SENSI DI COLPA NE ABBIAMO

70 2 0
                                        

(Federico's pov's)
"Andammo all'aereoporto di Firenze, facemmo il check in e poi aspettammo che chiamassero il nostro aereo. Nel frattempo ci facemmo tante foto, una di quelle la pubblicammo nei nostri profili. Poi ecco che chiamarono il nostro volo e ci imbarcammo. Sapevo che Bea avesse paura di volare, con tutto che non era la prima volta che volava e quindi appena seduti le strinsi la mano e la distraevo per non farle pensare che saremo stati sospesi in aria per un po' di tempo. Quando decisi di organizzare questo viaggio e farlo come regalo di compleanno di Bea, avevo organizzato tutto, anche come dovevamo andare dall'aereoporto alla casa. Infatti quando atterrammo e uscimmo dal gate ecco che c'era un signore, che era il guidatore di una macchina che avevo prenotato, gli dissi l'indirizzo e ci portò alla casa. Le foto non le rendevano giustizia era davvero spettacolare e grandissima e per la prima volta fui contento di aver speso tanti soldi. Ci preparammo e andammo in spiaggia, sistemammo la roba e poi ci buttammo direttamente al mare, stavamo morendo di caldo e quindi non aspettammo proprio. L'acqua era cristallina e stupenda. Durante la giornata conoscemmo alcuni ragazzi spagnoli e altri italiani, quando parlavano in spagnolo, essendo che conoscevo lo spagnolo traducevo le cose a Bea che non aveva studiato lo spagnolo ma solo l'inglese, infatti con loro parlava in inglese. Fu bello conoscere qualcuno e ci invitarono poi la sera ad una festa che il lido organizzava. Chiesi a Bea, quando i ragazzi se ne andarono, cosa volesse fare ma lei non lo sapeva e decidemmo di pensarci un po' su. Nel frattempo feci delle bellissime foto a Bea e le misi su Instagram e poi mi feci fare delle foto con lei da delle persone che passavano in quel momento. Quando tornammo poi a casa ci facemmo le docce e decidemmo di andare alla festa sulla spiaggia. Il lido si era trasformato, a posto dei lettini c'erano divanetti e tavolini e poi c'era la console del dj. Ballammo e ci divertimmo molto anche con i nostri nuovi amici. I giorni proseguirono molto bene, io mi sentivo in paradiso e con Bea dopo quella litigata andava sempre meglio, era come se quei giorni lontano avevano rafforzato il nostro rapporto. Poi arrivò quel maledetto sabato, si maledetto perché quel giorno Bea era davvero stanca e non voleva uscire. Ma io cercai di convincerla
<<dai amore, è sabato sera, c'è la migliore movida e poi già ci sei andata in una discoteca... restiamo giusto due orette e poi torniamo a casa che dici?>>dissi io cercando di convincerla
<<amore non è un fatto della discoteca è solo che sono molto stanca e vorrei riposarmi...>> disse lei io allora le feci il mio sguardo dolce, lo sguardo da cucciolo e dissi:<<ti pregooo>>
<<sei scorretto lo sai che quando fai quello sguardo io non riesco a resisterti...>> disse lei
<<ehehehe e secondo te perché l'ho fatto?>> dissi io ridendo
<<va bene solo due ore però>> disse lei tendendo la mano come per fare un patto.
<<va bene>> dissi io e le strinsi la mano. Ci preparammo e andammo in discoteca, era tutto diverso da Torino, era stupenda. Iniziammo a ballare e ci divertimmo tantissimo. Vennero anche i ragazzi spagnoli e italiani che avevamo conosciuto il primo giorno sulla spiaggia e ci divertimmo molto. Poi all'improvviso Bea uscì un po' fuori mi disse di non preoccuparmi perché voleva solo prendere un po' d'aria, e così feci ballai senza pensare per la seconda volta alle conseguenze. Dopo circa una mezz'ora che mi scatenavo ma soprattutto che Bea era uscita iniziai a preoccuparmi e quindi uscii dal locale e Bea non c'era ma vidi a terra la sua borsetta con la sua roba. Iniziai ad andare in panico, dove poteva essere e se le fosse successo qualcosa? Quindi notai inoltre che mancava uno dei ragazzi italiani, cosa che prima non avevo notato ed iniziai a preoccuparmi ancora di più. Mi iniziai a fare mille paranoie ma non avevano senso perché lasciare la borsetta lì a terra? Quindi iniziai a pensare che le fosse successo qualcosa di brutto e inizia a cercarla. Andai in lungo e in largo ma di Bea nessuna traccia, fin quando non la vidi a terra su un marciapiede, piena di lividi e senza sensi
<<oddio amore mio che ti hanno fatto ??>> dissi io piangendo e prendendola tra le braccia poi chiamai l'ambulanza e andammo all'ospedale. Inizialmente non chiamai i suoi genitori non volevo che non me la facessero vedere più e aspettai che si riprendesse. Avendola visitata i dottori (parlano in spagnolo ma io scrivo in italiano) mi dissero:<< La signorina è stata violentata signore, abbiamo trovato tracce di ben quattro liquidi beh ha capito...>>
<<COSA!!!>> dissi io sconvolto
<<appena si sveglierà la ragazza le chiederemo se si ricorda qualcosa ma non credo che possa sarà talmente sconvolta...>> disse il poliziotto che era accanto al dottore
<<io forse già lo so almeno uno degli assalitori...>> dissi io
<<bene mi dica...>> disse il poliziotto
<< James Santos, era con noi in discoteca ma non lo abbiamo più visto, quindi credo che lui centri qualcosa>> dissi io
<<bene la ringrazio signor Chiesa almeno è qualcosa su cui lavorare >>disse
<<appena lo trova quel bastardo me lo dica...>> dissi io
<<certo arrivederci>>disse e io mi sedetti accanto al letto di Bea aspettando che si svegliasse. Mi addormentai ma poi si addormentarono le mani e quindi mi svegliai ed ecco che aprì gli occhi anche Bea. Aveva un livido anche sulla faccia ma era bellissima lo stesso e io le dissi:<<hei amore...>>
<<ci...ao>> disse lei poi aggiunse:<< do..ve sono?>>
<<in ospedale amore ti ricordi cosa è successo?>> dissi io. Bea chiuse per un secondo gli occhi e iniziò a piangere e poi disse:<<si che me lo ricordo... è stato... James... erano in sei...>> e mi raccontò tutto per filo e per segno, senza paura... con le lacrime agli occhi ma con una forza incredibile. Io la volevo abbracciare ma lei si ritrasse e strinse le gambe a se
<<ok amore scusami davvero... sono stato un vero cretino... non ti dovevo lasciare uscire da sola...>> dissi io e piansi. Mi sentivo uno straccio e mi sentivo come se volessi uccidere chiunque avesse fatto del male a Bea, e il primo era proprio James, di cui mi ero fidato.
<<amore... tu non hai colpe... mica hai chiamato i miei?>> disse lei cambiando argomento
<<in realtà no... per l'ennesima volta sono stato egoista ma non volevo che mi proibissero di vederti>>dissi io
<<a tal proposito non voglio che tu li chiami non lo devono sapere ok? Sarà un nostro segreto, ora ho solo bisogno di dimenticare e loro me lo ricorderebbero ogni giorno ti prego promettimi che non glielo dirai>> disse lei
<<amore e come glieli spieghiamo i lividi e le costole rotte?>> dissi io
<<beh abbiamo ancora tre quattro giorni per guarire almeno esteriormente>> disse e poi la vidi aveva uno sguardo così spento. Quando fu dimessa dall'ospedale le diedero degli antidepressivi. Ma quegli ultimi giorni a Maiorca furono un inferno, la mattina non riuscivo nemmeno a sfiorarla che iniziava ad urlare e la notte aveva gli incubi, infatti, quando tornammo a Firenze io rimasi un po' di giorni a casa dei miei nonni e la invitai a dormire da me in modo tale che le stessi vicino almeno in quel momento ma lei iniziò sempre di più ad allontanarmi..."

Quello che non ti aspettiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora