UN MESE DOPO
GRACE
Tornare a lavorare in azienda era proprio ciò che mi serviva per ricominciare a vivere completamente la mia vita. Mi era mancato tutto; l'odore del caffè nei corridoi, le stampanti impazzite che stampano documenti senza sosta, i battibecchi tra colleghi, Jason alla guida di tutto. In un solo mese, ho trovato nuovamente l'equilibrio. E anche lui lo ha fatto. Finalmente è tornato a essere il Supremo; ha sistemato la barba, tagliato i capelli, si allena costantemente e odia il mondo. Proprio come prima. Tutto regolare. La terapia mi sta aiutando molto; senza un aiuto, probabilmente, non sarei qui ora. Parlarne è sempre una buona idea.
Sistemo meglio la scrivania mentre tengo sott'occhio il mio affascinante capo. È completamente immerso nel lavoro. Dall'espressione comparsa sul suo viso, la giornata non deve essere iniziata nel migliore dei modi. Camicia leggermente sbottonata, gambe divaricate, espressione da "cosa diavolo mi tocca ascoltare" e mani che non stanno al proprio posto. Potrei fantasticare su lui per ore e comunque non mi annoierei. Chissà quante, prima di me, hanno fatto lo stesso.
«Buongiorno raggio di sole!», George irrompe nel mio ufficio, sbattendo la porta dietro di sé.
«Buongiorno anche a te, George», porto una mano sul petto, «hai intenzione di farmi prendere un infarto, per caso?», continuo, accomodandomi.
«Mai nella vita», imita il mio gesto, facendo lo stesso. George non conosce le "buone" maniere; per lui non esiste la privacy, ogni spazio è condiviso e condivisibile. Soprattutto se riguarda me.
«Ho una cosa da dirti», poggia entrambi i gomiti sulla scrivania, allungandosi nella mia direzione.
Faccio lo stesso, imitandolo.
«Controlla che il Supremo non guardi», m'istruisce, «se scopre che te l'ho detto, sono morto», continua, bisbigliando.
«Alza la voce, nessuno può sentirci qui. Che succede?»
Alzo lo sguardo nella direzione di Jason e noto che mi stava già guardando. Arrossisco. Devo fingere che George stia raccontando uno dei suoi soliti pettegolezzi. Per farlo credere a Jason, alzo gli occhi al cielo e sorrido.
«Ci sarà una riunione straordinaria», affina il tono, «Jason è in cerca di un direttore operativo. Da quando la vipera è stata licenziata, il posto è vacante», continua tutto d'un fiato, tornando alla posizione iniziale sulla sedia.
Trattengo il respiro per qualche secondo. Perché non me ne ha parlato? In fondo, lavoro qui con lui e per lui tanto quanto gli altri.
«Scusami, non volevo darti maggiori preoccupazioni», aggiunge.
Probabilmente l'espressione sul mio viso parla al posto mio.
«Grazie per avermelo detto, sei un amico», gli sorrido teneramente.
«Non hai la più pallida idea di chi potrebbe prendere il posto, vero? Voglio dire, pensi che io abbia qualche opportunità?», domanda con occhi colmi di speranza.
Non so davvero cosa rispondere. George è in gamba ma non credo che Jason abbia pensato a lui per ricoprire quel ruolo. Inoltre, è stato promosso a capo delle risorse umane poco tempo fa, perché dovrebbe aspirare a una carica così piena di responsabilità? Detesterebbe il lavoro dopo pochi secondi.
«Non so, non me ne ha parlato», ammetto senza troppi giri di parole, «ma spero possa tenerti in considerazione», gli sorrido nuovamente.
George ha il broncio. Le sue sopracciglia inarcate mi fanno trattenere una risata. È troppo buffo ai miei occhi, non riesco mai a prenderlo seriamente. Si alza con uno scatto, uscendo dalla stanza proprio come c'era entrato.
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Fate or chance? #2
RomanceSi può davvero sfuggire al destino? Grace Johnson ha sognato per tutta la vita di poter lavorare per la White Enterprise. Ha studiato molto per farlo e una volta entrata nell'azienda, ha dovuto affrontare diverse difficoltà. Una su tutte: Claire St...
