GRACE
Sono barricata nella mia camera da giorni. Non so se Claire mi abbia fatto visita ieri o l'altro ieri o una settimana fa. Elly ha provato più volte a farmi uscire da qui, invitandomi a pranzare e cenare con lei ma il tutto con scarsi risultati. Il mio pensiero, ora, va solo a Jason. Riuscirà a trovarmi? Sono stata abbastanza dettagliata nelle mie descrizioni? Dopo quella telefonata, ho scaraventato il cellulare sotto al letto di un'altra stanza, così da passare inosservata. Ho cancellato il numero dal registro, in modo che loro non possano rintracciarlo e ho fatto in modo che non rimanessero le mie tracce su di esso. Non sono stupidi, capirebbero subito cosa ho fatto se solo indagassero a fondo. In casa c'è un via vai sconvolgente oggi. Persino il sole ha deciso di farmi visita, illuminando l'immenso terrazzo che circonda il mio balcone. Sono rannicchiata sul letto, in posizione fetale, con l'orecchio teso per cogliere anche il più leggero dei passi. Sento risate e schiamazzi provenire dal piano inferiore; Ryan e Jude sono qui.
«La puttanella è ancora intanata nella sua camera?», improvvisamente mi alzo, fissando la porta che mi divide dal corridoio esterno.
Il cuore prende a battermi velocemente. Le voci sono sempre più vicine e le urla, adesso, hanno lasciato il posto a un tono normale e più basso. Porto un cuscino al petto, stringendolo forte. Dio, ti prego, fa che non entrino. Non ho nessuna voglia di combattere nuovamente con loro; affrontarli richiederebbe uno sforzo fisico che non mi sento di poter sostenere. Non mangio da troppo e bevo il minimo e necessario, non sono in forze.
«Bada a come parli, Ryan. Portale rispetto. È il nostro biglietto per entrare in paradiso», lo rimprovera Jude.
Una voce femminile giunge al mio orecchio, spingendomi ad alzarmi e origliare.
«Divertiamoci un po', ragazzi, non sono qui per niente», la sento ridere di gusto.
I due la imitano, facendo lo stesso. È una voce che non ho mai sentito prima d'ora; potrebbe essere una loro amica o la ragazza di Ryan. Jude sono certa non sia legato a nessuna, me l'avrebbe fatto capire in qualche modo.
Raggiungo il bagno a passo svelto e poggio un orecchio sulla parete, isolandomi dal resto. La porta della camera patronale si chiude rumorosamente e le doghe del letto si lamentano sotto il peso di uno dei due. O di entrambi, forse. Sento dei leggeri gemiti provenire dalla stanza; non riesco a immaginare bene la situazione ma sono sicura che almeno Jude abbia la bocca libera. Incita la donna con parole sporche e gode in modo molto rumoroso, un po' troppo per un uomo.
Che schifo. Io sono rinchiusa qui a due passi da loro e cosa pensano di fare? Scopare come dei cazzo di conigli?
«Vaffanculo!», borbotto, iraconda.
Torno a fiondarmi sul letto, stanca e mentalmente sfinita. Perdere il conto dei giorni passati qui dentro mi ha demoralizzata maggiormente. È troppo tempo che non vedo Jason, troppo tempo che non metto piede al di fuori di questa casa. Persino passeggiare in giardino mi è vietato; sono limitata a queste mura dorate che mi ingabbiano ogni giorno sempre di più. Mi sento così dannatamente sola, persa, mi sembra quasi di essere sul punto di soffocare.
Sento bussare alla porta. Il cuore mi si blocca in petto. Non sono quei due perché le urla della ragazza le sento fin troppo bene. Elly non dovrebbe essere in casa a quest'ora. Chi diavolo è?
Mi avvicino in punta di piedi, evitando di fare rumore. Riprendono a bussare, questa volta con più foga.
«Apri la porta, veloce», riconosco la voce di uno degli uomini che mi ha accompagnata qui.
No, non l'aprirò affatto. Cosa pensa di fare? Non cadrò nella sua stupida trappola.
«Posso portarti via da qui, devi aprirmi», le sue nocche pesanti sembrano che stiano per sfondarla.
«Non mi fido», rispondo con tono abbastanza alto.
«Dovresti, invece. Jason White ha pagato affinché io ti tiri fuori di qui, per favore, ascoltami».
Perdo un battito. Jason ha davvero fatto questo? Com'è possibile? Porto una mano sulla bocca, reprimendo le lacrime che spingono per scendere e inondare le mie guance. Allungo la mano tremante sulla maniglia e senza pensarci troppo, la apro. L'uomo che mi trovo davanti è quello che stava seduto al lato passeggero il giorno del mio rapimento. Sembra essere cambiato d'allora; ha la barba incolta, i capelli molto lunghi ed è anche leggermente dimagrito. Una pistola è posta all'altezza della sua vita. La guardo spaventata, lasciando i miei occhi saettare prima su di lei e poi sul volto di lui. Allunga una mano nella mia direzione, invitandomi a seguirlo.
«Dobbiamo approfittarne ora», dice, «ora che quei due sono strafatti e impegnati a scopare quella prostituta da due soldi», continua, volgendo lo sguardo in direzione della camera patronale.
Con un peso in petto non indifferente, l'afferro, seguendolo giù per le scale.
«Perché lo stai facendo?», chiedo, mantenendo il passo svelto.
«Soldi. Niente più, niente meno», mi redarguisce lui.
La verità, nient'altro.
«E quanto hai chiesto a Jason affinché tu arrivassi a tanto?», chiedo. Sono estremamente curiosa di sapere quanto valore mi ha dato.
«Quattro milioni di dollari in contanti», sentenzia lui, aprendo la porta che dà sul giardino. «Il tuo uomo è molto ricco, non ha battuto ciglio».
Quattromilionididollari. Quattro fottuti milioni. Jason ha davvero pagato così tanto per potermi riavere al suo fianco?
Camminiamo a passo svelto lungo il viale che conduce aldilà degli alberi. Mantengo stretta la presa, camminandogli a fianco.
«Ti aspetta aldilà di quell'albero», dice, volgendo lo sguardo alla mia destra.
«Grazie», faccio per voltarmi nella sua direzione ma rimango fredda.
Uno sparo.
Uno sparo è tutto ciò che sento.
STAI LEGGENDO
Fate or chance? #2
RomanceSi può davvero sfuggire al destino? Grace Johnson ha sognato per tutta la vita di poter lavorare per la White Enterprise. Ha studiato molto per farlo e una volta entrata nell'azienda, ha dovuto affrontare diverse difficoltà. Una su tutte: Claire St...
