35. Un legame indissolubile

587 28 2
                                        

Damon's P.O.V

«Sei così buffo» ridacchiò Charlotte poggiata al muro della mia stanza, mentre attaccato al bordo del corrimano in legno installato alla parete cercavo di camminare in modo normale. L'odore d'ospedale e di sterilizzato mi impregnava le narici ogni giorno da così tanto tempo ormai, che avevo quasi scordato come fosse senza.

Ultimamente passavo almeno due ore al giorno a fare questa sorta di riabilitazione, non avrei mai voluto correre il rischio di ritrovarmi ad uscire di qui camminando come un pinguino. Passare quasi due mesi a letto mi aveva azzerato ogni capacità, si stava dimostrando abbastanza difficile tornare alla routine da persona autonoma quale ero sempre stato e mi sentivo come intrappolato nel corpo di un bambino che avrebbe dovuto imparare nuovamente a fare tutto.

«Non sfottermi» la guardai male cercando di non ridere, perché ero consapevole del fatto che visto da fuori dovevo sembrare ridicolo qui appeso all'asta.

«Però dai, stai migliorando»

Charlotte così come Kimberly, era stata una delle uniche persone a venire quasi tutti i giorni qui da me a trovarmi.

Ricordo ancora la sua voce mentre dormivo... quando non ero capace neppure di aprire gli occhi ma lei pur non conoscendomi, veniva qui e mi parlava per farmi compagnia.

Era una ragazza così empatica e sensibile che non mi capacitavo di come potesse trovare la voglia di venire ogni giorno da uno che per tutta la sua vita, era stato il perfetto opposto di lei. Dovevo ammettere però che iniziava a farmi piacere vederla, la sua compagnia mi faceva sentire meno solo e ormai mi ero abituato al dolce suono della sua voce.

Sapevo riconoscere il suo profumo alla perfezione, perché quando era al mio fianco ed io non riuscivo ad aprire gli occhi, era quello a tenermi legato al mondo attorno a me.

«Grazie per il complimento» scherzai staccando entrambe le mani da quel sostegno e la vidi preoccuparsi. Si irrigidì.

«Tranquilla, non cado» risi provando ad avvicinarmi a lei. Era la prima volta in assoluto da quando mi ero ripreso, che provavo a camminare senza stampelle o nient'altro e dentro di me in realtà avevo seri dubbi di riuscire a tenermi, ma volevo dimostrarle quanto fossi migliorato.

«Dai Damon, non rischiare così» disse notevolmente preoccupata avvicinandosi a me e la guardai negli occhi dall'alto.

Aveva paura che cadessi e quella sua immancabile premura mi colpii così tanto.

«Ti preoccupi così tanto per me?» sussurrai sollevando una mano fin sul suo viso punzecchiato di lentiggini chiarissime. Gli accarezzai la guancia con il dorso delle dita e la vidi socchiudere gli occhi, mentre in me sentii una sensazione inaspettata.

La mia pancia formicolò quando le dita le sfiorarono la pelle, avevo sempre ammirato i suoi fini lineamenti mentre si prendeva cura di me, ma non li avevo mai toccati...

«Si perché se cadi e ti fai male, posticiperanno le tue dimissioni» mormorò con poca voce, come se stesse perdendo sempre di più la tranquillità che aveva nell'avermi lontano e ammirai quegli occhi scuri.

Erano quasi neri eppure brillavano come le più luminose delle stelle e incantai di lato il capo, facendo scorrere le dita fin sotto le sue labbra da bambolina incantevoli.

«Mi piacciono i tuoi occhi» ammisi dando voce ai miei pensieri e la vidi arrossire notevolmente.

«Hai ignorato quel che ti ho detto» sentii tremarle la voce tanto quanto le mie gambe, le dita le finirono piano sotto al mento e glielo sollevai.

Il cuore mi martellava forte nel petto, sembrava impazzito di colpo e mai prima d'ora avevo tremato tanto prima di fare quel che avevo intenzione di fare da lì a poco con una ragazza e non ci capii più nulla.

Kimberly Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora