrattamenti che ero cresciuta. Mai avrei immaginato di ritrovarmi in questa situazione al college, un luogo che in teoria dovrebbe essere frequentato da ragazzi e ragazze maturi, diligenti e improntati a voler costruire finalmente il proprio avvenire. Invece da due lunghi giorni ormai, mi ritrovavo ad essere guardata in mille modi differenti e costantemente sotto l'attenzione di chiunque.

Erano davvero poche le persone che non mi avevano guardata con l'aria di chi aveva da ridere, segno che le foto di Brianna si erano propagate molto più velocemente di quel che potessimo immaginare tutti quanti. Dal canto mio cercavo di farmi forza, ricordando tutte le belle parole che mi avevano riservato in momenti diversi i miei amici e Tyler, eppure c'erano momenti in cui mi sentivo precipitare nello sconforto. Con Diane avrei parlato questo fine settimana, io e Cody le avevamo già fatto sapere che avremmo avuto intenzione di tornare a casa, ma non anticipandole ancora nulla. Era stata una mia scelta attendere il fine settimana, cosa avrei potuto dirle per telefono? Questo mi costava soltanto sette lunghi giorni di pregiudizi e occhiatacce, dove quelle dannate foto sarebbero rimaste ancora spiattellate sulle chat della maggior parte degli studenti del college senza adeguati provvedimenti.

Entrai nella biblioteca dopo aver seguito tutte le lezioni nel mio orario, come ero solita fare ogni qual volta non c'erano altri impegni prestabiliti nelle mie giornate. Volevo semplicemente trovare del tempo in più per studiare, visto l'imminenza delle vacanze natalizie, e ignorai tutti gli sguardi che mi bruciarono addosso. Presi posto in uno dei tavoli più vuoti e tirai fuori i miei appunti.

"Ignorali, non ti curar di loro" mi dissi cercando di puntare lo sguardo sui fogli, ma riuscivo comunque a percepire l'imbarazzo nel quale stavano cercando di farmi annegare.

Mi accomodai meglio sulla sedia, passandomi nervosamente una mano fra i capelli e tornai a stringere forte gli appunti fra le dita. Sentivo le mani pungere, pizzicare di goccioline di sudore che volevano spingere contro i tessuti per venir fuori.

Ero agitata, ero a disagio, ancora una volta.

Quando sollevai gli occhi sui presenti, girai lo sguardo su ognuno di essi. Una ragazza dalla montatura di occhiali notevolmente vistosa, mi osservava di tanto in tanto, alternando lo sguardo dal suo cellulare alla mia postazione. Una coppia di amiche qualche tavolo alla mia destra, sembrava confrontarsi su qualcosa di particolarmente interessante che brillava sullo schermo del telefono di una delle due.

Sentivo la vergogna ribollirmi nelle viscere, accapponare la mia pelle e farmi sentire piccola, piccola come una formica insignificante ma ripudiata da tutti. Tentai disperatamente di non farci caso, ricordai a me stessa che avrei parlato con Diane e tutto si sarebbe sistemato, ma la parte che più prevaleva in me in quel momento tornò farmi sentire rovinata.

Quelle foto sarebbero potute anche sparire, ma tutti quegli sguardi me li sarei trascinata dietro per troppo tempo. Nonostante tutto.

Il colmo lo raggiunsi quando un ragazzo facendosi beffe di me ammiccò nel guardarmi, facendomi persino l'occhiolino che una sua compagna vide e dovette trattenersi dal ridere. Raccolsi nuovamente tutto dalla postazione e così come ero arrivata poco prima scappai. Me ne uscii a passo svelto da quel posto, sentendomi toccata, diffamata, spogliata da tutti quegli sguardi. La vergogna mi divorava, mi strappava a morsi la dignità, disintegrandola in un nonnulla fino a non lasciarne più niente.

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