33. Perdizione

495 22 3
                                    

Due mesi dopo

Kim's P.O.V

«Così starai meglio» mormorai guardando il mio riflesso nello specchio, mentre di profilo osservavo la lieve sporgenza della mia pancia ora che ero arrivata alla soglia del sesto mese.

Se c'era una cosa che caratterizzava la mia gravidanza, era la piccolezza del mio "pancione"... ma visite e controlli periodici mi garantivano che la bambina non stava riscontrando la minima complicazione in nulla e questo mi bastava a non preoccuparmi per ciò.

Quando abbassai il tessuto della felpa chiara che indossavo, non si notava praticamente più che il mio grembo stesse ospitando qualcuno e sospirai. Avevo preso la consapevolezza che non si notasse molto, come una scusa per non dire a molti della dolce attesa. Preferivo tenerla lontana da pregiudizi e maldicenze, visto la brutta considerazione di me che in molti avevano in questo college.

Lasciai finalmente perdere lo specchio e andai ad accomodarmi sul bordo del mio letto, rivolgendo tutta la mia attenzione al sole invernale che oggi trapelava attraverso i vetri.

Ero sola in stanza, Ashley ultimamente spariva sempre per tornare dopo ore qui con me, ma avevo rinunciato da tempo al farmi domande sul dove andasse.

Damon, invece, che in questi ultimi mesi era stato il centro della mia vita, sembrava finalmente aver intrapreso la tanto attesa via della guarigione. I medici avevano definito la regressione delle sue condizioni pessime, un vero e proprio miracolo, ed io ero così grata per questo.

La paura che mia figlia avrebbe potuto non conoscere mai suo padre, si era finalmente dissolta con il passato ed io iniziavo a sentirmi meglio.

Tornare a vederlo camminare, senza ingessature né tutte quelle bende a ricoprirgli il corpo era stata una ventata di vita, io che avevo pianto così tanto per lui in quelle settimane. Tra qualche giorno forse gli daranno addirittura l'uscita dall'ospedale e finalmente anche lui potrà tornare alla sua vita, magari ricominciarla in un modo differente.

Quell'incidente era stata la cosa più brutta e inaspettata che potesse toccargli, ma paradossalmente sembrava avergli dato una possibilità per riscattarsi, la spinta per trovare il coraggio di cambiare e abbandonare il ragazzo che era stato un tempo.

Il mio cellulare vibrò contro il legno del comodino sul quale l'avevo poggiato e quel suono riscosse di colpo tutto il silenzio che alleggiava da ore nella mia stanza. Mi sporsi per afferrarlo e quando lo sbloccai, vidi un numero che non era salvato fra i miei contatti, con una foto allegata.

Una brutta sensazione mi pervase ancor prima di aprire quella chat, era come se il mio sesto senso in un nano secondo mi avesse fatto dubitare del mondo intero e deglutii.

Quando aprii la conversazione notai subito di chi si trattasse dalla foto profilo in alto a sinistra... come avrei potuto non riconoscerla, la foto doveva ancora scaricarsi.

Lessi il messaggio allegato, poche semplici parole che mi trafissero peggio di una pugnalata alle spalle.

Brianna Olsen:
"Non ti hanno mai insegnato che non si trascura troppo ciò a cui tieni?"

Parole che mi fecero rabbrividire ancor prima di mettere a fuoco la foto e quando quest'ultima si scaricò mi sentii fredda da testa a piedi.

Vidi la sua mano curata e dalle unghie lunghe appuntite, posata sul letto sfatto del mio ragazzo, che in queste settimane sapevo di aver trascurato così tanto e quasi mi girò la testa. Precipitai nella confusione più assoluta, per un attimo la mia mente andò letteralmente in tilt e non capii più nulla, si riempì di domande, di paure, di teorie che non potevano essere reali e un dolore sordo mi strinse il petto in una morsa.

Kimberly Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora