Cap.28 Inaspettato

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JASON

Che gran giornata di merda.

Non pensavo che un paio di riunioni potessero essere così sfiancanti. Sento che tutte le mie energie positive sono state prosciugate in favore di un qualcosa che non mi farà chiudere occhio stanotte. L'uscita in pessimo stile degli italiani dalla lista dei miei soci ha attirato non pochi malcontenti; i cinesi pensano che non sia un bene attirare troppo l'attenzione dei media in questo momento. I francesi, al contrario, fremono dalla voglia di potersi fiondare qui per concordare l'acquisto di quote a detta loro "vantaggiose". Lo "scandalo" è un qualcosa che attira da sempre. Mi sono bastate un paio di telefonate per inscenare un finto calo di rendita della White Enterprise e attirare, così, avvoltoi e nuovi "amici". Il detto non si sbagliava affatto: tieni vicino gli amici e più vicino i nemici. O una cazzata del genere. In molti sperano in un crollo della mia persona prima ancora che della mia azienda. Mi rincuora sapere che mangeranno ancora molta polvere prima di vedere il mio culo in rovina. Spero proprio che i miei figli decidano di portare avanti il lavoro da me svolto, il mio orgoglio ne risentirebbe troppo, altrimenti. Non permetterò ai miei nemici di banchettare con le mie ossa, men che meno permetterò loro di infangare il mio nome. Motivo per cui ho intenzione di mettere in chiaro un paio di cose. Prima di tutto, gli italiani non sono mai stati fondamentali per l'andamento di questa fottuta azienda. Al massimo, erano un plus. Un plus che si è rivelato alquanto insignificante. Seconda cosa, qualora dovessi mai andare in bancarotta, mi basterebbe vendere un paio delle mie auto e due quadri dal valore indecifrabile per permettere a me e la mia famiglia di vivere nell'agio totale per il resto della nostra vita. Terza cosa, la più importante, non si fotte con Jason White. E averlo messo in chiaro nel corso della giornata non ha fatto altro che accentuare questo piccolo ma fondamentale dettaglio. La spedizione della nuova collezione avverrà a breve; se i cinesi decideranno di abbandonare la nave, lo faranno solo dopo aver ricevuto i cosmetici. E dubito che ciò possa accadere. In più, la collaborazione con diversi brand di alta moda nel settore tessile, ha fatto sì che il nostro indice di gradimento arrivasse alle stelle. Ergo, non conviene a nessuno lasciare il fianco della White Enterprise in questo momento. Insomma, avrei potuto evitare questa dannata emicrania se solo i miei soci fossero stati più attenti alle mie mosse. Ma si sa, non si può pretendere tutto dalla vita.

«Jax, è tutto ok?», borbotto, impilando con una mano dei fogli in un faldone.

«Sì signore», risponde in fretta con voce calma, «la signorina Johnson è come una mina vagante: sta razziando ogni negozio presente su questa via», si lascia scappare uno sbuffo spazientito.

«Lo vedo», ironizzo.

Il sito della banca è impazzito; le transazioni sono molte e immediate. Scorro la lista delle notifiche che lampeggiano sul mio pc, sorridendo.

«Brava la mia mogliettina, ha preso alla lettera la parola shopping», bisbiglio, scorrendo fino all'ultima transazione. «Un box per cani?», borbotto, «cosa diamine ci facciamo con un box per cani se non ne abbiamo uno?», sbuffo, stravaccandomi letteralmente sulla sedia.

Sento una risata leggera provenire dal telefono. Diamine, ho dimenticato di avere Jax in ascolto.

«Signore se è tutto, io andrei. Stanno per entrare in un negozio tutto rosa che vende strani dolci»

«Non c'è bisogno che tu dica nient'altro. Non perderli di vista».

Riattacco.

Sospiro, socchiudendo gli occhi. Gli ormoni. Sarà colpa loro, per forza.

La vibrazione improvvisa del mio telefono mi avvisa dell'arrivo di un messaggio. Alzo gli occhi al cielo, spazientito. Ne ho davvero troppo di questa giornata. Non so se preferirei scolarmi due litri di caffè o correre lungo il Chicago riverwalk.

Apro il messaggio e mi ritrovo davanti un selfie di Grace e George con in mano due waffel dalla forma bizzarra. Quello di Grace è a forma di pene. Già. A forma di pene. Porca puttana. Scoppio a ridere. Grace ha un'espressione furba e divertita allo stesso tempo; lo addenta mentre una goccia di crema le scivola lungo il mento. La posizione, lo sguardo, il sorriso sincero mi provocano una scossa immediata al mio di pene. Massaggio il cavallo del pantalone mentre, divertito, continuo a osservare la foto. George, al contrario, ha infilato la lingua in un waffel vagina.

«Assurdo», mi lascio scappare un sospiro divertito.

Neanche nella prossima vita George potrebbe nascere eterosessuale e onestamente va benissimo così. All'inizio ero un po' titubante sulla sua personalità troppo sui generis. Ora, invece, non posso fare a meno di lui. Non solo è uno dei miei dipendenti migliori ma è anche uno degli uomini più onesti e leali che abbia mai avuto al mio fianco. In più, Grace impazzisce per lui. E se Grace impazzisce per qualcosa, io non posso che fare lo stesso.

Diamante: non ti è piaciuto il nostro selfie, mr. White?:P

Piccola tentatrice maledetta.

Io: preferirei che la tua bella boccuccia avvolgesse altro. Magari qualcosa che mi appartiene. Se vuoi ne scattiamo una uguale stasera, una volta rientrata a casa.

Al solo pensiero delle sue labbra su di me, si gonfia ulteriormente. Dio, potrei morire e nascere nuovamente e comunque cadrei ai suoi piedi come il peggiore dei ragazzini. La amo troppo; mi destabilizza, gioca con la mia mente, mi tiene in pugno. Ha così tanto potere su di me da non esserne consapevole. Potrebbe schiacciarmi e comunque non glielo farei mai pesare. Potrebbe usarmi come una pezza e mi andrebbe benissimo. Grace Johnson è l'unica al mondo in grado di mettere letteralmente in ginocchio Jason White. Quale razza di idiota non le permetterebbe una cosa simile, d'altronde? È dannatamente perfetta. E mia. Completamente mia.

Continuo a massaggiarmi lentamente da sopra i pantaloni, attendendo una risposta che non arriva. Blocco lo schermo, sorridendo come un ragazzino. Allento la cravatta mentre torno con lo sguardo fisso sul pc. Ha speso ventimila dollari in dieci minuti. Dio, giurerei di aver sentito una fitta al cuore. Se non fosse per il fatto che reputo il denaro superfluo, sarei probabilmente collassato su questa tastiera. Ventimila dollari li guadagno in cinque minuti, non sono davvero nulla. Mi piace pensare che lei si senta libera di spendere i nostri soldi come desidera. A differenza mia, non ha vissuto una vita fatta di eccessi; è sempre stata nel suo, si è concessa davvero il minimo e indispensabile e nonostante i suoi genitori le abbiano garantito tutto, non ha mai approfittato di questo. Piange ancora quando nomina la sua vecchia auto "dimenticata" in un deposito a LA. Le dico sempre che posso mandare qualcuno a ritirarla per conto mio ma la risposta è sempre la stessa: quando sarà, la recupererò io. Sarà la chiusura di un cerchio.

E ha ragione.

È iniziato quasi tutto a causa di quell'auto. Non so cosa ci trovi di speciale ma per lei è davvero importante; sottolinea spesso il fatto che ci tiene a riportarla in vita ogni volta, costi quel che costi. In questo caso però, non è riuscita nei tempi concordati. E così, giace in quel deposito da ormai troppo tempo. Non voglio forzare la mano ma spero che si decida presto. Non so se riuscirò a tollerare un'altra crisi di pianto dettata dalla frustrazione per gli ormoni e per l'auto non pervenuta nel nostro garage.

«Signor White, c'è una telefonata per lei da parte del carcere...», la blocco, alzando una mano.

«Pronto?», dico, con il cuore che mi scalpita in petto.

Spero che quel figlio di puttana non abbia combinato una stronzata delle sue.


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